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SPALATO dal nostro inviato Gabriele Tretola

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Spalato (Split)

Nicomedia, Anatolia, 304 d. C.

Un vecchio esangue, emaciato e fragile, così debilitato dalla malattia da non reggersi sulle gambe. Così apparve in pubblico all’inaugurazione del nuovo circo, dirimpetto al palazzo imperiale, Diocleziano Augusto. Dopo vent’anni di regno, la carcassa incanutita e macilenta di quell’invalido era tutto ciò che restava di quel nerboruto legionario illirico che era riuscito a diventare GAIVS AVRELIVS VALERIVS DIOCLETIANVS AVGVSTVS. Il monarca assoluto di una buona parte del mondo conosciuto, il Dominus che pretese di essere adorato come un dio, colui che le iscrizioni encomiastiche chiamavano “restauratore del mondo”, “vincitore massimo dei Persiani, dei Sarmati, dei Germani”, “fondatore della pace eterna”, era così provato dalla cerimonia che dovettero portarlo via disteso in lettiga e per giorni si vociferò che fosse morto. Primo e unico imperatore romano a compiere un simile gesto, Diocleziano depose la carica di Augustus il 1º maggio 305 e si ritirò a vita privata nel palazzo-fortezza che si era fatto costruire a Spalato, sulla costa della Dalmazia, dove attese la morte, avvenuta qualche anno dopo.

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I sigilli di pietra

sample4 (1)In questa enorme villa fortificata che avrebbe contenuto una città, l’ex imperatore passava il tempo coltivando l’orto e cercando di convincersi che era stato un politico in gamba, capace di riportare stabilità e giustizia dove i barbari avevano portato devastazione e minaccia. Almeno ci aveva provato. Aveva affettato l’impero in quattro nell’illusione di meglio difenderlo e aveva esautorato Roma, relegandola al ruolo decorativo di una scenografia marmorea, buona al massimo per qualche sporadica cerimonia ufficiale. Il centro del potere era ormai altrove, e l’architettura monumentale in scala XXL realizzata nel periodo della Tetrarchia rese visibile la diversa dislocazione del potere autocratico grazie a questi sigilli di pietra e di marmo impressi sul territorio imperiale, da Nicodemia a Sirmio, da Tessalonica ad Augusta Treverorum.

Una ricostruzione delle Terme di Diocleziano a Roma

Una ricostruzione delle Terme di Diocleziano a Roma

La città-palazzo

Nell’area occupata dall’enorme buen retiro di Diocleziano, che serba ancora qualcosa dell’accampamento militare, all’ombra dell’imponenza militaresca delle sue muraglie, è spuntata, come una pianta infestante spunta sulle rovine, la città vecchia di Spalato. IMG-20150903-WA0022Un quadrilatero un po’ sghembo che ricalca il castrum romano, dove il formicolante via vai urbano ha come scenario le colonne e le trabeazioni monumentali di una reggia defunta e dove si svolge la vita quotidiana di una vivace popolazione che fa pensare a infaticabili termiti che abbiano scavato gallerie in un maestoso manufatto di legno pregiato. Quelli che erano il cardo ed il decumanus sono crivellati da un animato labirinto di vicoli, stradine, cortili, passaggi e viuzze. IMG-20150903-WA0027Tra le mura ciclopiche, alte fino a 48 metri, si aprono botteghe, usci di caffè e ristoranti. Gli avventori dei bar sbevazzano sotto i fregi scolpiti, le coppie si sbaciucchiano sotto un protiro, i turisti si appoggiano sbadatamente ai plinti scolpiti.IMG-20150903-WA0025 I passanti lasciano sbriciolare i loro sandwich sul granito nero d’Egitto e fanno cucù sporgendo la testa dietro la sfinge acefala della diciottesima dinastia portata via con le sue sorelle dal tempio di Karnak.

