S COME SALOTTI di Gianluca Sestini

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In epoca illuminista il salotto letterario era un luogo di riunione, nel quale intellettuali e personaggi noti della vita mondana si incontrano per discutere di arte, letteratura e attualità. La sua influenza era molto forte sulla formazione dell’opinione pubblica e sulla politica dello Stato, grazie ad una grande rete di amicizie e di ospiti di spicco.
I salotti nascono in Grecia come symposion, ovvero un incontro conviviale per gli amanti della sapienza, che praticavano l’arte oratoria e che discutevano su argomenti artistici, letterari, filosofici e politici.

In epoca illuminista, i salotti delle élite aristocratiche furono affiancati da salotti della borghesia, e si fecero promotori della cultura al di fuori degli ambienti di potere. Il loro centro di diffusione fu la Francia, e principalmente Parigi, cuore della futura rivoluzione francese.

In Italia, i salotti più attivi si potevano trovare a Milano, dove vi era l’Accademia dei Pugni, oltre che a Firenze e Napoli. I dibattiti nati dai salotti milanesi alimentarono i temi affrontati nella rivista “Il Caffè”. Tra i salotti francesi più importanti si ricordano il salotto di Madame Geoffrin, dove il venerdì sera si potevano incontrare personalità importanti come Diderot e i fratelli Grimm; il salotto del Barone d’Holbach, frequentato da Diderot, Hélvetius, D’Alembert e Montesquieu; il salotto di Madame Lespinasse, quello di Madame Roland; il salotto di Madame Lambert, di Madame de Condorcet, di Adrienne Lecouvreur; il salotto di Madame d’Epinay e il salotto di Madame de Montesson.
Il salone di Madame Du Deffand aprì nel 1749, ed era caratterizzato da uno stile frivolo ed esuberante, oltre che da ospiti abituali come Voltaire e D’Alembert; altri ospiti importanti furono Fontenelle, Van Loo, Vernet e Marivaux. Julie de Lespinasse, brillante e colta dama di compagnia di Madame Du Deffand, diede vita, dopo il 1765, ad un proprio salotto letterario altrettanto celebre, in cui non esistevano restrizioni delle bienséance e si  incoraggiava la massima spontaneità: qui si era liberi, e si aveva il diritto di essere franchi.
Il salone di Madame de Condorcet aprì intorno al 1786 presso l’Hotel des Monnaies, che velocemente diventò molto rinomato e frequentato da numerosi filosofi illuministi.
Il salotto di Madame d’Epinay fu uno dei più importanti in assoluto: dopo essersi ritirata nel castello di La Chevrette nel 1749, iniziò a ricevervi numerosi visitatori illustri, tra i quali Duclos, Voltaire, Goldoni, Galiani, D’Holbach, Melchior Grimm e, soprattutto, Rousseau, del quale diventò protettrice.
Il salotto di Madame Roland, nel febbraio 1791, a seguito della nomina a deputato straordinario del marito, diventò il luogo d’incontro di deputati e giornalisti di estrema sinistra, come Brissot, Pétion, Burot e Robespierre.
Madame de Lambert fu una scrittrice francese, nota soprattutto per aver aperto il proprio salotto parigino ai più prestigiosi letterati del tempo. Nel 1710 aprì un salotto all’Hotel de Nevers, allargando la sfera di interessi di questi “convegni” alle scienze e alle questioni sociali. Qui vi si ritrovavano, il martedì sera, Montesquieu, la Rochefoucauld, Marivaux, Fontenelle e i pittori Watteau e Nattier.
I salotti, come afferma Benedetta Craveri in La civiltà della conversazione, furono lo strumento per una vera e propria rivoluzione. In spazi privati, spesso gestiti da donne, furono portati avanti quei valori di socievolezza che segnarono profondamente la filosofia, la politica, il modo di pensare di un’epoca. Le donne, in una società che le discriminava, che le lasciava in balia delle decisioni altrui, poterono affermare il proprio potere e il proprio intelletto proprio in mezzo ai grandi del tempo: ai grandi artisti, filosofi, politici. I salotti furono dunque il luogo di avvio di una nuova epoca di pensiero, e il luogo di libertà per l’esercizio dell’intelletto e dei piaceri femminili, soppressi e ignorati in altri ambiti.

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