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VIETNAM ALL’IMPROVVISO di C.Tagliavia Aragona

Finalmente, dopo aver trascorso quasi  20 ore su un aereo, sono arrivata nella capitale vietnamita: Hanoi, metropoli che conta più di sette milioni e mezzo di abitanti. Prendo un taxi per andare al mio alloggio, ma non avrei mai immaginato che per arrivarci avrei impiegato quasi due ore, anche perché la destinazione era prossima all’aeroporto; colpa delle troppe auto, direte voi, ma invece no, la colpa era delle infinite bici e degli altrettanti motorini che creavano un imbottigliamento. Ero sopra una delle pochissime auto in giro. I veicoli a quattro ruote si dividevano in taxi e furgoni da lavoro. Ma ciò che mi ha realmente colpito è stato il carico che incombeva dietro le spalle dei ciclisti e motociclisti.

Si è fatta sera, fresca e riposata decido di fare un giro per le strade della capitale, come al solito affollatissime, mangiando un cartoccio di Bun Chan, gustose polpettine di maiale accompagnate da aceto e spezie varie. Nonostante la folla e i locali pieni di vietnamiti e stranieri, aleggia un clima di pace e tranquillità in cui altre poche volte ho avuto la fortuna di trovarmi, inoltre per le strade, attaccate agli alberi, ci sono delle luci colorate che creano un clima ancor più accogliente.

Tutti qui sorridono e sembrano essere finiti in una sorta di “bolla della felicità”, malgrado la guerra che si portano dietro e che ha causato danni massicci, terminata da un arco di tempo relativamente breve. Non si direbbe che meno di cinquant’anni fa qui venissero gettate bombe al napalm e tantomeno sembra che venisse combattuta una delle guerre più sanguinose e brutali della storia moderna. Non esiste nessun sentimento o senso di rancore nei confronti degli occidentali da parte dei vietnamiti e credo che le cicatrici di queste persone siano state risarcite o per lo meno migliorate da una forte speranza nel futuro. Infatti negli ultimi anni la repubblica vietnamita ha investito moltissimo sull’istruzione, aprendo diverse università di prestigio.

Resto ad Hanoi un’altro giorno, durante il quale posso immergermi nella cultura e nei costumi vietnamiti, passeggiando sul suggestivo ponte del lago Hoan Kiem, conosciuto anche come “Lago della spada perduta” e visitando musei e templi come il museo dell’etnologia e la pagoda di Tran Quoc.

Ho trovato molto utile e affascinante il museo dell’etnologia visto che ha anche un giardino molto grande dove sono riprodotte le tipiche abitazioni vietnamite; sicuramente però mi ha colpito di più la pagoda che poggia ai piedi di un lago cristallino.

Dopo il mio soggiorno ad Hanoi mi reco nella zona di Sapa, in provincia di Lao Cai, distante cinque ore di pullman da Hanoi. Sapa è una zona fitta di montagne e colline a terrazzamenti e piccoli villaggi. Appena scesa dal pullman è stato amore a prima vista per il paesaggio mozzafiato. Le montagne e le colline hanno una forma armoniosa e danno un senso di benessere a chiunque abbia la fortuna di guardarle. Sono paragonabili o forse superiori per bellezza alle colline del Chianti, ma avendone visitato anche i villaggi ho trovato delle note negative; contrariamente ad Hanoi, li ho trovati troppo commerciali, pieni di terme e ristoranti di lusso. Avrei preferito se avessero mantenuto la modestia delle persone che li abitano e che abitano il resto del Vietnam, visto che, mi trovo in un paese estremamente modesto e umile e vedere questa zona così ricca e lussuosa è una contraddizione.

Ecco come sono lontano dai villaggi…

Comunque non mi è dispiaciuto poter assaporare la cucina vietnamita di alta classe, visto che ad Hanoi ho mangiato per due giorni solo cartocci di polpette. Senza dubbio i piatti che ho apprezzato maggiormente finora sono il Sinh To Bo, che assomiglia al nostro frappé all’avocado ma è più cremoso, e i Goi Cuon, involtini di gamberi e riso accompagnati da qualche foglia d’insalata verde.

Purtroppo resto solo due giorni nella zona di Sapa perché mi aspettano ancora altre due tappe più a sud.

Parto di sera con lo stesso pullman che mi ha portato a Sapa, verso una meta da record: la più grande grotta del mondo, abbastanza spaziosa da contenere un grattacielo di 40 piani, chiamata Hang Son Doong che significa “Montagna – Fiume – Grotta” e si è formata da due a cinque milioni di anni fa. È rimasta nascosta per lunghi anni fin quando, nel 1991, un contadino locale l’ha scoperta notando un’apertura sulla roccia. Ma soltanto di recente, nel 2009, sono state effettuate le prime esplorazioni al suo interno. Io sono stata parte di uno dei primi gruppi che visitano questa grotta visto che le visite dei turisti sono partite nel 2013 e si possono fare soltanto durante una stagione l’anno e può entrare un gruppo ogni cinque giorni. Arrivo la mattina al parco nazionale da cui si parte a piedi verso la grotta. Dopo una lunga camminata riesco finalmente a vedere un’enorme apertura e quando mi avvicino mi rendo conto della vastità e della meraviglia di questa “città sotterranea”, lunga ben 140 kilometri. Io e il mio gruppo sistemiamo le tende vicino alla grande apertura da cui siamo entrati.


Per esplorare tutta la grotta ci vogliono sette giorni ma io e il mio gruppo ci fermiamo solo quattro; camminando ci imbattiamo in una foresta e ad un certo punto abbiamo trovato un fiume e sono rimasta senza parole.

Superato il fiume la nostra visita è giunta al termine e, mentre faccio gli ultimi passi alzo la testa e vedo attraverso una grande apertura, un contrasto bellissimo tra l’azzurro del cielo e il verde della foresta circostante alla grotta. È stata un’esperienza unica che consiglio a tutti coloro che amano avventurarsi e scoprire uno dei posti più mozzafiato che madre natura ci ha regalato. Credo che dopo aver visitato questo posto così assurdo e fuori dalle righe niente potrà più stupirvi.

È vero, niente potrà più stupirvi eccetto le Cascate Pongua che sono state l’ultima meta della mia avventura in Vietnam dalla quale sono rimasta stupita e non poco. Mentre viaggio sul solito pullman ripenso a tutto ciò che ho provato visto e, penso che domani ripartirò verso una nuova avventura in un nuovo paese. Sono sicura che il Vietnam sarà il paese che mi mancherà più di tutti gli altri perché mi sono affezionata a questo paradiso terrestre. Tra un pensiero e l’altro arrivo alle cascate. Anche questa volta non rimango delusa: le cascate sono qualcosa di favoloso e nella foto che ho scattato sono riuscita a fotografare dei monaci che le attraversano scalzi.

Negli ultimi dieci giorni mi sono sempre ritrovata davanti a dei paesaggi incredibili e mi porto nel cuore questo paese che di bello non ha soltanto i paesaggi ma anche la purezza delle persone che ci vivono e che mi hanno fatto sentire a casa dal primo momento. Spero davvero con tutta me stessa di tornare il prima possibile!

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