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Tamara De Lempicka a Verona

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Tamara de Lempicka a Verona, mostra monografica a Palazzo FortiAMO Arena Museo Opera, dal 20 settembre 2015 al 31 gennaio 2016

Narra una leggenda azteca che la principessa Iztaccíhuatl morì di dolore alla notizia che il suo innamorato Popoca era stato ucciso in guerra. Ma la notizia era falsa. Popoca tornò salvo dalla guerra, ma solo per apprendere che l’amata Iztaccíhuatl era morta. Allora Popoca portò sulla cima di una montagna la principessa defunta e la pose su un cataletto di fiori, vegliandola fino a che il lutto non condusse anche lui alla morte. Gli dei, commossi, trasformarono l’uomo nel vulcano Popocatépetl, (“montagna fumante”, in lingua Nahuatl) e la principessa Iztaccíhuatl (“donna bianca”) nel monte che sorge al suo fianco, chiamato in seguito dagli spagnoli Mujer Dormida ovvero donna dormiente, per la sua somiglianza con una donna sdraiata.

È sulla cima del vulcano Popocatépetl che le ceneri di Tamara de Lempicka furono sparse, secondo il desiderio che aveva espresso all’amico Victor Manuel Contreras. La pittrice si era ritirata a Cuernavaca, in Messico, dove trascorse gli ultimi due anni della sua vita in una villa con vista sul Popocatépetl. Cuernavaca, un tempo ricettacolo di gangster, di mafiosi e di giocatori d’azzardo, dopotutto non era un luogo così strano per un asilo dorato. Vi soggiornarono divi e registi di Hollywood, artisti hippy, musicisti psichedelisci, espatriati giramondo, pensionati benestanti e spostati di ogni qualità. In questa località dal clima sempre primaverile affrontò l’ultimo inverno della sua vita Tamara de Lempicka, lontanissima dalla Varsavia dove era nata, dalla San Pietroburgo dove si era sposata, dalla Parigi dove era vissuta, dalla New York dove era riuscita a inserirsi nell’effimero cuneo di luce della fama mondana che le avevano dato il suo titolo nobiliare, il suo avventuroso passato di esule fuggita dalla rivoluzione bolscevica, la sua capacità di promozione sociale, prima ancora che la sua arte.tamara9

L’atmosfera nello stesso tempo blasè e nevrotica, viziosa e frenetica, sregolata ed elegante del jet set internazionale dei ruggenti anni venti sagoma e irradia le sue tele.

81922d60e6a901e58b694ed53d4463e5Il giudizio critico sulle sue opere è sempre stato alterno e contrastante. La polvere della denigrazione e l’altare dell’infatuazione hanno messo i quadri della Lempicka in una luce falsa e gioverebbe una più ponderata valutazione, esente dalla sbrigativa sufficienza di certi critici che la giudicano una mestierante dotata di una certa abilità mimetica, ma priva di profondità; e gli altri che, soprattutto negli ultimi decenni, l’hanno innalzata a icona come fosse un’Artemisia Gentileschi Deco o un Michelangelo androgino. È innegabile che la qualità pittorica dei suoi quadri è molto oscillante. Accanto alla mirabile monumentalità di alcuni nudi non sprovvisti di energia drammatica, vi sono stucchevoli esercitazioni neo-rinascimentali o primitiviste e post-fiamminghe appena appena rinfrescate con una tenue mano di vernice cubo-futurista.100-2

L’Art Deco di cui la si pretende vessillifera e Sibilla in realtà è un’etichetta che non spiega la peculiarità della visione di Tamara de Lempicka. Le sue minuziose scomposizioni e ricomposizioni volumetriche sono sì frutto del contagio del cubismo, ma un cubismo contratto in forma lieve, considerando che le dosi di vaccino assorbite per influenza del Rinascimento italiano e del realismo fiammingo l’hanno immunizzata da ogni uso estensivo delle sperimentazioni avanguardistiche, che in lei si risolvono in decorazione e in decantazione formale.EC19278-900x900Tutti gli stili antichi e moderni vengono passati in rassegna dall’artista, che li filtra con la sua sensibilità cromatica, amante dei toni metallici, sericei, artificiali e levigati all’estremo. I modelli del passato vengono sottoposti a una condensazione formale che affianca alla levigatezza marmorea degli incarnati, emuli di quelli di Ingres, un lavoriò minuzioso da orafo o da gioielliere nei panneggi, nelle chiome quasi metalliche e in altri particolari e accessori che ricordano quelli di Petrus Christus, di Gossaert, di van der Weyden o di altri maestri fiamminghi, accaniti indagatori di pieghe e affastellatori di increspature tessili, così simili a sfaccettature di diamanti tagliati.

