AUSTRIA INFELIX di A. Mangone

Mi piace molto viaggiare, anche se purtroppo ormai è passato troppo tempo dall’ultimo vero e proprio viaggio che ho fatto.

Ieri, mentre facevo la solita passeggiata pomeridiana, mi sono fermata a guardare la vetrina di un’agenzia di viaggi non molto lontana da casa mia.

Nella vetrina erano esposte varie foto scattate in mete molto interessanti da visitare. Sono entrata nel negozio per saperne di più. L’impiegata mi ha fatto accomodare e abbiamo iniziato a parlare. Le ho raccontato che avrei bisogno di fare un piccolo viaggio per recuperare un po’ di energie e per prendermi qualche giorno di pausa dalla scuola.

La signorina mi ha presentato un viaggio in crociera ai Caraibi molto economico, mi ha mostrato una fotografia del posto ed ho pensato: “Wow!” Ma in fondo questa non era proprio la vacanza che stavo cercando; per andare al mare è adatta l’estate, visto che ci sono molti mesi a disposizione. Stavolta avevo voglia di visitare qualcosa di diverso che sarebbe stato in grado di lasciarmi un segno, qualcosa che ho sempre visto solo in foto e nei documentari e che ho sempre provato ad immaginare a modo mio leggendo parole scritte sui libri di scuola. Ho chiesto alla signorina se fosse disponibile un viaggio di qualche giorno in Austria, con una visita ai Campi di Concentramento. E’ rimasta un po’ colpita dalla mia scelta, ma ha trovato un posto libero di andata e ritorno in autobus e mi ha stampato i biglietti. Così due giorni dopo sarei partita.

Partenza

Preparando le valigie mi sono ricordata che in Austria il clima è un po’ diverso rispetto a quello italiano, perciò ho messo qualche felpa in più nella valigia, che come al solito, sono riuscita a chiudere per poco.

Sono le 22:30, l’autobus è qui davanti a me ed io sono pronta a iniziare questo nuovo e particolare viaggio. Non credo che stanotte riuscirò a dormire, ma ci proverò.

Ho appena aperto gli occhi, è mattina, ho tolto la tenda dal finestrino e tutto ciò che vedo sono alberi verdi e grandi prati, è diverso rispetto a ciò che vedo da casa mia! Siamo arrivati, adesso devo andare in hotel a lasciare le valigie e poi comincia l’esplorazione!

Prato austriaco

Oggi ho deciso che farò un giro a Linz, la terza città austriaca per popolazione, capoluogo dello Stato federato dell’Alta Austria. Non dista molto dal mio hotel.

Fiume Danubio – Linz

       

Ho trascorso alcune ore qui, adesso è pomeriggio. Molti negozi sono già chiusi perchè qui, essendo il clima diverso, le persone hanno abitudini ben diverse, infatti come si può notare, sono pochi coloro che fanno una passeggiata in una città importante come Linz. Il grande fiume Danubio attraversa una buona parte dell’Austria e così anche Linz.

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Adesso si è fatto tardi e sto tornando in hotel.. sta anche iniziando a piovere!

Per cena mi hanno portato una minestra ed altri cibi come insalata e wurstel, non è stata proprio di mio gradimento, ma ho comunque ringraziato il cameriere con “Danke schön!”

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Giorno 2

Sta mattina sono stata svegliata presto dal canto dei galli, adesso vado a fare colazione e poi prenderò l’autobus per andare a visitare i Campi di Concentramento di Mauthausen.

Sta piovendo e ho l’impressione che tra poco inizierà a grandinare, per fortuna mi sono ricordata di prendere l’ombrello. L’autobus è arrivato, mi hanno appena detto che il viaggio durerà tra l’una e le due ore, ne approfitto per riposarmi.

Siamo arrivati, sto scendendo dall’autobus. Appena metto piede a terra, noto la tristezza del posto, resa più efficace dalla pioggia, che vedo e sento cadere incessantemente sul mio ombrello e intorno a me.

Come descrivere quello che vedo? C’è una lunga muraglia grigia in pietra in cima ad una collinetta..

Ad un certo punto la muraglia è interrotta da un’entrata, c’è una grande porta..

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Entro e mi trovo davanti due lunge file di baracche di colore verde-acqua. Una guida ci fa entrare dentro alcune di esse: quelle della fila a sinistra sono tutte vuote e molto fredde, mentre in quelle a destra ci sono le docce e le camere a gas.

Qui venivano tenuti i deportati, persone innocenti che erano state catturate e portate nei campi.

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Appena i deportati arrivavano al campo venivano rasati e fatti visitare da un medico che avrebbe deciso se fossero stati in grado di lavorare. I disabili venivano uccisi e fatti cremare nei forni, mentre agli abili veniva assegnato un numero, che sarebbe diventato il loro nuovo nome per tutta la loro permanenza al campo.

