,

UN CAFFÈ CON ROUSSEAU di Bizzarri & Zahouani

Il Cafè Procope intorno al 1740

PROLOGO

SUDDITO: Maestà, perdonate la mia irriverenza, ma non riesco a concepire su quale idea di giustizia si fondi il vostro regno

RE: Non ti preoccupare, caro suddito, sono sordo alle richieste di cambiamento, ma in compenso ti farò tagliare la testa.

SUDDITO: Grazie mille, Sire! Temevo che mi avreste accordato il perdono per la mia audacia.

In questo mondo corrotto noi siamo una medicina amara. In questo mondo corrotto noi siamo la soluzione.

Parigi, 10 febbraio 1768

Nel celebre Café Procope di Parigi, una fredda mattina di febbraio del 1768, si incontrano due personaggi che vagavano lungo le strade fin dall’alba. Jean-François Marmontel, elegante come al solito, entrò nel caffè, dove sedeva Jean-Jacques Rousseau, seduto a sorseggiare la nettarea bevanda e a leggere il “Mercure de France”. Si noti bene la data riportata sulle gazzette posate sui tavoli di marmo del locale. Solo pochi giorni prima, l’arcivescovo di Parigi, Christophe du Beaumont, aveva attaccato il “Belisario” di Marmontel.

Ritratto di Marmontel

ROUSSEAU: Carissimo Jean-François, questo freddo inverno gela i cuori, e nemmeno il calore del caffè può riscaldare l’animo di chi si trattiene all’ombra del Mistero, celebrato con tanta pompa ogni domenica mattina.

MARMONTEL: Tu sai sempre come pungere perfidamente un sacerdote. Non sei uno che trattiene il fiato quando c’è di mezzo il clero.

ROUSSEAU: Ho letto il tuo romanzo Belisario. Ha provocato più reazioni di una rivoluzione.

MARMONTEL: E’ proprio quello che ci vorrebbe: una rivoluzione. Per creare un mondo tollerante, dove allevare i parti della mia mente. Non ti sembra verosimile che il mondo possa migliorare un giorno non lontano, Jean-Jacques? Occhi ottusi di persone ottuse ci osservano. Può l’uomo diventare più saggio? Rispondimi, dammi una speranza.

Ritratto di Rousseau

ROUSSEAU: Sai benissimo quale accoglienza abbia fatto alle mie opere il tuo eminentissimo arcivescovo du Beaumont. Ha spalancato addirittura le sue paterne braccia per riceverle. Dannato citrullo! Ma io gli ho risposto a tono, smascherando le ipocrisie dei bigotti, che biascicano nelle litanie una fede che smentiscono nei fatti. L’uomo nasce buono, come buona è la divinità che lo ha creato. E lo ha creato senza le macchie che cercano di affibbiargli quelli che hanno inventato il peccato originale, che da millesettecento anni grava sulle spalle degli uomini per renderli schiavi della superstizione cattolica. E’ tempo di calare il sipario sul patetico teatrino creato dalla vecchia società al potere. La frattura tra le opinioni degli uomini e la verità è sempre più grande e  continuano ad ampliarla. Noi filosofi cerchiamo di costruire un ponte sull’abisso dell’ignoranza e dei pregiudizi, che permetta agli uomini di raggiungere la verità. Non mollare mai amico mio!

Ritratto dell’arcivescovo de Beaumont

MARMONTEL: Il tuo buon selvaggio non passa mai di moda o mi sbaglio?

ROUSSEAU: Dimmi la verità, ti convince questa concezione?

MARMONTEL: Ne sono così convinto che ho appunto in mente di scrivere prima o poi un’opera per descrivere l’atteggiamento ripugnante degli spagnoli nei confronti dei poveri Incas, che in confronto agli avidi e corrotti europei sono come bambini innocenti. Gli spagnoli hanno quasi sterminato i popoli del Perù, con la scusa di cristianizzarli, per impossessarsi delle loro ricchezze.

ROUSSEAU: Sarebbe un ottimo argomento per un saggio storico. La strage di interi popoli considerati selvaggi compiuta con la croce in mano è una delle vergogne dell’era moderna.

MARMONTEL: La mia fantasia spazia in ogni epoca e angolo del mondo. Non riesco a frenarla!

ROUSSEAU: Se la fantasia può servire da arma contro le religioni rivelate, evviva la fantasia. Grazie alla fantasia e alla letteratura possiamo attirare la gente verso i lumi. Che i re, le corti e i generali difendano pure il diritto divino e tutte le altre chimere medievali, noi conquisteremo le menti del popolo e lasceremo i sovrani senza sudditi.

MARMONTEL: Devo proprio ringraziare il tuo buon selvaggio che mi ha fatto balenare l’idea del mio libro sugli Incas. Però devo confessarti che nutro un dubbio che non riesco a scacciare. Una società senza arti nè scienze come quella dei selvaggi non sarebbe priva di cultura e di istruzione, due cose che anche a te stanno molto a cuore?

ROUSSEAU: In tanti mi hanno sottoposto questo quesito. Ragioniamo davanti a un buon caffè. Mademoiselle, ci porti i due migliori caffè di Parigi. Qua c’è da salvare il mondo.

Il tavolo abituale di Voltaire al Cafè Procope

MARMONTEL: Questo mondo impone il dovere di pensare a chiunque ne sia capace.

