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IL SILENZIO DELLE KAPPA

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LE DUE GRANDI K della letteratura europea, Kleist e Kafka. I due scrittori ci accompagnano come guide volenterose nei dedali di tenebrosi castelli, tra i labirinti rischiosi creati dalle loro opere. Ma a un certo punto ci abbandonano a noi stessi. Dopo aver avviato il racconto, dandoci delle sensate e plausibili spiegazioni, entro un quadro dove tutto è in luce e gli elementi che lo compongono sono ancora precisi, concordanti e in scala, ecco che la voce del narratore arretra, si cela, si sottrae proditoriamente, senza far rumore. Avvertiamo a un tratto che l’autore non è più al nostro fianco e ci ha lasciati soli di fronte a una voragine o nel buio più totale di una segreta, in un silenzio pieno di oscure allusioni e minacce sussurrate. E ci ritroviamo da soli ad affrontare un processo, un fantasma, un terremoto o una vita da insetto…

La solitudine del lettore, nell’eclissi della voce diegetica che ci ha introdotti nella storia, ha forse lo scopo, lucidamente preordinato, di provocare in noi la stessa angoscia che prova il protagonista e farla durare anche quando i personaggi sembrano alla fine trovarsi a loro agio in quelle allucinazioni protratte. In Kafka questo meccanismo di sparizione del narratore è quasi sempre legato a una particolare ricorrenza. È infatti sempre possibile nei suoi romanzi stabilire una ricorrenza: un mese, un anno dalla metamorfosi, dall’inizio del processo, dall’arrivo al castello ecc. In coincidenza con questi snodi, le cose cominciano a prendere un loro corso intimo, placido e inarrestabile come un fenomeno naturale, con delle leggi nascoste, ma così coerenti e solide che non si riesce a opporre nessuna azione efficace, nessun intento più ragionevole. Perciò il lettore finisce per avere l’impressione di essere rimasto senza difese, sguarnito di armi logiche e privato, una pagina dopo l’altra, di ogni scorta intellettuale. Il nostro bagaglio culturale e la nostra esperienza sono inutilizzabili in questi mondi capovolti, dove nulla di quanto conosciamo come giusto, vero e bello vale più e dove è il capo dell’innocente a cadere sotto la scure del boia.

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