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COME UN’ECLISSI SOLARE

Un giovane ricercatore emigrato a Londra torna a Roma per le vacanze di Natale: vuole solo rivedere i genitori, la sorella, i nipoti. La moglie Rachel lo raggiungerà a breve insieme alla piccola Elisabeth. Ma nello stesso bar dove sta gustando una cioccolata calda siede Alberto, l’unica persona in grado di sconvolgergli l’esistenza. Una giacca, un paio di mocassini, un portachiavi, e il passato sepolto con fatica riemerge dalle profondità della memoria. Quanto a lungo si può evitare di fare i conti con la propria coscienza?

Titolo: Come un’eclissi solare

Autore: David Valentini

Editore: Epsil Edizioni

Genere: Romanzo di formazione

Pagine: 95

ISBN: 978-88-9888-265-6

Prezzo: 10 €

DAVID VALENTINI è nato a Roma nel 1987. Dopo una laurea magistrale in filosofia, lavora come scrittore, traduttore e redattore. Scrive poesie e romanzi.

La redazione di Rosso Pontormo si è messa in contatto con David Valentini che gentilmente ha concesso un’intervista sul suo ultimo romanzo “Come un’eclissi solare”. Le domande intendevano far emergere le scelte personali dell’autore sul suo stile narrativo e farci conoscere meglio le influenze che hanno portato David a diventare un tipo di scrittore introspettivo.

1) Come mai la scelta della prima persona per la narrazione del romanzo?

Tendo a scrivere spesso in prima persona per diversi motivi. Il più immediato è che consente una maggiore immedesimazione nel personaggio. Il secondo è che, prediligendo l’introspezione emotiva e psicologica, offre maggiori spunti e un ingresso diretto nella mente dell’individuo, laddove l’indagine mentale nella terza persona mi lascia, per così dire, un perenne senso di artificiosità.

2) Potrebbe essere definito un romanzo autobiografico in senso rousseauiano?

Di certo Come un’eclissi solare condivide con le Confessioni di Rousseau (e di Agostino) parecchi punti, a cominciare dall’indagine interiore, passando per l’esplicitazione del senso di colpa e d’inferiorità del protagonista. Questo mio romanzo breve parte come una sorta di confessione verso il lettore esterno, ma piano piano diventa una confessione al vero lettore, Alberto. Il protagonista si rivolge all’amico perduto inizialmente in terza persona, poi a un certo punto parla direttamente con lui dandogli del tu. È dunque, il suo, un peccato mai confessato, e che solo nel momento della narrazione viene esplicitato.

3) L’intero arco narrativo è poco più di mezz’ora, lo stesso tempo che all’incirca impieghiamo a leggere il romanzo. È un caso?

Mezz’ora è l’arco narrativo, ma l’introspezione mentale copre vent’anni. Questo vuole portare alla luce un fatto importante: la vita interiore/immaginata è di gran lunga più rilevante, a mio avviso, di quella esterna/reale.

4) Il protagonista prima dell’incontro con Alberto ha rimosso dalla mente la loro vecchia amicizia. Secondo lei buttare nel dimenticatoio pezzi della vita passata è un modo che hanno le persone per proteggersi dal ritorno dei sentimenti?

Decisamente sì. La rimozione degli eventi negativi è un modo per andare avanti. Immaginate come potrebbe essere la vita se in ogni istante ci si soffermasse su quella storia d’amore andata a male, o su quella perdita irreparabile? Ma ci sono questi momenti di riflessione che valgono una vita intera, in cui si distruggono ponti e si ricostruiscono intere sezioni della propria esistenza.

5) Quali sono stati gli autori del passato che l’hanno influenzata maggiormente?

Nonostante il mio ateismo, un testo che mi ha fatto riflettere moltissimo sono state proprio le Confessioni di Agostino, e per il motivo che ho spiegato. A livello filosofico vince fra tutti Nietzsche, a livello letterario Dostoevskij, Ungaretti e Montale.

6) E gli autori contemporanei che apprezza di più?

Senza dubbio Niccolò Ammaniti, Paolo Giordano e Margaret Mazzantini. Da loro ho ripreso il carattere introspettivo, pur prediligendo la “pesantezza” narrativa degli ultimi due.

7) Lei ha alle spalle studi di filosofia. Ci sono dei risvolti filosofici nelle sue opere narrative?

Sempre. Temi fondamentali che affronto spesso sono il connubio/scontro fra tempo e vita, l’indagine (in senso quasi humiano) delle emozioni e della loro capacità di muovere la ragione e le azioni, l’assenza di Dio e il nichilismo imperante (qui ovviamente il riferimento è a Nietzsche). Amo anche trattare tematiche sociali, quando possibile.

8) L’uso privilegiato delle metafore e delle similitudini che caratterizzano il suo stile serve a guardare la realtà da una distanza intellettuale?

Questo testo è stato accusato di essere troppo aulico e zeppo di metafore. Quello non è il mio stile, io non parlo così. Nei miei testi cerco di eliminare completamente l’autore (ad esempio rendendo le descrizioni emotivamente – per il personaggio – pregne, o eliminando i deittici come “lui disse” o “lei disse”) per immedesimarmi nel personaggio. Qui il personaggio principale (o unico) è un ricercatore con una laurea in filosofia, appassionato di letteratura e cinema. Ho pensato che metafore e similitudini facessero parte della sua forma mentis.

9) Narrare la propria vita è l’unico modo per viverla davvero?

Narrare la propria vita è uno dei modi, certamente quello più fondante. Scrivere di eventi passati, raccontarli alle persone, mette in moto dei meccanismi emotivo-psicologici che portano a rivivere quei momenti, a modificarli, a potenziarli, a caricarli di un significato sempre nuovo.

10) Le capita di rileggere le sue opere?

Spessissimo, ma perlopiù per individuarne debolezze e punti di miglioramento. E, ovviamente, per capire dove sto andando e quali evoluzioni ho compiuto.

Se volete conoscere meglio l’autore e le sue opere (e non volete aspettare la prossima intervista, ndr) vi lasciamo i suoi contatti!

David Valentini