T. de Lempicka, Ritratto di Marjorie Ferry 1939

T. de Lempicka, Ritratto di Marjorie Ferry 1939

E aguzze e sfaccettate proprio come gemme incise sembrano gli oli più riusciti della Lempicka. Perdoniamo loro quell’apparente fatuità glamour di bambole cosmopolite, in grazia di quell’aguzzo cesello che sbalza i soggetti muliebri, vetrificati per un processo felice di astrazione, fino ad assumere una consistenza minerale, come nella pittura ferrarese del XV secolo.

tamara-de-lempicka-czerwona-sukienka E la frivolezza delle pose manierate e sofisticate è riscattata dall’assorta cupezza degli sguardi, dalla mestizia corrucciata delle espressioni, da quell’ambiguità lievemente isterica che rende interessanti le sue modelle, come delle Marlene disegnate da Maurice Denis ma tinteggiate da Giovanni Bellini o da Antonello da Messina.

997147_1_lLa mostra veronese ci dà non più che un parco assaggio del suo disinvolto sincretismo, con nudi di donna spartiti da uno spettrale chiaroscuro che fa pensare a Füssli,2009_2921_39344

trompe-l’-oeil nel gusto manierista tardo-cinquecentesco, nature morte dove il realismo caravaggesco si intinge nel cromatismo di Cézanne,99-2

un pastiche sincretico di bagnanti e odalische di Ingres che si disarticolano nella volumetria delle Demoiselle di Picasso però colorate da Burne-Jones.Perspective

127-2E non direste che i ritratti di sua figlia Kizette nel loro perverso candore anticipino le ninfette di Balthus?

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L’ambiguità del suo sguardo riflette la sua ambiguità, non solo sessuale ma culturale. 0Contesa tra D’Annunzio e Greta Garbo, tra il Vittoriale e Hollywood, tra lo scintillio dei grattacieli newyorkesi futuristicamente ridotti a celeri schemi geometrici e i mandarini o gli acini d’uva resi con esasperata un diligenza mimetica, tra i nudi saffici e il misticismo controriformistico alla Carlo Dolci delle sue madonne.

La sua frequentazione di Colette, della Sackville-West e di Cocteau e di Gide, di cui fece il ritratto, ci racconta di sodalizi cosmopoliti all’insegna dell’”inversione sessuale”, come la chiamerebbe Proust, unita dal talento e dalla sensibilità particolare che accomuna i membri di questo prestigioso côté artistico-letterario sull’asse Parigi-Londra.

T. de LEMPICKA, RITRATTO DI ANDRE' GIDE

T. de LEMPICKA, RITRATTO DI ANDRE’ GIDE

Il lungo e fastoso crepuscolo artistico della Lempiska, tra New York e Beverly Hills, la conduce inesorabilmente sul viale del tramonto, proprio come certe star di cui ha emulato le pose nei numerosi ritratti fotografici che l’hanno immortalata pensosa, languida e fatale, come l’eroina di un film.

Tamara-de-Lempicka-wearing-Marcel-Rochas-dress-Madame-DOra-19311933 Il suo splendore formale perturbato da vaghe inquietudini, la seduzione emanata da corpi sospesi tra impeccabile lustro di superficie e dolenti sottintesi la rende ancora oggi valida comprimaria nel panorama artistico tra le due guerre. Tuttavia temo che non siano queste sfumature, bensì la sua apparente semplicità e affabilità comunicativa ad averne fatto l’icona pop, buona per ogni rivisitazione, per ogni citazione artistica, sfruttamento pubblicitario e revival critico di cui la mostra veronese è solo il più recente omaggio.tamara_de_lempicka_inspired_art_museum_painting_by_9184310ccf2f6cdc2b58509c00af91eb

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