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LA FABBRICA DEI SERPENTI di Alessio Masoni

1Oggi ne sono arrivati altri, sembravano più piccoli addirittura del carico precedente, li hanno fatti scendere dai vagoni e mi hanno chiesto di portarli al dormitorio. Alcuni non si reggevano neanche in piedi, uno ha addirittura vomitato, saranno stati i fumi di quelle dannate locomotive. Come tutti all’arrivo, imploravano un po’ d’acqua, ma non gli ci vorrà molto per capire che le guardie non reagiscono bene alle suppliche.

La vita nell’industria ferroviaria è così e quando sei un bambino è ancora più dura. Anche loro avranno poco tempo per abituarsi, dato che domani è il primo giorno di lavoro. Non è passato molto tempo da quando anche io ero nella loro situazione: magro, quasi scheletrico e con ancora i segni delle corde sui polsi. Arrivati al dormitorio, un ragazzo che sembrava più grande degli altri, ha avuto il coraggio di chiedermi cosa sarebbe successo l’indomani. A norma di regolamento avrei dovuto dargli uno schiaffo, ma ho preferito fingere di non aver sentito. La prima notte è sempre quella più movimentata. Durante la notte li ho sentiti ordire tutti i loro piani di evasione: uno ha proposto di prendermi la pistola ed usarmi come ostaggio, altri di dare fuoco al dormitorio e scappare durante il trambusto o addirittura staccare dei pezzi di ferro dai letti ed usarli come armi. Ma dopo ore ed ore di parlottìo e stremati del viaggio, sono crollati tutti sui giacigli. Non mi fido di nessuno, faccio solo il mio lavoro, solo Buk mi capisce, quel piccolo bastardo di cane mi aspetta nella baracca e mi osserva spesso da un buco nella parete. Solo di lui mi fido, ma anche lui è in pericolo. L’indomani ho suonato la sirena per la chiamata mattutina ed ho scortato tutti nel cortile per l’ incontro con il padrone, nessuno sa come si chiami davvero, neanche io e le altre guardie. Con sua moglie, il padrone si stava preparando per quella che ormai era diventata una tradizione nell’azienda.I ragazzi tremavano come atleti prima di una corsa e non si sarebbero mai aspettati cosa sarebbe successo dopo. La moglie del padrone gli si è avvicinata e con il suo lungo braccio ossuto ha indicato il ragazzo che mi aveva parlato il giorno prima e suo marito, senza esitazione, gli ha sparato diritto in testa, il sangue ha cominciato ha sgorgare ed il corpo del ragazzo è caduto all’indietro nel fosso dove si gettavano i rifiuti. Lei ha applaudito, sembrava contenta. Dopo questo episodio, nessuno ha osato dire niente e pian piano li ho accompagnati ai posti di lavoro. Ma qui alle Ralways Hill nessuno poteva lavorare senza aver prima preso la sua dose di “elisir”: un intruglio che stimola i lavoratori dandogli una scarica di adrenalina, ma che a lungo andare distrugge completamente ogni traccia di umanità. Non so perché, ma vedere quel ragazzo morire ed il suo cadavere abbandonato come un rifiuto, mi ha fatto pensare che il padrone fosse una sorta di mostro, di quelli che si nascondono sotto il letto e che visitano gli incubi dei ragazzini. Il padrone se ne sta tutto il giorno chiuso nel suo ufficio, come un serpente nella sua tana e passa le giornate tranquillo, come se ignorasse di avere le mani sporche del sangue di centinaia di persone e di aver strappato tutti quei ragazzi alle loro famiglie. Sono già stato nella loro situazione e so meglio di chiunque altro come ci si sente sapendo di essere in bilico tra la vita e la morte, sempre.

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