LAOS SENZA CAOS di E. Guiducci

Il mio viaggio continua in Asia, nello stato del Laos la cui capitale è Vientiane, che tradotto in italiano significa “bellissima città del Naga dalle sette teste”. La leggenda vuole che sia stata fondata su volere del Naga.

Oggi mi trovo proprio qui. La città, situata su un’ansa del fiume Mekong, chiamata anche Viangciàn dai laotiani e dai thai, è caratterizzata da mille colori e da mille profumi. Mentre cammino per le strade mi confondo con la gente del posto e sono attratta dalle fragranze di incenso e di frangipane, dai colori accesi dei templi buddhisti e dall’arancione delle vesti dei monaci che incontro. Vientiane si percorre comodamente in bicicletta, facilmente noleggiabile per 10 000 kip al giorno, che equivalgono a circa 1 €.

Oggi è una bellissima giornata, quindi, perché non noleggiarne una e immergermi nei suoni e nei profumi di questa capitale? 

Il mio hotel, per colazione, offre baguettes francesi accompagnate con varie farciture oppure il fĕr, che sono noodles di riso in brodo con verdure e carne a scelta, con vari condimenti. Dopo essermi gustata la sostanziosa colazione, sono pronta per visitare la città. Il primo monumento in cui mi reco è il Pha That Luang.

Pha That Luang

L’edificio, costruito nel XVI secolo, è il più importante di tutto il Laos. È un tempio della religione Buddhista Theravada e rappresenta il monte Meru, la montagna sacra considerata al centro dell’universo. È alto 45 metri e in passato la sua cupola era ricoperta di lamine d’oro. L’accesso ai piani più alti è consentito da alcune scalinate; sui lati sono presenti delle teste di Naga, un’antica razza di uomini-serpente.

Testa del Naga che protegge la scalinata


L’edificio sembra emanare luce da tutte le sue guglie dorate e illuminare il cammino dei fedeli. In generale è buona usanza non urlare o alzare la voce perché ciò disturba il silenzio in cui è immerso il territorio. A malincuore lascio questo posto immerso nel silenzio e nella serenità.

Patuxai, Vientiane

Mentre cammino noto uomini e donne che si salutano gentilmente giungendo i palmi delle mani nella posizione del “nop” e dicendo “sabai dii”, che è l’espressione amichevole più usata per salutarsi. Poco distante si trova l’Arco di Trionfo di Vientiane, il Patuxai, da dove è possibile ammirare la città dall’alto. È stato costruito in onore delle persone che combatterono per l’indipendenza dalla Francia. Ricorda un po’ l’Arco di Trionfo di Parigi sugli Champs Elysées, a differenza di quest’ultimo ha quattro archi invece che due. Con mia enorme sorpresa ho scoperto che questo è un vero e proprio edificio, infatti è costituito da sette piani, nei quali sono presenti un museo, un negozio di souvenir e uffici governativi. Sotto l’arco è presente uno dei più bei dipinti a cupola con icone e motivi del buddhismo. L’intera costruzione è circondata da magnifici giardini adornati con fiori variopinti e profumati.

Si è fatta ormai ora di pranzo, attirata dai profumi di spezie, entro in un ristorante locale, e noto subito un particolare insolito da trovare in Europa. Non ci sono sedie e tavoli ma solo delle stuoie rosse stese sul pavimento di legno intorno ad un piano leggermente rialzato chiamato “toke”. Una cameriera, gentilissima, mi porta ad un tavolo libero e mi consiglia dei piatti tipici. Ho la possibilità di scegliere tra il laap, a base di carne di pollo o anatra con chicchi di riso fritti e schiacciati, verdure e riso bollito, oppure il som moo, cioè salsiccia fermentata di maiale servita con riso, molte erbe, verdure e una salsa. Decido di prendere il laap. In Laos il riso è l’alimento principale e la qualità più consumata è il “riso glutinoso”, dal latino glutinosus. Questo vocabolo non indica l’elevata quantità di glutine, anzi nel riso non è presente alcuna traccia di questa sostanza, ma indica invece la sua caratteristica di attaccarsi e diventare appiccicoso dopo la cottura. La cameriera mi confessa che la tradizione di stare seduti sulla stuoia rossa al giorno d’oggi è un po’ in disuso e viene  tramandata soltanto dai monaci.

Il pomeriggio, invece di passarlo nella capitale, lo trascorro in un tempio fuori città dove è possibile fare meditazione vipassana assieme ai monaci, alternando la meditazione da seduti a quella in cammino. Ho la possibilità, così, di fare delle domande ai monaci e ne approfitto per chiedere quale sia l’insegnamento fondamentale del buddhismo. «L’attenzione» sento rispondere «l’attenzione è il filo conduttore che lega tutte le scuole della meditazione buddhista, quella Mahamudra nella tradizione tibetana, quella Zazen nel buddhismo zen e quella  vipassana nel buddhismo Theravada»

Rientro in città prima di sera per ammirare il mercato sul fiume Mekong affollatissimo di venditori di frutta, ortaggi ed altre mercanzie in equilibrio sulle loro esili barchette. Prima di rientrare nel mio hotel stanca, ma soddisfatta della giornata passata in questo angolo di mondo, mi godo un meraviglioso tramonto sul fiume.

Mercato sul Mekong

 

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