4a4 JupiterSi entra e si esce come niente fosse dalla Porta Aurea, si fa la spesa tagliando per i criptoportici, si fa lo struscio lungo i colonnati dei cortili. IMG-20150903-WA0019E i bambini scorrazzano liberi per i tablini marmorei dove un tempo Diocleziano riceveva i dignitari. Ci si dà appuntamento davanti al tempio di Giove per un aperitivo, si consulta il menu di un ristorante annidato sotto un architrave corinzio; e più tardi si va a vedere uno spettacolo nel peristilio imperiale. Col passare dei secoli, le case in affitto e i glicini sulle terrazze hanno colonizzato i pronai e le aule basilicali, gli appartamenti imperiali sono stati frazionati in alloggi trivani, le chiese cristiane hanno parassitato i templi pagani, inglobato rotonde, edicole tetrastile e mausolei, le strade tagliano i peristili e i vestiboli, i negozi si sono scavati un cantuccio nelle basiliche e nelle terme, i condizionatori sono stati collocati senza riguardo per le mura secolari.6b3 northern wall

Come quei saprofiti che si nutrono di materia morta, gli abitanti della vicina Salona, rifugiati nel palazzo-fortezza per scampare all’invasione degli slavi e degli avari nel VII secolo, hanno murato le loro abitazioni smantellando a poco a poco le pietre del palazzo, un calcare pregiato di Brač che apparenta il palazzo di Diocleziano alla Casa Bianca di Washington. Questi profughi alacri hanno disfatto lentamente i colonnati, spezzato i pronai, smontato i capitelli, smembrato corpi di fabbrica, mutilato le edicolette; insinuando porte, finestre e finestrelle tra le colonne dei loggiati pseudo-peripteri. Dei deambulatori e dei sacelli sono rimasti pezzi di muratura e pavimentazione incastonati nelle pareti di case private. Della Porta Aurea rimangono gli archetti, ma senza più le colonnine pensili che li reggevano; e nicchie vuote senza più le statue, trafugate dai veneziani. Ma in fondo proprio il riutilizzo fai-da-te di queste costruzioni tardo-romane ha permesso di preservarle in larga misura.IMG-20150903-WA0005

Il palazzo di Diocleziano non era solo una miniera di materiali, ma anche di idee architettoniche. Gli archivolti sostenuti da due colonne, a cui si affiancano altrettante aperture sormontate da un architrave, sono stati in seguito imitati nella cosiddetta finestra serliana cara a Palladio.IMG-20150903-WA0013 L’edificio ottagonale del mausoleo imperiale, cinto da una peristasi di 24 colonne e coperto da una cupola piramidale, fu il modello per i battisteri cristiani, anche se era in origine il sacrario che l’imperatore divinizzato nemico dei cristiani si era riservato per trascorrervi l’eternità.IMG-20150903-WA0026

Il sontuoso crepuscolo di Diocleziano

È una vera nemesi storica che il monumento funebre del più inesorabile nemico dei cristiani sia diventato una cattedrale, nel cuore della stessa cittadella pagana consacrata all’otium dell’autocrate che aveva enfatizzato la distanza tra la sua figura semidivina e i comuni mortali attraverso l’introduzione di un cerimoniale di corte che somigliava a un atto di culto, in un estremo tentativo di rafforzare il potere imperiale con i prestigi della religione. E proprio per trasformare l’impero in una monarchia divinizzata aveva combattuto spietatamente l’avanzata del cristianesimo tra sudditi sempre più tiepidi verso gli dei tradizionali e sempre più attratti dal Dio che veniva da Gerusalemme.IMG-20150903-WA0023

Nel De mortibus persecutorum lo scrittore cristiano Lattanzio elenca tutti i misfatti degli imperatori che si erano accaniti contro i seguaci di Gesù, allegando la tragica fine con cui la mano di Dio ha punito ciascuno di loro. Con Diocleziano Lattanzio ci va giù pesante, lo chiama “scelerum inventor et malorum machinator” (inventore di scelleratezze e artefice di mali). Altro che pacificatore del mondo, secondo Lattanzio, Diocleziano mise sottosopra la terra intera con la sua avidità e le sue fobie (orbem terrae simul et avaritia et timiditate subvertit) non astenendosi neppure dal muovere guerra a Dio. Ma Dio lo punì.

