UN ARTIGIANO ALTOMEDIOEVALE di Felice Montuori

medioe56È una mattinata limpida, il sole sta sorgendo ma io sono già sveglio da tempo. Sono Bernunzio, un modesto artigiano che vive nel centro della città, vicino alla cattedrale, circondato da alte torri che fungono da case fortezza per le famiglie aristocratiche. La mia vita è molto dura, devo provvedere a mia moglie e ai miei tre figli, perciò lavoro tutto il giorno senza sosta. Sono pochi i momenti in cui esco dalla mia bottega, ma il clima cittadino è tutt’altro che pacifico. Le persone sono sempre di cattivo umore dato che terme, teatri e gli stadi sono stati aboliti da tempo, così come ogni attività sportiva, ritenuta immorale per l’esibizione del corpo. In questi anni, qualsiasi difficoltà o pericolo viene interpretato dalla gente come un attacco delle forze del Male. Abbiamo per questo un grande bisogno di purificazione, ma la chiesa non sempre riesce a rassicurare noi cittadini. Il villaggio in cui viviamo è circondato da mura altissime per proteggere noi cives dai nemici. Al di fuori delle mura vi sono i rustici, i contadini che nelle campagne vivono in uno stato di totale analfabetismo e ancora devoti a culti pagani. Nonostante ci forniscano cibo, sono considerati da noi esseri inferiori. Noi cives siamo per lo più artigiani e mercanti, e dato che le botteghe sono poche in città il lavoro è tanto, la clientela è vasta e per questo i guadagni non sono niente male. Dopo una giornata intensissima, ritorno a casa mia dove ad aspettarmi trovo mia moglie e i miei tre figli e guardando le loro espressioni felici di fronte alla seppur modesta cena, prego speranzoso che gli affari per noi artigiani andranno sempre meglio, così da garantire alla mia famiglia una vita migliore. È con questo pensiero che mi addormento e finisce la mia giornata.

 

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