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IL VISIONARIO CHE VENNE DAL FREDDO: SWEDENBORG

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Proprio nell’anno in cui morì, l’umanista ugonotto Isaac Casaubon fece in tempo a sferrare un colpo apparentemente letale ai saperi ermetici dimostrando nel De rebus sacris et ecclesiasticis (1614) che i libri del Corpus Hermeticum tradotti da Marsilio Ficino, e creduti testi antichissimi attribuibili a un uomo divino imbevuto di “prisca sapientia”, non erano in realtà anteriori ai primi secoli dell’era cristiana. L’illuminismo continuò ad accanirsi su questo languente sapere esoterico, finché non incrociò la figura problematica e ineludibile di Emmanuel Swedenborg, che dalla boreale Stoccolma, dove qualche decennio prima Descartes era morto letteralmente di freddo, spuntò come un incantatore per ammaliare e irretire una sequela di affiliati, adepti o simpatizzanti sull’una e l’altra sponda dell’Atlantico. SITO

Emanuel_SwedenborgQuesto scienziato veggente fu acclamato come filosofo mistico da molti importanti scrittori, specie romantici, diventando poi un nume tutelare dell’immaginazione decadente e misticheggiante (Si vedano Lynn Rosellen Wilkinson, The Dream of an Absolute Language: Emanuel Swedenborg and French Literary Culture e Francesca Maria Crasta La filosofia della natura di Emanuel Swedenborg FrancoAngeli, 1999).

Se ne occuparono Kant, Condorcet, Blake, Emerson, Nerval, la Barret Browining, Colerigde, Poe, Henry James e il fratello William, (figli di uno swedemborghiano convinto) Balzac, Baudelaire (che si servì delle dottrine di S. per le sue Corrispondenze), Valéry, Strindberg, fino a Borges e Miłosz nel Novecento.

Titoli come Aurora consurgens del mistico Jakob Böhme o Oedipus Aegyptiacus o la Sphinx mystagoga del grande erudito gesuita Athanasius Kircher sembrano precorrere quello della rivista “Daedalus Hyperboreus” fondata in Svezia da Swedenborg, che in realtà aveva puri intenti scientifici.

Swedenborg era un illuminista pienamente inserito nello spirito di ricerca scientifica del suo tempo, impegnato in ipotesi di geologia, in studi di metallurgia, mineralogia, chimica, secondo lo spirito di Descartes, che dopotutto aveva trascorso proprio in Svezia, alla corte della regina Cristina, i suoi ultimi anni. Il metodo cartesiano fu portato avanti con convinzione da Swedenborg in opposizione alla vecchia tradizione accademica svedese di impianto aristotelico-scolastico. La sua ineccepibile Opera Philosophica et Mineralia appare nel 1734, un anno prima del Systema Naturae del suo compatriota Linneo, campione del metodo tassonomico, che oggi è un vicino di tomba di Swedenborg all’interno della cattedrale di Uppsala. 

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Tomba di Swedenborg a Uppsala

Ma intorno alla metà del Settecento, Swedenborg cominciò ad avere visioni di spiriti, angeli e presenze ultraterrene e spiccò un salto iperbolico fuori dall’episteme della scienza galileiana. La sua dimora semi-rurale di Hornsgatan, circondata da un frutteto, un orto, un labirinto topiario alla fine del quale sorgeva isolato un padiglione divenuto celebre, è il prestigioso luogo hanté dove il padrone di casa accoglie gli ospiti soprannaturali, evocandoli attraverso tecniche respiratorie particolari, per poi trascrivere le loro rivelazioni in libri come Arcana coelestia usciti tra il 1747 e il 1758.

La casa estiva di Swedenborg

La casa estiva di Swedenborg

Per quanto improbabili, questi testi rivelati non poterono essere ignorati neppure da uno come Kant, che infatti li lesse con supercilioso scetticismo, ma anche con un’ambivalente attenzione come dimostra il resoconto piuttosto sarcastico che ne fece nel pamphlet Sogni di un visionario spiegati con i sogni della metafisica (Die Träume eines Geistersehers).

Demolito da Kant, proprio “Der Geisterseher”, il visionario, sembra resuscitare nel protagonista di Der Geisterseher – Aus den Papieren des Grafen von O**;  il romanzo incompiuto di Friedrich Schiller, apparso a puntate sulla rivista “Thalia” tra il 1787 e il 1789. Ambientato a Venezia, luogo in bilico tra concretezza storica e evanescenza onirica, perfetto per un racconto gotico, il romanzo ci trasporta all’interno di un complotto gesuitico per convertire un principe protestante, tra evocazioni spiritiche, apparizioni di figure pallide e insanguinate, maghi invulnerabili e ubiqui, fenomeni inspiegabili o soprannaturali (ma forse dopotutto riconducibili a spiegazioni razionali), che scombussolano il protagonista, già sballottato per conto suo tra passione e dovere. Cercando di superare l’astratta soggettività del criticismo di Kant in una conciliazione del vero razionale e del bello sensibile, Schiller si lasciò affascinare da una sfera di fenomeni che la ragione kantiana sfiorava ma non spiegava.  