Paolo Veronese, S.Sebastiano rimprovera Diocleziano

Paolo Veronese, S.Sebastiano rimprovera Diocleziano

L’estremo scorcio della vita di Diocleziano, trascorsa nel superbo palazzo turrito sull’Adriatico dove il divino Augusto custodiva e celava al mondo la sua fragilità umana, non fu per niente felice. Il Dio cristiano si vendicò delle persecuzioni contro i suoi fedeli scagliando su Diocleziano, ormai un vecchio valetudinario, terribili quanto ironici castighi. Colui che aveva perseguitato i cristiani si ritrovò due simpatizzanti di Cristo in casa: la moglie Prisca e la figlia Valeria, che in seguito a varie peripezie, furono esiliate, arrestate e infine giustiziate per ordine del nuovo imperatore Licinio. Chi vent’anni prima aveva debellato l’anarchia militare, impedito la guerra civile e il collasso delle istituzioni statali, assicurandone la stabilità con il pugno di ferro, sopravvisse abbastanza per vedere crollare intorno a sé tutto quello che aveva laboriosamente costruito: il sistema tetrarchico fallito, l’impero di nuovo conteso tra ambiziosi rivali, la crisi economica aggravata dalle stesse misure con cui aveva cercato di risolverla, i cristiani sempre più numerosi e influenti, i barbari sempre più minacciosi.

La morte dei familiari e la tragica fine del suo collega e amico Massimiano, costretto al suicido da Costantino e bollato con la damnatio memoriae, la depressione senile e una malattia dolorosa che non gli dava tregua né giorno né notte, amareggiarono a tal punto i suoi ultimi anni da spingerlo a togliersi la vita. Lattanzio racconta con devota perfidia: “duplici aegritudine adfectus moriendum sibi esse decrevit. Iactabat se huc atque illuc aestuante anima per dolorem nec somnum nec cibum capiens. Suspiria et gemitus, crebrae lacrimae, iugis volutatio corporis, nunc in lecto, nunc humi. Ita viginti annorum felicissimus imperator ad humilem vitam deiectus a deo et proculcatus iniuriis atque in odium vitae deductus postremo fame atque angore confectus est.”

(colpito da una doppia malattia, decise che era ormai tempo di morire. Si agitava qua e là, impazzito dal dolore, senza prendere cibo né sonno. Tra sospiri, gemiti e lacrime, non trovava mai sollievo né a letto né fuori dal letto. Così colui che era stato un fortunatissimo imperatore per vent’anni, fu ridotto da Dio a una vita umile e piena di mali, tanto che, giunto a odiare la vita, alla fine morì di fame e di dolore).IMG-20150903-WA0024

A dispetto di Diocleziano, il cristianesimo si diffuse anche in Dalmazia e il più importante esponente del clero locale ci attende alla porta principale della città, dove svetta la statua del vescovo Gregorio di Nona che nel X sec. usò l’alfabeto glagolitico per tradurre in slavo il messale romano, in barba alle proibizioni papali. Ogni luogo ha una statua vittima di sfregamenti apotropaici, consunta e resa lucida da migliaia di mani devote o superstiziose; qui è toccato proprio alla scultura formato gigante che raffigura Gregorio, dal pollicione consumato a furia di essere strusciato.IMG-20150903-WA0006

Riflessi veneziani

Le pietre di Spalato echeggiano sotto i passi, riverberando i ricordi di fasti imperiali, e i camerieri di certi ristoranti, vestiti in toga, tentano invano di contribuire all’illusione. Ma al di sotto dei rimbombi latini si percepiscono anche i più delicati sussurri veneziani, specie in certi palazzi tardo-gotici come quelli concepiti dall’eclettico Giorgio da Sebenico, protagonista del cosiddetto Rinascimento adriatico, o quelli di via Papaliceva, con i loro portali e le loro logge a colonne che potrebbero specchiarsi sul Canal Grande.IMG-20150903-WA0009

Più ci si allontana dalle mura più la città bianca di calcare diventa grigia di cemento e imbrattata di graffiti. Le meravigliose e animate strade della città vecchia si trasformano in quartieri dove si ha paura anche della propria ombra. La città di Diocleziano qui dimentica se stessa e trascolora tristamente in un’atmosfera di minaccia e di degrado che la rende simile a quasi tutte le periferie che non si sono mai destate dagli incubi urbanistici del XX secolo.IMG-20150903-WA0004

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