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COSA FA UN PICCIONE SEDUTO SU UN RAMO? di Venceslav Soroczynski

50764Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza, un film di Roy Andersson 2014

A casa Soroczynski si festeggia con l’ultimo di Roy Andersson, un’esperienza estetica, prima ancora che narrativa o cinematografica. Anzitutto, ho notato l’assenza di quadri e di qualsiasi suppellettile decorativa sui muri. Le pareti sono sempre spoglie, in tutti i trentanove quadri di cui è composto il film, perciò si può dire che questo è un film composto da quadri senza quadri.pigeon_jpg_1400x0_q85

E poi c’è il volto dei protagonisti, sempre inespressivo e sbiancato dal trucco. Così come sbiancata e priva di passione è la loro voce.2cea3f47dc1ed4b129dbe1546d8aee05-en-duva-satt2

Sembra di vedere e sentire muoversi fantasmi, in interni ed esterni quasi sempre scarni di presenze umane e elementi in movimento. I fantasmi principali sono due tristissimi venditori di scherzi di carnevale e il loro umorismo è quello svedese, quindi ancora più inaccessibile di quello inglese.

Non aspettatevi perciò le risate che potreste farvi, se rimanete mezza giornata chiusi in un ascensore di un qualsiasi condominio romano. Ma c’è una poesia, una gravità, una distorsione del senso, in tutto ciò che scorre in questa pellicola, che redime ogni pecca che si possa rilevare nella sua architettura.En-due-3

L’accompagnamento musicale, costituito da John Brown’s Body – per capirci, il noto “Glory! Glory! Hallelujah!” composto nella guerra di secessione americana – sempre cantato da un coro, è proposto in diverse versioni e, curiosamente, non è mai fuori luogo. Contribuisce a darci l’idea che la vita raccontata da Andersson non sia il risultato delle ponderate e consapevoli scelte degli uomini, ma un fatto che accade, lento e violento, indipendentemente dalla loro volontà.

Ci sono almeno tre scene che non riesco a dimenticare: il coro nella locanda di Lotta la zoppa; l’arrivo dell’armata del Re in un bar dei nostri giorni;hd_7481e262f8

Holub-sedel-na-vestvi-a-premyslel-o-zivote2quella del “Boliden”, di cui non vi dico nulla perché si può solo guardarla, parlarne è indecoroso.pigeon1200x700BURNING

Ma anche la riscossione del credito presso il negozio e le rituali telefonate ai parenti rappresentano in modo geniale l’esasperazione di azioni reali dei nostri giorni, oppure solo le fantasie del regista. In ogni caso, un’esperienza che sono felice di aver fatto.duva-satt-pc3a5-en-gren-och-funderade-pc3a5-tillvaron-en-2014c

Non è un film da sabato sera con gli amici, è piuttosto una trance da vivere come si vivrebbe la lettura di un Sartre, o l’osservazione di un quadro di Nolde, o l’ascolto degli Stars of the Lid. Leggo in alcune recensioni che l’umorismo è corrosivo, che si ride amaro. Io credo che non si rida affatto, almeno non ho riso io. Ho osservato in silenzio, ho ragionato sul mondo e, ovviamente, non ho trovato alcuna soluzione né spiegazione, ma ho potuto archiviare nella memoria un eccentrico contributo al cinema contemporaneo e un geniale punto di vista sul mondo.

 

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