ROUSSEAU Dov’ero rimasto? Ah, l’istruzione. Immagina per qualche istante di poter gioire della democrazia ateniese, mille e mille cittadini a tessere la rete della libertà. Immagina di poter estendere quel modello a tutto il mondo.

MARMONTEL: Uomini liberi, tutti fratelli e muri fatti di ali di farfalla tra le nazioni. Niente Stati, un solo continente che avanza nella scienza.

ROUSSEAU: Vedi? Democrazia, istruzione, bontà. La tua mente sa già del mio Emilio. Per quel che vale, l’istruzione impartita oggi è meglio perderla piuttosto che trovarla. Vedi questo caffè, ce lo servono bell’e pronto da gustare. Invece mostrare come il chicco viene tostato e macinato e poi infuso in acqua bollente: questo è il ruolo di un buon precettore. I fanciulli non sono uomini in miniatura né animali da addestrare né automi da programmare: son fanciulli, appunto, e tali devono rimanere finché non sono pronti per entrare nel mondo adulto. La buona volontà è dote più preziosa che ci sia, dove sta l’affetto.

MARMONTEL: E quest’ Emilio? Parlami del protagonista che hai concepito.

ROUSSEAU: Lascia da parte Emilio. E’ solo un nome, è solo la vetrina per la mia proposta. Ai leggitori piace il romanzo e io propongo un romanzo. Niente di più, niente di meno.

MARMONTEL: Ma son fin troppe le lezioni che tu dai. Non rinnegare quello che hai detto.

ROUSSEAU: Si tratta di cose intuitive e banali, ma che son state nascoste fino ad adesso. La formazione degli uomini è stata messa in mano alla Chiesa, che creava macchine fedeli, senza esortare l’uomo a costruire una società migliore. La natura ha un suo moto, che se l’ uomo rispetta e onora, può condurre il mondo verso la piena realizzazione del bene. Per l’ uomo felice neppure la morte è un problema, poiché la vita non è breve, ma tende ad essere sprecata.

MARMONTEL: Seneca!

ROUSSEAU: Precisamente.

MARMONTEL: Continuando con le nuove proposte, sai cosa abbiamo partorito io, Diderot, e D’Alambert?

ROUSSEAU: Pensavo che solo le donne potessero partorire.

MARMONTEL: Potremmo definirlo un parto intellettuale.

ROUSSEAU: Avanti, parlami della creatura che avete messo al mondo.

MARMONTEL: Il nome di battesimo è “Enciclopedia”, l’ opera delle opere. Il sapere scientifico raccolto in una sola opera, accessibile a chiunque.

ROUSSEAU: Audace da parte vostra! Sei consapevole del fatto che questo figlio verrà perseguitato da molti? E che forse non sarà proprio accessibile a tutti?

MARMONTEL: Non intendiamo certo fermarci qui. Questo è il punto di partenza. Malgrado l’azzardo dell’impresa, non possiamo continuare a vivere nella paura. Le rivoluzioni non si fanno da sole. I muscoli sono messi in moto dal cervello.

ROUSSEAU: Apprezzo la vostra buona volontà.

MARMONTEL: Abbiamo aperto il cantiere del cambiamento.

ROUSSEAU: Siamo esemplari proprio strani, sai? Abbiamo sogni davvero inusitati. Molti sognano di metter su famiglia e di vivere tranquilli. Quelli come noi tranquilli non sanno stare. E concepiscono soluzioni ideali ai mali reali dell’umanità.

MARMONTEL: Senza uomini fuori dal comune non si fa la storia, per questo la storia non è un semplice susseguirsi di eventi ordinari, ma è una convulsione di fatti straordinari. Solo le gesta fuori dal comune rimangono scolpite nel tempo.

ROUSSEAU: Ma questa vostra iniziativa editoriale sarà abbordabile per le borse della gente comune? A che serve un sapere che solo i ricchi possono procurarsi?

MARMONTEL: Parla, tanto so già dove vuoi andare a parare. Con te si casca sempre nella politica.

ROUSSEAU: Democrazia, Jean-François. E’ l’ unica strada della politica.

MARMONTEL: Ma non è dunque la democrazia l’ anticamera della tirannide?

ROUSSEAU: Basta citazioni! Ragioniamo da uomini veri.

MARMONTEL: Illuminami.

ROUSSEAU: Gli uomini devono associarsi, perché lo stato di natura si è rotto. Con il patto sociale, ritrova la sua libertà che aveva in parte ceduto. L’obbedienza ad una legge comune è libertà. La volontà degli uomini non può avere padroni. Per non essere vittime di un assassino, accettiamo di morire nel caso in cui noi stessi diventassimo assassini!

MARMONTEL: Sei folle nella tua forza rivoluzionaria. Anche io avevo provato a risolvere il dilemma della corruzione portata dalla civilizzazione. Anche un ingenuo giovincello di campagna cambia completamente una volta trasferitosi a Parigi.

ROUSSEAU: In effetti Parigi è bellissima e non si può guardare che da innamorati.

MARMONTEL: La tua austerità calvinista cede all’amore per la nostra capitale libertina?

ROUSSEAU: Noi discutiamo e intanto il tempo vola, il sole non ti aspetta e continua col suo cammino. Inesorabile come l’ animo che ci muove.

MARMONTEL: E come quello che muoverà le persone che verranno dopo di noi. Perché sono sicuro che molti porteranno avanti il nostro sogno. E magari un giorno…

ROUSSEAU: Quel giorno verrà!

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Rispondi