Come Kant, anche Condorcet, nella sua Lettre sur Svédenborg, fingendo di aver incontrato il discusso personaggio, racconta le sue presunte esperienze extrasensoriali. Nello scritto di Condorcet, il mistico svedese racconta con grande disinvoltura le sue visioni, in cui è come rapito, specificando che una volta rimase per ben diciassette giorni in cielo senza che il suo corpo avesse a patire per mancanza di nutrimento. Nel corso della sua avventura estatica sostiene di aver parlato con Cicerone, di aver visto dei cinesi stupiti di trovarsi in un luogo oltretombale; arrivando a descrivere con immaginifica puntigliosità dantesca tutta l’organizzazione dell’aldilà. Condorcet esprime con ironica circospezione tutte le sue perplessità e conclude infine che Swedenborg aveva preso, in buona fede, per entità reali quelle che non erano che abbagli dei suoi poveri occhi disturbati, fondando un intero sistema filosofico su meri inganni dei sensi.

Ritratto di Swedenborg

Ritratto di Swedenborg

Ma cosa aveva davvero detto Swedemborg sulla natura dello spirito umano e la sua condizione post mortem? Nel sito che ne raccoglie religiosamente tutti i testi in una immensa directory (http://www.heavenlydoctrines.org/) si può trovare questa affermazione tratta da Arcana coelestia: “patet quod homo post mortem similiter in vita activa et sensitiva sit, tum quoque in forma humana sicut in mundo, sed in perfectiore.” (“è evidente che dopo la morte un uomo continua a condurre una vita attiva e sensitiva, anche in una forma umana, come nel mondo, ma in maniera più perfetta”).

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E, come scrive nel trattato De Caelo et Eius Mirabilibus et de inferno, ex Auditis et Visis, subito dopo la morte, lo spirito umano continua come niente fosse la sua vita cosciente: “Primus status hominis post mortem est similis ejus statui in mundo, quia tunc in externis similiter est; simili etiam facie est; simili loquela, et simili animo, ita simili vita morali et civili. Inde est, quod is tunc non aliter sciat, quam quod adhuc in mundo sit, si non advertit ad illa quae ei obvia sunt, et ad illa quae ei ab angelis, cum exsuscitatus, dicta sunt, quod nunc spiritus sit (n. 450). Ita continuatur una vita in alteram, ac mors modo est transitus.” (“Il primo stato dell’uomo dopo la morte rassomiglia al suo stato nel mondo, poiché egli è simile nell’aspetto esteriore, simile è il suo volto, simile il linguaggio e simile disposizione d’animo, così come la vita morale e civile. Di conseguenza egli non è altrimenti consapevole che non è più in questo mondo se non dalle cose che incontra e per il fatto che, quando è resuscitato, gli angeli lo hanno informato che è diventato uno spirito. Così una vita continua nell’altra e la morte non è che una mera transizione.”)53d9d0c33f7483a38e5d1fc50d9ef2b9

E’ stato notato come in Swedenborg confluiscano i tipi dell’armier medievale, messaggero terreno delle anime, e il mago faustiano del rinascimento e del romanticismo. 

Emanuel Swedenborg circondato dagli angeli sul frontespizio di un libro

Emanuel Swedenborg circondato dagli angeli sul frontespizio di un libro

Uno dei primi intellettuali a prestare intera fede a Swedenborg fu William Blake, che aveva letto le prime traduzioni in inglese di alcuni libri di Swedenborg nel 1780. Blake era fortemente attratto dalla visione di Swedenborg dell’amore divino che “move il cielo e l’altre stelle” e ne trasse ispirazione per la sua arte abbacinata da miraggi angelici.

W. Blake, Angelo dell'Apocalisse

W. Blake, Angelo dell’Apocalisse

Dopo aver partecipato nel 1789 alla prima Conferenza generale, che avrebbe dato origine ad una vera e propria chiesa di adepti swedemborghiani, Blake, svogliato dall’irrigidimento del culto a cui si era ridotta la filosofia del maestro, prese le distanze fino ad affiancarsi agli irridenti critici illuministi Kant e Condorcet, affilando, in una prosa arieggiante i versetti biblici, frecciate satiriche nel suo Marriage of Heaven and Hell (Il matrimonio del cielo e dell’inferno) del 1793, che fa il verso al titolo inglese Heaven and its Wonders and Hell From Things Heard and Seen, traduzione inglese del già citato De Caelo et Eius Mirabilibus et de inferno…, già parodiato da Condorcet.

