SOGNO O SON SPECCHIO? OVVERO RIFLESSIONI DI UNO SPECCHIO

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A volte la filosofia trascolora o sconfina nei territori della poesia.

Sentite questa proposizione di Leibniz:

“Ogni porzione di materia può essere concepita come un giardino pieno di piante, o come uno stagno pieno di pesci.

Ma ciascun ramo delle piante, ciascun membro dell’animale, ciascuna goccia dei loro umori, è a sua volta un giardino o uno stagno” (Monadologia, 67).

L’universo come un abisso dove ogni goccia di uno stagno è a sua volta uno stagno che contiene altri stagni. Quale immagine potrebbe essere più vertiginosamente poetica? Quale rappresentazione più suggestiva di un infinito regresso verso un ineffabile microcosmo di gocce d’acqua che contengono altri mondi?

5903002116_762783602c_bLeibniz si serve di questa figura per esprimere la sua immaginifica visione di un universo formato da singole sostanze che lui chiama monadi. Le monadi sono come atomi, ma privi di estensione. Però io non posso fare a meno di immaginarmele come sfere lucide, dure e impenetrabili, dalla liscia superficie riflettente.

87569365_c86c44b7b0_zOgni monade rispecchia in se stessa l’intero universo. Come dice lo stesso Leibniz “Ogni monade è uno specchio vivente dell’universo, e ne disegna una diversa prospettiva; ogni monade esprime tutte le altre” (Principi razionali della natura e della grazia 12 e Monadologia 83).1322196029-ring-installation-vendome-paris-arnaud-lapierre12jpgMa se l’intero universo è costituito da monadi e ciascuna monade non è che il riflesso di tutte le altre, significa che ogni essere contenuto nell’universo non possiede altro contenuto fuorchè un rispecchiamento dell’universo da un punto di vista particolare. L’universo non sarebbe altro che un gioco di specchi che si riflettono reciprocamente, senza che ci sia nessuna sostanza da rispecchiare, se non degli specchi che riflettono altri specchi all’infinito.

1322196020-ring-installation-vendome-paris-arnaud-lapierre7Ecco dunque il segreto dell’universo che ha tenuto il pensiero umano in scacco, sfidandoci a venirne a capo per intendere quale mai fosse il suo significato. Non lo abbiamo mai penetrato perché non abbiamo arguito che l’intero cosmo non è altro che la somma dei nostri sguardi, la totalità dei nostri scrutamenti, l’insieme delle nostre osservazioni, delle nostre indagini sul suo presunto segreto. È un’idea inebriante quella che l’universo non contenga affatto un mistero e si riduca in definitiva solo ad un immenso auto-rispecchiamento.4232444405_7534b67521_zOgni monade, cioè ogni mente o anima creata guarda l’universo dal suo punto di vista limitato, cercando di trovare la verità. Qualcuno finisce per pensare che da qualche parte ci deve pur essere un punto di vista privilegiato dove le cose si vedono meglio, come da un belvedere panoramico. Il monte Olimpo? Il cielo? Ma a quanto pare, tutti i pezzi dell’universo, che Leibniz chiama monadi, non fanno che rifrangersi a vicenda e l’universo nel suo complesso non è che quest’infinito occhieggiare, origliare, spiare con cui ciascuno spirito lo considera e lo investiga, come può meglio, senza altro risultato che vedere riflessa infinite volte la propria inchiesta in quella, analoga e simultanea, degli altri miliardi di spiriti scrutanti. Sguardi che cercano verità e non trovano che altri sguardi.9423464295_243a355d89_bDunque bisogna concludere che la ricerca della verità porta a scoprire che la verità in ultima analisi consiste nella ricerca stessa. Le menti umane (e forse quelle angeliche) puntano i loro specchi sull’universo per rifletterlo, sintonizzano le loro antenne sulle emissioni che provengono dal cuore delle galassie ma non captano che altri specchi puntati su di loro.

Ring II Installation by Arnaud Lapierre Questo intercrociarsi di riflessi, questa reciprocità di abbagli e di riverberi accecanti che si rimandano dall’una all’altra superficie monadica. Questa, ragguagliata ogni cosa, è la sostanza reale dell’universo.the_enchanted_mirror_by_ineedchemicalx-d5qtrsv

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