V COME VITA ATTIVA di Wang Yabo

D. Ghirlandaio, ritratti di Marsilio Ficino, Cristoforo Landino e altri filosofi.

D. Ghirlandaio, ritratti di Marsilio Ficino, Cristoforo Landino e altri filosofi.

Nell’età umanistica si riscoprono i valori e le bellezze che la vita terrena può offrire. Infatti, gli uomini hanno cominciato a cercare i testi classici e a studiare la filosofia greca. E’ importante anche la vita terrena, perché nel pensiero antico l’esistenza umana era significativa in sé, come testimoniava l’interesse da esso rivolto ai problemi morali, alle passioni e ai dilemmi esistenziali dell’uomo, ma anche al posto che l’uomo occupa nella natura, nel mondo e nel cosmo. 

La vita attiva è tanto collegata alla cultura classica e alla passione per i testi antichi, quanto agli esercizi fisici e la partecipazione alla sfera politica, per migliorare la società. Nel cosiddetto “Umanesimo civile” della Firenze del ‘400, che ebbe come protagonisti Coluccio Salutati, Leonardo Bruni e Poggio Bracciolini, la vita dell’intellettuale si svolge nella dimensione politica e nell’impegno nel governo della città, come complemento all’attività teoretica. Secondo questi letterati, era necessaria un’armonia tra cultura e realtà sociale, tra attività pubblica e vita privata

L’uomo del XV secolo si sente al centro di un mondo su cui può esercitare un potere grazie al suo impegno fattivo. I suoi interessi non sono più esclusivamente teologici o speculativi ma si indirizzano verso problemi morali, civili e politici.  

La cultura antica poteva aiutare ad affrontare questi problemi grazie alla vastità degli ambiti in cui le humanae litterae greche e latine si erano estese. Alcuni umanisti si spingono a criticare come inutile la contemplazione intellettuale fine a se stessa, se non si mette al servizio della società, come sostiene Coluccio Salutati nel De nobilitate legum et medicinae. “Non speculando, sed agendo” potrebbe essere il motto del cancelliere fiorentino.

Continuatore dell’opera di Coluccio, Leonardo Bruni giustifica lo studio dell’antichità come fonte di comprensione e miglioramento del presente. L’erudito deve impiegare il suo sapere per diventare un cittadino utile alla comunità.

Per l’ultimo grande cancelliere umanista, Poggio Bracciolini, la vera nobiltà consiste nella capacità di operare per il bene dell’umanità (De nobilitate).

La compenetrazione del comprendere e dell’agire sono le caratteristiche più distintive dell’uomo anche per Giannozzo Manetti. L’energica operosità umana capace di vincere persino la Fortuna è al centro anche del trattato Della famiglia di L. B. Alberti. Proprio l’Alberti compare come interlocutore di Lorenzo de’ Medici nei dialoghi delle Disputationes camaldulenses di Cristoforo Landino, dove, nella prima giornata, si disputa proprio della superiorità della vita attiva rispetto a quella contemplativa; nel clima ormai del neoplatonismo fiorentino. 

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