TUKTUK, BUDDHA ED ELEFANTI: SRI LANKA di B. Ceccanti

Il mio viaggio nello Sri Lanka inizia proprio a Colombo, vicino al quale è situato il famoso aeroporto internazionale di Bandaranaike. La prima cosa che ho notato sono stati ti tipici mezzi di trasporto chiamati “Tuk-Tuk”: sono abbastanza piccoli,ma carini e hanno tre ruote. Appena li ho visti ho subito desiderato salirci sopra!

Tipico mezzo di trasporto utilizzato molto frequentemente in Sri Lanka.

Nel momento in cui sono salita mi sono sentita molto entusiasta e con grandi aspettative per ciò che avrei fatto nei prossimi giorni e, mentre immaginavo come sarebbe potuto stato visitare un paese asiatico, guardavo stupita la città cercando di intuire quali erano le tradizioni e le usanze di questo nuovo posto. Una cosa che ho subito notato osservando i cartelli dalla piccola apertura vicino al tuk tuk è stata la scrittura singalese che è molto bella, ma soprattutto ha delle forme ondeggianti, quasi rispecchiasse la natura del luogo, a volte c’erano dei caratteri che parevano essere piccoli alberi.

Veniamo, però, adesso ai posti che sono andata a visitare. Ho deciso di fare un giro attraverso la città di Colombo. Per prima cosa ho deciso di visitare il tempio di Gangaramaya per entrare subito nella mentalità delle persone che vivono qui perché, per me, è importante sentire ciò che le persone del luogo pensano e cercare di entrare il più possibile nel loro stile e modo di vivere. In Sri Lanka, infatti, la religione è molto importante e il culto e la devozione verso il ‘Buddha’ fa parte della loro vita giornaliera.

La prima cosa che ho dovuto fare per entrare all’interno di questo tempio è stato togliermi le scarpe! Mi sentivo molto a disagio camminando a piedi nudi, ma poi vedendo gli altri, mi sono molto sentita a contatto con tutto ciò che mi circondava. Mi hanno stupito più di tutto, durante questa visita, le statue di Buddha (rappresentato in ogni posizione,ma soprattutto seduto con le gambe incrociate) perché erano molto grandi, ma la cosa più grande in realtà era il loro numero… ce ne erano tantissime!

Statue di Buddha situate su tutto il perimetro del tempio di Gangaramaya

Certamente durante la mia permanenza qui a Colombo non sono stata senza cibo! Così sono andata a fare un giro al famoso mercato chiamato ‘Pettah’, che è anche il quartiere dove è situato questo commercio in strada. Appena mi sono addentrata per le vie di questo mercato ho sentito molta confusione e la situazione era piuttosto caotica, ma i banchi pieni di vestiti, cibo, utensili e tante altre cose, rendevano tutto il clima molto vivace e colorato.

Donna Hindu che indossa il tipico vestito locale, colorato. Dietro di lei un banco del mercato di Pettah

Mentre camminavo, vedevo spesso che gli uomini che stavano al banco urlavano qualcosa contro di me per attirare la mia attenzione e fermarmi al loro banco. Gira, gira, osservando banco per banco, mi accorgo di uno di questi che conteneva delle noci di cocco… gialle! Che sorpresa, non pensavo davvero che potessero esistere, quindi non ho esitato a penderne una. Queste vengono prima tagliate nella parte superiore (come illustrato in foto) e al suo interno viene inserita una cannuccia dalla quale si può bere il succo, in seguito viene tagliato a metà per assaporarne la polpa.

Noce di cocco gialla

Durante questa visita ho anche trovato uno degli edifici più belli e colorati della città: la moschea rossa. Sono rimasta stupefatta da quanto il rosso che contornava tutta la moschea fosse acceso e da quanto i disegni che la rivestivano fossero armoniosi. Il suo aspetto vivace ed elegante era degno del carattere giocondo della città.

Esterno della Moschea Rossa

Dopo la mia permanenza a Colombo ho deciso di spingermi oltre: questa volta mi sono diretta verso la famosissima ‘rocca del leone di Sigiriya’ che è uno dei maggiori centri di attrazione turistica. Appena sono arrivata e ho visto questa cima spuntare tra la natura pianeggiante non vedevo l’ora di salirci sopra. Questa prende il suo nome dalle due grandi zampe di leone che sono scolpite nella roccia proprio ai lati dell’entrata, che la rendono ancora più maestosa. Ma… perché fu costruita? E’ davvero solo un bel castello? La risposta è no. In realtà, si narra che questa rocca fu fatta costruire dal re Kasyapa che, per impadronirsi del suo regno, murò vivo il padre e fece deportare suo fratello. Egli, nonostante sembrasse autoritario e impavido, temeva molto che il karma per aver fatto tutto questo alla sua stessa famiglia gli si rivoltasse completamente contro e per difendersi fece erigere uno dei luoghi più affascinanti. Questa storia contiene anche una morale: “il karma torna sempre”; infatti dopo undici anni di regno fu proprio il fratello a vendicare ciò che il re aveva fatto subire a lui e al loro padre, uccidendolo.

Una cosa che non mi aspettavo visitando questo castello era la presenza di molti affreschi, davvero belli e realistici. Questa volta mi sono stupita un poco meno quando ho visto che anche dentro a questa rocca si trovavano molte statue del Buddha, proprio come quelle del tempio di Gangaramaya. Arrivata in cima mi sono guardata attorno… sono rimasta senza fiato! Il panorama si estendeva su tutta la pianura sottostante e poi, molto in lontananza, si vedevano le cime di alcune montagne. Era proprio una vista a trecentosessanta gradi e mi pareva quasi di percepire la rotondità della terra (un po’ strana come sensazione). E’ stato bellissimo guardare il panorama, sentirsi come se nessuno potesse rubarti mai la tranquillità e la pace. 

Rocca del leone di Sigiriya

In seguito, mi sono spostata nuovamente sulla costa dell’isola per trovare gli elefanti. Ho sempre desiderato salire su uno di questi, ma non ne avevo mai cavalcato uno. Però… come hanno fatto gli elefanti, animali così grandi e pesanti, ad arrivare su un’isola? Sicuramente questi abitano il territorio da molto tempo e durante centinaia e centinaia di anni il territorio cambia!

Infatti, una delle ipotesi più accreditate (quasi certa), è quella che gli elefanti siano giunti nello Sri Lanka attraverso una serie di piccole isole e collegamenti terreni che moltissimi anni fa collegavano quest’isola con l’india. Oggi, questo non sarebbe possibile, perché la distanza fra la grande penisola del subcontinente indiano e l’isola sarebbe troppo grande per essere percorsa dagli elefanti.

Quando sono salita sul dorso di uno di questi pachidermi, mi sono sentita un po’ instabile, ma poi ho subito preso confidenza con l’animale. Mi ha stupito molto il fatto che questi elefanti fossero così alti. Pensavo che fossero solamente molto grossi e pensanti, ma comunque più piccoli rispetto ai loro simili africani.

In questo paese, inoltre, sono molto affezionati a questi animali e per questo sono nate molte associazioni e “orfanotrofi” per gli elefanti che li tutelano e li proteggono, per esempio, dall’attacco di bracconieri che vorrebbero sfruttarli al solo scopo di ricavare dei materiali preziosi, come l’avorio, dalle loro zanne.

Gruppo di elefanti che si rinfrescano nelle acque della costa

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