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ZAC’S HAUNTED HOUSE: dalle immagini alle parole

2-15Nell’era del multimediale e della rete, il romanzo, genere spurio e flessibilissimo, nato nella sua forma moderna con l’ascesa della borghesia del XVII secolo, subisce un’ennesima contaminazione grazie ai software. Non più narrazione mediante il linguaggio delle parole, ma attraverso una sequenza di gif animate, accostate in una suggestiva alternanza per contiguità tematica o analogica, a comporre una storia senza parole che si affida completamente alle capacità di integrazione e di interpretazione del lettore-spettatore.

Lo scrittore americano Dennis Cooper è un pioniere nella sperimentazione di modalità narrative originali sul web. Sul sito kiddiepunk.com è possibile scaricare il suo romanzo digitale intitolato Zac’s Haunted House, che, invece di una costruzioni di frasi, è un montaggio di gif animate readymade. Il filo conduttore è l’iterazione di atmosfere grottesche, dove l’horror e lo splatter si mescolano con l’ironia scanzonata, l’immagine metaforica, la scena onirica, senza che il nesso o la transizione risultino mai palesi o espliciti.

E proprio nell’implicito, nel sottinteso, nell’allusione, nella reticenza il lettore è convocato a farsi decifratore di omissioni e di ellissi, sopperendo a suo piacere agli scarti di senso, integrando vuoti e lacune con le spiegazioni che crede più plausibili,  surrogando con la sua immaginazione le apparenti mancanze di legami logici; e lanciando le sue intuizioni come ponti diegetici tra gli intervalli di significato.

Agli studenti è stato chiesto proprio quest’operazione mentale, che fa appello al tempo stesso non solo alle competenze testuali apprese nell’analisi di messaggi linguistici ed extralinguistici, ma anche alle loro capacità associative e alla loro libera creatività. Mentre le gif scorrevano sullo schermo, gli studenti cercavano di dare loro un senso, trasformandole in un racconto coerente e plausibile, ma il più possibile fedele allo spirito delle immagini.

Mentre la modalità visuale di comunicazione cerca di scalzare quella linguistica, la proposta didattica è quella di ripristinare la parola e produrre una retroversione semiotica dal segno visivo 3.0 in storie fatte di frasi, di scrittura narrativa, di azione verbale e, perché no? magari di stile letterario.

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