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VIAGGIO IN CROAZIA dal nostro inviato Gabriele Tretola

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Dubrovnik, Croazia

Una città statuaria, che sembra scolpita in un solo blocco di pietra, come un gruppo scultoreo. Uno scoglio marmoreo proteso sul lido adriatico che l’intraprendenza operosa dei suoi abitanti trasformò in una florida repubblica marinara rivale di Venezia. Dubrovnik, l’antica Ragusa. Due nomi. Due anime. Decisamente slava, eppure profondamente italiana. Una città marina, ma circondata da montagne boscose. Assetata di libertà, ma sempre soggiogata da qualche nazione più forte. Vitale, ma spesso agonizzante.

Nessuna città fu più gelosa della propria libertà, né più strenua a conservarla, ma anche più impotente mantenerla. Un popolo di mercanti e armatori dinamici e baldanzosi che correvano da Sarajevo ad Adrianopoli, da Sofia a Salonicco, da Costantinopoli a Marsiglia, da Bari a Rodi, da Alessandria d’Egitto a Napoli, ma che sapevano al bisogno diventare anche prudenti diplomatici, quando si trattava di barcamenarsi per proteggere il più possibile l’autonomia della loro piccola repubblica, minacciata dagli appetiti delle grandi potenze regionali. La libertà di impresa e di commercio era vitale per la loro doviziosa economia, ed erano convinti di poter comprare l’indipendenza senza badare a spese. Ma proprio la posizione strategica di Ragusa, porta dei Balcani affacciata sull’Adriatico, resero la città una preda ambita per gli Stati e gli Imperi vicini. Dominio della Serenissima Repubblica e poi del despota dell’Epiro Michele II Ducas, tributaria e vassalla del regno d’Ungheria e dell’onnivoro Impero ottomano, la Francia napoleonica mise fine alla sua precaria e tormentatissima autonomia. L’impero Asburgico la inglobò, la Serbia ne rivendicò il possesso, divenne parte della Jugoslavia, fu occupata da Mussolini, tornò jugoslava, fino alla dissoluzione di questo Stato, quando divenne croata.

La scoperta dell’America e il trasferimento dei flussi commerciali sulle rotte oceaniche la condannarono alla decadenza economica. Ma Ragusa non serbò rancore, a quanto pare, perché fu il primo Stato a riconoscere l’indipendenza degli Stati Uniti. Il suo cosmopolitismo la poneva all’avanguardia in molti campi. Fu il primo stato ad abolire la schiavitù, tra i primi a vedere una farmacia. Anche la babele di lingue che risuonavano nelle sue vive era il segno di una vocazione cosmopolita. Mentre il latino e l’italiano risuonavano solennemente nelle sedi pubbliche, in strada e al porto la dolce parlata veneziana affiorava tra un sovrapporsi confuso di croato, di dialetto štokavo e montenegrino e di altri idiomi slavi, a volte tutti mischiati in una lingua ibrida da un popolo poliglotta per necessità. Molti secoli fa, sull’uscio delle case si poteva ancora sentire qualche vecchietto cianciare nell’antica lingua dalmatica, una lingua neolatina ormai estinta. Oggi sono i visitatori a far risuonare ogni lingua del mondo, dall’inglese al cinese mandarino.

La sua fortuna attuale è affidata alle spettacolari bellezze paesaggistiche. La costa è ricca di insenature raggiungibili con piccole rampe di scale scavate nella roccia e bisogna meritarsi l’accesso al mare. IMG-20150830-WA0003Ma anche la città va conquistata come una fortezza, scalando bastioni e mura, inerpicandosi sulle torri ed esplorando le viuzze che guardano al mare o alla montagna.IMG-20150830-WA0009

Logge, arcate e colonne candide, palazzi bianchi, chiese bianche, bianche le porte e le torri scenografiche, bianchi i campanili gotici e le fontane poligonali, bianche le scalinate barocche. Il monotono candore della pietra bianca in cui è costruita la città a lungo andare vi darà l’impressione che la vostra retina non sia più in grado di percepire i colori. Si tratta dell’onnipresente e pregiato calcare di Korčula. Le rinomate cave di questo arcipelago croato hanno fornito la pietra da costruzione anche per celebri edifici monumentali come Santa Sofia a Istanbul e il parlamento di Vienna.IMG-20150830-WA0004