Il numero che veniva assegnato ai deportati era lungo e non facile per loro da pronunciare. Ogni giorno, quando gli uomini della SS facevano l’appello, i deportati dovevano rispondere loro pronunciando il proprio numero in lingua tedesca; ciò per molti non era facile, visto che non conoscevano il tedesco.

Dovevano memorizzare il loro numero il più presto possibile, perché se non avessero risposto all’appello, avrebbero dovuto sdraiarsi a terra e avrebbero dovuto farsi frustare il corpo con un’apposita frusta per venticinque volte.

I deportati non venivano identificati solamente con un numero, ma anche con dei simboli:

Prima di lasciare il campo, ho percorso con la guida la Scala della Morte, una scalinata composta da 186 scalini. I deportati salivano queste scale tutti i giorni con trenta chili sulla schiena.

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Queste scale sono finite con una stradina che ci ha ricondotti davanti alla muraglia del Campo di Concentramento.

Giorno 3

Ieri sera ero molto stanca e non sono riuscita ad aggiornare il diario, ma oggi ho il modo di farlo, visto che trascorrerò qualche ora in autobus per tornare a casa in Italia.

Sono molto contenta di avere visitato questi posti – che si portano dietro un passato particolare – visto che ho potuto vederli con i miei occhi e non solo immaginarli tramite i libri di scuola.

Mi ha fatto capire che certe volte il mondo è ingiusto: la deportazione è stata applicata come strumento di controllo sociale o politico, provvedimento di lotta etnica o per altre ragioni, ed è spesso stata una componente dello sfruttamento della schiavitù.

11 commenti
  1. Matilde Giglioli
    Matilde Giglioli dice:

    Articolo che descrive l’aspetto esterno di questi campi, e con una buona introduzione sulla città. Non ci possiamo immaginare nemmeno come sia stata l’atmosfera a quei tempi quindi mi è piaciuto molto come hai cercato di descrivere i sentimenti che provavi mentre visitavi il luogo e i sentimenti che hanno provato qualche anno fa delle persone come noi. Viaggio triste ma utile per ritornare con i piedi a terra !

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  2. Edoardo Leporatti
    Edoardo Leporatti dice:

    L’articolo è ben riuscito soprattutto per le ampie descrizioni e per le immagini ad esse correlate.

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  3. Giorgio Buccolieri
    Giorgio Buccolieri dice:

    Molto bello questo articolo e interessante la descrizione dei luoghi della morte accompagnata da numerose immagini che riescono a farci capire molto bene come era strutturato il campo. La riflessione finale è molto interessante.

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  4. Francesco Iacopini
    Francesco Iacopini dice:

    Articolo ben strutturato e molto originale. Anche se è passato molto tempo da allora, sentire delle notizie sui campi di concentramento mette sempre inquietudine, perché sono simbolo di un’atrocità immane ed ingiusta. Potevi tuttavia descrivere un po’ di più la cittadina di Linz, che di certo non sarà priva d bellezze da raccontare.

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  5. Agnese Del Colombo
    Agnese Del Colombo dice:

    Originale il modo in cui hai iniziato l’ articolo,peccato per le poche informazioni sulla città di Linz a differenza del campo di concentramento, a cui hai dato molto spazio, questo lo ha fatto risaltare all’ interno dell’ articolo.

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  6. Raffaele Garretta
    Raffaele Garretta dice:

    Veramente un bell’articolo che ti fa capire tutta l’immensa tristezza che aleggia in questi luoghi

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  7. eleonora guiducci
    eleonora guiducci dice:

    Descrittivo e pieno di pensieri che fanno riflettere sulla vita dei deportati. Anche le immagini scelte sono molto appropriate e trasmettono il senso di tristezza che si sente in quel luogo.

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  8. Niccolo Pozzolini
    Niccolo Pozzolini dice:

    La descrizione del campo è suggestiva e molto ben dettagliata. Del primo giorno mancano le descrizione di ciò che hai vistato a Linz. L’articolo mi è piaciuto molto compresa la riflessione finale.

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  9. Sara Guido
    Sara Guido dice:

    Bell’articolo, descritto nei minimi particolari…sembrava di essere lì con te. Una cosa che non sapevo era l’esistenza della scala della morte della quale hai dato una descrizione esauriente. Bella anche l’introduzione!

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  10. Giulio Marozzo
    Giulio Marozzo dice:

    Un articolo molto interessante, mi è piaciuta soprattutto la parte dell’appello e del fatto che dovevano imparare a memoria il loro numero di riconoscimento.

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