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STRACCI & CAMMEI di Lavinio Trevi

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Un gorgoglio d’oceano si depone

tra il chiaro annegamento delle schiume.

L’aria si sveste delle sue corone,

agguagliandosi ai cenci ed al pattume.

Se la mia palma a questo abisso espone

il gesto in cui si serra un falso nume,

lo specchia l’acqua che l’onda contrae

in una spoglia doppia che si attrae.

Spunta un rigoglio in seno ad Anfitrite

e muta prodigioso il suo soggiorno.

Noi procedemmo con le nostre vite

scarse e mansuete, in un concorso adorno

d’oro, baleni ed allegrie più ardite

dei rossori del cielo, a cui ritorno

fa l’astro sorto sull’invisa scaglia

che di vane vicende ci ragguaglia.

Scalpori, ostri sgargianti, effluvi venti:

questi gli spassi che il tempo diverte,

dove si traggono i suoi oziosi eventi

per queste rive, che le prore esperte

schivano, volte ad altri climi e genti.

Dagli avi grotti degli scogli spio

che si accusi una vela all’occhio mio.

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