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RINASCIMENTO METROPOLITANO: Gli scatti di Matt Crabtree

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Con pochi ritocchi veermeriani le foto rubate dal suo smartphone nei vagoni della metropolitana londinese diventano ritratti rinascimentali. La fotocamera di Matt Crabtree è la macchina del tempo che trasporta i passeggeri del metrò tra le ombre e i colori vibratili dei quadri di Holbein o di Giovanni Bellini, nel chiaroscuro dei fiamminghi o di Bernardino Luini, nelle atmosfere luministiche di Lorenzo Lotto e di Correggio. Matt-Crabtree6-800x1000.jpg0

Impiegati, cassiere, maestre d’asilo, fisioterapisti, manicure, manovali di officina, modelliste, addetti alle pulizie, magazzinieri, agenti immobiliari, telefonisti di call center, macchinisti, tipografi e lavoratrici domestiche, colti in spontanee pose pittoriche, con una compostezza di postura senza affettazioni che rivaleggia con modelli del Savoldo o del Moroni, compono la serie dei 16th century Tube Passengers.1465845885364855

A differenza di molti fotografi che cercano di emulare o riprodurre, con intenti più o meno ironici, celebri quadri del passato, grazie all’obiettivo della camera e alla manipolazione elettronica, Crabtree scatta foto estemporanee avvalendosi di soggetti inconsapevoli, che non sanno di avere assunto posture degne dei maestri del Rinascimento.su4

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Osservate le mani di questi passeggeri del Tempo e noterete come la natura imita paradossalmente l’arte, richiamando l’assetto manieristico del gesto che le sovrappone, lasciando le dita scoperte e libere di bagnarsi di luce e di riflessi, come un pezzo di bravura del ritrattista che si cimenta dal vero.mani1

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                              Leonardo da Vinci, La Gioconda (part.)

La mente non va subito alle mani dipinte da Leonardo e da Raffaello?

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                                    Raffaello Sanzio, La muta (part.)

Le foto più singolari sono però quelle di ragazze sorprese in una specie di estasi apparente, un rapimento mistico che fa pensare alle sante di Carlo Dolci o del Cagnacci.secret-subway-portraits-16th-century-tube-passengers-matt-crabtree-14-57626c8dbade1__700

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E non si sa che queste inopinate trasfigurazioni estetiche, che avvengono a sorpresa in un luogo così incongruo, come una ferrovia sotterranea, siano dovute alle risorse misconosciute dell’interiorità di singoli individui che emergono tra le masse urbane di una working class conculcata dall’alienazione; oppure siano tutto merito dell’occhio visionario dell’artista, che gioca con le forme prosaiche della quotidianità in una nostalgia impossibile dell’arte passata.

Carlo Dolci – Allegoria della pazienza (1677)

Carlo Dolci – Allegoria della pazienza (1677)

Consapevole che oggi l’unica modalità residua di essere artista è forse quella di rimpiangere il Bello.

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