ZIMBABWE: UN GIOIELLO NASCOSTO di E. Leporatti

Come seconda tappa del mio viaggio ho scelto un Paese africano:lo Zimbabwe. Verrebbe subito da pensare che non ci sia granchè da vedere ma in realtà ci sbaglieremmo. Appena atterrato all’aeroporto di Harare,la sua capitale,chiedo informazioni su come arrivare all’hotel Meikles situato nel cuore della città e mi consigliano di prendere uno dei numerosi taxi che si fermano davanti all’aeroporto. Mentre sono sul taxi mi accorgo che fuori non ci sono solo baracche o case modeste come mi sarei aspettato ma alti edificie e grandi parchi dentro la città. 

Ancora stupito da quel panorama arrivo in hotel dove, dopo aver depositato le valigie nella mia camera, incontro la guida che mi illustrerà le meraviglie locali. Mentre usciamo mi spiega che la città non è caratterizzata solo da grandi edifici ma al contrario la natura è il suo punto forte. Ci dirigiamo nella parte nord della città e una volta arrivato rimango completamente senza parole o meglio di parole ne avevo ma nessuna poteva descrivere la bellezza di quel posto: si tratta di una strada lunga circa un chilometro e mezzo interamente costeggiata da entrambi i lati da alberi jacaranda di colore viola acceso, i rami degli alberi si uniscono come a formare un canale che quasi non fa passare la luce del sole, inoltre le foglie cadute per terra formano un “pavimento” viola. Possiamo trovare un paesaggio simile anche nella Blakiston Street dove però il colore dominante è il rosso dei flamboyants.          

    Dopo ci siamo diretti di nuovo verso il centro e , mentre camminavamo, mi diceva che la città ma in generale il Paese non abbia una situazione economica favorevole ma nonostante ciò sia in ripresa anche grazie all’introduzione del dollaro americano come moneta ufficiale inoltre ha stretti diversi legami politici con altri stati ed è gemellata con una città italiana:Prato. Una volta tornati all’albergo ci siamo dati appuntamento per la mattina seguente per visitare i dintorni di Harare. Devo confessare che non riuscivo quasi ad addormentarmi perchè ogni volta che chiudevo gli occhi mi appariva l’immagine del viale di jacaranda e continuavo a rimanerne estasiato.

La mattina seguente mi incontro con la guida e con la sua macchina partiamo alla volta delle rovine del Grande Zimbabwe, situate a circa 250 km dalla capitale rappresenta ciò che resta di un’antica città la cui origine è stata oggetto di numerose discussioni fin dall’epoca coloniale. Questa controversia è nata quando il magnate Cecil Rhodes conquistò lo Zambia e lo Zimbabwe , dove era appunto situata l’antica città che già a quel tempo era abbandonata, e instituì società per la ricerca archeologica dopo che gli abitanti di quella zona rivendicarono quel territorio, che attrbuì la costruzione della città ad un popolo non-africano. Dopodichè gli scavi si fermarono e ripresero solo nel 1929 quando Gertrude Caton-Thompson non solo confermò la tesi di MacIvor secondo cui l’origine era africana ma affermò che era correlata al popolo Shona, ovvero gli abitanti di quella zona. Questa scoperta ha un grande valore infatti è proprio a questa rovina che dà il nome allo stato dello Zimbabwe e inoltre una statuetta raffigurante un’uccello rapace, ritrovata proprio in quegli scavi,è diventata il simbolo nazionale del Paese.

Una volta arrivato alle rovine mi trovo davanti a una specie di Stonehenge, formata da diversi muri distrutti sparsi all’esterno e più avanti un’enorme muraglia circolare aperta da un lato da un grosso varco dove si possono vedere le altre fortificazione interne che fanno quasi impressione se le mettiamo in rapporto tra le dimensioni e il periodo in cui sono state costruite, proprio come Stonehenge.

Infine ho visitato le cascate Vittoria situate lungo il fiume Zambesi al confine tra Zimbabwe e Zambia. Devono il loro nome all’esploratore scozzese David Livingstone che le scoprì per primo e gli diede il nome della regina Vittoria. Prima di arrivare mi chiedevo cosa avessero di speciale poi una volta sul posto mi sono accorto di una una strana caratteristica, ovvero che sono situate in una gola profonda e stretta il che le rende interamente visibli dall’altra sponda e ,al contrario delle mie aspettative, mi sono piaciute davvero molto soprattutto per l’atmosfera picevole, data anche dal luogo incantevole e immerso nella vegetazione. Così posso ripartire con una bella immagine nella mente.

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