W. Blake, Resurrezione

W. Blake, Resurrezione

Attraverso Blake, l’interesse per Swedenborg passò all’amico Coleridge e, indirettamente, a Yeats, che nel saggio Swedenborg, Mediums and the Desolate Places racconta di aver aperto per caso il Diario Spirituale di Swedenborg, trovando pensieri congeniali, affini a quelli che lo avevano rapito in Blake, e conferme alle sue intuizioni sul mondo degli spiriti, meravigliato di ritrovarle espresse in una fredda lingua morta da un autore scandinavo, che, impassibile, descrive angeli, anime, entità celesti e i molteplici misteri ultraterreni come se fossero campioni di minerali da classificare.

I libri angelici di Swedenborg varcarono l’oceano e sbarcarono nel New England. Le idee del mistico scienziato si fondono con lo spiritualismo puritano nell’opera di Ralph Waldo Emerson, così colpito dagli scritti di Swedenborg da includerlo tra gli uomini più rappresentativi della storia nell’omonimo libro Representative men del 1850, accanto Platone, Shakespeare, e Napoleone.

Fu probabilmente Emerson ad incoraggiare il suo amico Henry James sr. padre dello scrittore dello stesso nome, allo studio delle dottrine di Swedenborg, a cui rimase fedele per tutto il resto della vita, come rimase sempre convinto oppositore del materialismo e dell’individualismo della società americana. In The Secret of Swedemborg il vecchio James elucidò le idee del mistico svedese, da cui ricavò il principio che il male originario della razza umana fosse l’egoismo.

I figli di James, il filosofo e psicologo William e il romanziere Henry jr. furono imbevuti fin dall’infanzia della paterna teologia swedemborghiana e si può avanzare l’ipotesi che i corollari etici e le ipotesi metafisiche avanzate dal devoto seguace americano di Swedenborg non rimanessero una sterile eredità nella mente dello scrittore, come mostrerebbero i dilemmi e i misteri di molti suoi racconti, primo fra tutti l’inesauribile The turn of the screw.

Ma l’influenza più esplicita di Emanuel Swedenborg su un’opera narrativa è certo il Louis Lambert di Balzac, del 1832, il cui protagonista eponimo, in parte riflesso autobiografico, è un giovane seguace del pensiero del filosofo svedese, così astratto dal mondo materiale e assorbito da parvenze incorporee da sembrare folle. Il personaggio del visionario in lotta con il materialismo della società attira temi contigui come i fenomeni mesmerici, il magnetismo psichico, l’angelologia. In questo romanzo Balzac poté sfogare la sua passione per le scienze occulte e il soprannaturale, che toccheranno il parossismo del fantastico in Séraphita, il racconto dell’essere androgino seguace di Swedenborg in cerca dell’amore perfetto che si trasformerà in un angelo e ascenderà al cielo sotto gli occhi dei suoi due innamorati.0

Prendendo come punto di partenza le Correspondances di Baudelaire, Lynn Rosellen Wilkinson nel citato The Dream of an Absolute Language: Emanuel Swedenborg and French Literary Culture ripercorre la ricezione e la diffusione di diverse dottrine swedenborghiane sia nella letteratura francese tra XVIII e XIX secolo che nella cultura popolare, con particolare riguardo alla dottrina delle corrispondenze, dove scrittori come Baudelaire manifestano il desiderio, sempre risorgente, nonostante la rottura dell’episteme rinascimentale
descritto da Foucault, di un sistema tassonomico che riconduca il mondo umano a una totalità ordinata e controllabile.aba.sized

La parola chiave “corrispondenze” che torna in Baudelaire indica come la visione estetica di un’unità metafisica tra i fenomeni derivi dalla filosofia di Swedenborg e in particolare dal suo Arcana Coelestia, dove il filosofo analizza le relazioni arcane tra il livello materiale e quello immateriale, come attesterebbero le Sacre Scritture, dettate da Dio in linguaggio simbolico per rivelare le realtà spirituali attraverso quelle naturali.

Le corrispondenze sarebbero alla base della grammatica ormai inintelligibile degli angeli. I simbolisti, da Baudelaire a Valéry, si sforzarono semplicemente di riprodurre a orecchio questa lingua perduta che Swedenborg aveva avuto il privilegio di intendere.

 

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