Bianco con una leggera patina avorio è il Palazzo dei rettori, un elegante compromesso tra gotico e rinascimento, con un portico ad archi a tutto sesto e un piano nobile scandito da bifore ogivali. Nonostante le modifiche, le distruzioni e i restauri successivi, rimane un soffio impalpabile di quell’armonia toscana che gli architetti fiorentini tentarono di impostare nel prospetto del palazzo.IMG-20150830-WA0000

Tardivi frutti del barocco, la cattedrale dell’Assunzione, la chiesa gesuita di Sant’Ignazio e quella di San Biagio affermano non solo la fedeltà di Ragusa al cattolicesimo romano, ma anche la risolutezza con cui la città volle risorgere dal tremendo terremoto che nel 1667 l’aveva quasi rasa al suolo.IMG-20150830-WA0001

IMG-20150830-WA0008Fuori dalla zona pedonale, il traffico è ordinato e i semafori amichevoli vi segnalano i secondi mancanti allo scatto del rosso. Attenti però a certe insidiosissime e strettissime stradine senza sbocco, che nessun cartello vi segnala. Se avete la sventura di imboccarle, sarete costretti a ripercorrerle in retromarcia, mettendo seriamente a repentaglio l’integrità della carrozzeria della vostra auto. In città le facciate degli edifici scintillano al sole. Persino le strade del centro, rigorosamente pedonali, sono lastricate da questa pietra simile al marmo, tirata a lustro e levigata come fosse il pavimento di un palazzo.

È questa pietra che deve avere affascinato i creatori della serie Game of Thrones, perchè molti episodi, a partire dalla Seconda Stagione, sono stati girati tra le mura di Dubrovnik, ma anche in altre località della Croazia, come il palazzo di Diocleziano a Spalato, la fortezza di Klis e una cava nei pressi di Žrnovnica.S5-Game-of-Thrones-logo

Le poderose muraglie medievali a picco sul mare di Dubrovnik appaiono infatti un palcoscenico perfetto per installarvi il King’s Landing ovvero l’Approdo del Re, il trono ufficiale dei re di Westeros, il luogo più emblematico dell’intera serie che appare in ogni episodio. La repubblica marinara che cercò di essere libera a ogni costo è ridotta, nell’odierna società-spettacolo, a capitale immaginaria dei Sette Regni affacciata sul Golfo delle Acque Nere, dove i fan del Trono di Spade si illudono di essere giunti a Qarth, la Regina delle città a specchio delle Porte di Giada, dove si affaccendano nobili mercanti, che ricordano proprio gli antichi ragusei; oppure si aspettano invano di vedere il folle re Joffrey gingillarsi sul trono, mentre i pretendenti affilano le armi e inalberano i vessilli e la micidiale Flotta del Ferro appare al largo sull’orizzonte marino, sbucando tra le isole di Lokrum e di Lopud.

Ma non meno leggendaria delle flotta inventata da George Martin doveva essere la flotta commerciale dell’antica Ragusa: cinquecento navi che veleggiavano nel Mediterraneo, cariche di cinabro balcanico, sale pugliese, grano siciliano, spezie orientali, carta di Fabriano, velluti fiorentini, stoffe fiamminghe. Che fine avranno fatto quelle navi, ci si chiede guardando le imbarcazioni da diporto e i piccoli natanti ormeggiati nel vecchio porto? Dimentica ormai della sua vocazione mercantile, questa insenatura si è adattata al destino delle località che sopravvivono grazie al turismo di massa, riempendosi di ristorantini, bistrò e locande dove gustare piatti di pesce e pizze, rievocando magari il banchetto nuziale dove re Joffrey versa il suo calice di vino sulla testa dello zio (ricordate?) e, mentre viene servito il pasticcio di piccione, Olenna avvelena la coppa di Joffrey.

Saluti da King’s Landing…volevo dire, da Dubrovnik.

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