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UN PICCOLO VIAGGIO IN IRAN di Guido Gazzani 1° Parte

Per introdurre questo breve articolo vorrei partire identificando i protagonisti in gioco.
Per primo, ma non per importanza, ci sono io. Giovane, secondo l’idea comune di gioventù, stanco dopo un anno universitario alquanto stressante e accaldato dai 40 gradi della provincia fiorentina.
Poi c’è Lei. No, non fraintendetemi. Con “Lei” vorrei indicare l’enorme sfera di pregiudizi e di ignoranza che l’italiano medio, volente o nolente, si porta dietro. Lei, come avrete capito, sarà l’antagonista nel mio piccolo racconto.

Sarà stata la voglia di partire o la voglia di uscire finalmente dall’Europa, ma nel giro di circa una settimana dall’ultimo esame di luglio, mi sono ritrovato su un aereo per Teheran . Sì esatto, avete capito benissimo!

Con una combriccola di 6 persone siamo arrivati nella caotica ed intensa capitale iraniana con la voglia di assaggiare in tutti i sensi una cultura a noi estranea. Tappe obbligatorie sono state quindi il Bazar centrale, i parchi della città e i Monti Elburz, dove tutte le famiglie trovano riparo dal caldo estivo. Ovviamente Teheran, come ogni capitale necessita di una lettura più accurata non essendo caratteristica come le città meridionali o i villaggi del nord.

Come saprete, l’Iran è una Repubblica islamica sciita, ciò implica un’adesione anche dal punto di vista legislativo e non solo culturale a ciò che viene professato dall’Islam. E’ risaputo come le zone rurali, anche fuori dal contesto islamico, siano più propense a rimanere ancorate alle tradizioni, al contrario della grande e dinamica città, in questo caso persino ponte con l’Occidente.

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Proprio per queste motivazioni, a Teheran, è normalissimo vedere qualche donna camminare con un paio di tacchi o sfoggiare cerotti che attestano un recentissimo intervento estetico. Sull’argomento “donne” vorrei spendere qualche parola in più.

Ovviamente, caro lettore, dentro la tua testa starà lampeggiando la parola : “velo”.

Le donne iraniane non devono obbligatoriamente indossare lo chador se non nei luoghi santi, ma eclusivamente il velo, come dichiarazione del rispetto dell’hijab dall’arabo “nascondere, celare allo sguardo”. Molte mie amiche non hanno ( in linea con la visione dell’italiano medio) taciuto la loro visione della cultura iraniana, a detta loro misogina ed esteticamente opprimente nei confronti della donna.

Nella mia ignoranza più bieca, posso dire di aver avuto la sensazione di una condizione decisamente in evoluzione e sempre più vicina all’Occidente. La storia parla chiaro riguardo le lapidazioni e le torture nei paesi arabi e non. Credo tuttavia, da discreto viaggiatore quale mi ritengo, che molto sia cambiato, in particolare in Iran. Le ragazze più giovani hanno scoperto internet, Instagram (l’unico social non oscurato dal governo), le tendenze occidentali; e allo stesso tempo i ragazzi si stanno allontanando dalle scuole coraniche e dagli aspetti più estremi della cultura islamica. Ammetto di non poter capire cosa voglia dire vivere celati da un tessuto ma, da occidentale, ho cercato di trovare dell’affascinante in gran parte di questo mondo. Devo ammettere per questo motivo di aver visto i volti femminili più belli che io abbia mai incrociato con lo sguardo. Per non parlare degli occhi, che vanno dal color smeraldo al nero più profondo, passando per tutte le sfumature di turchese a cui una persona possa pensare.

Come avrete notato, non sono proprio il tipo da elencare i musei visti e non visti poiché per quello ci sono tante altre guide turistiche sicuramente più approfondite di questo piccolo articolo.

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Durante tutto il viaggio (più di due settimane), mi sono prefisso l’intento di Vivere con la “V” maiuscola questo paese. Credo che sia proprio qui che nasca la scissione fra il termine “turista” e “viaggiatore”. Ecco, io mi sono detto: “Questa volta voglio viaggiare”. Attenzione! I due concetti non sono proprio disgiunti…

Il nostro tour ha interessato infatti la zona centro-meridionale dell’Iran ( Teheran- Qom- Kashan- Esfahan-Yazd-Kerman-Shiraz) la quale, se in parte è la zona più turistica, grazie alle prime tre città elencate, dall’altra le rimanenti aggiungono quel pimento in più al viaggio.

Spese due parole su Teheran non mi resta che fare un rapido excursus, per quanto possibile, degli altri tesori della Persia.
Qom è uno dei luoghi più sacri per i musulmani sciiti di tutto il mondo, poiché qui si trova il sepolcro della figlia del settimo Imam sciita Musa al-Kazim. Un consiglio? Entrate nel cortile della Moschea santa come se si steste entrando nel Vaticano: con lo stesso rispetto, con la stessa osservanza della cultura e lo stesso raccoglimento. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare un mullah locale cresciuto per 22 anni in Italia, Moustafa Milani, una persona squisita che ha speso parte del suo prezioso tempo per spiegarci meglio dal punto di vista religioso e culturale la nascita degli estremisti dell’Isis e di quell’ala della cultura islamica.

Lasciata Qom, Esfahan, non è che la Firenze iraniana. Una città che non è capitale, ma che gronda di un patrimonio artistico e culturale come nessuna città del paese. Dalla piazza Naqsh-e-jahan, la seconda al mondo per estensione (sicuramente prima per bellezza), ai ponti della città (Ponte delle 33 arcate e Ponte Reale). Niente a che fare con le moschee di Istanbul. La Moschea dell’Imam e la Moschea di Lutfallah si ergono sulla piazza Naqsh-e-jahan (in persiano: “immagine del mondo”) e illuminano la vista dei turisti con le meravigliose maioliche blu, turchesi, oro e ocra di epoca safavide.

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Articolo a cura di Guido Gazzani

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