U COME UOMO di Marco Vilardi

uomo

Per l’umanesimo, la creatura razionale è capace di contrastare la fortuna avversa attraverso l’intelletto e in grado di plasmare il proprio destino attraverso le sue azioni. L’uomo riesce, inoltre, a dominare gli impulsi grazie alle proprie facoltà superiori, realizzando un ideale misura di dominio del proprio comportamento.

Il termine “Umanesimo” deriva proprio dalla rivalutazione della figura dell’uomo, posto al centro dell’universo. Nel Medioevo, invece, l’uomo aveva una concezione del mondo di tipo teocentrico: Dio era posto al centro dell’universo, come creatore e signore di tutta la realtà.

Manetti, esaltando i piaceri del corpo contro l’ascetismo medievale, si oppone al De contemptu mundi di Lotario da Segni. L’uomo non viene più visto come una creatura debole e precaria, continuamente tormentata dalle miserie del corpo, ma come un ente degno di elevarsi alle più alte sfere spirituali e realizzarsi in questo mondo grazie alle proprie forze. Questo concetto viene ribadito nel De hominis dignitate di Pico della Mirandola, dove si afferma che l’uomo si differenzia dall’animale in quanto ente capace di forgiare la propria vita e di poter raggiungere lo status di angelo, esprimendo le sue potenzialità, e la sua condizione privilegiata rispetto alle altre creature viventi.

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