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RIALZARSI PER CADERE di Gaia Dainelli

1-1Zac stava male. Era spaventato quando iniziò a sputare sangue. I ricordi affluivano nella sua mente come l’acqua scorre in una doccia lasciata aperta. Questo flusso scorreva così veloce nella mente di Zac che, disperato, si buttò a terra e iniziò ad urlare. Zac ricordò i suoi amici. Non voleva ricordare. Ricordò quando preparavano pancake. Ma non doveva ricordare. Ricordò i viaggi in treno. Ma non bisognava ricordare. Ricordare i momenti belli lo fa soffrire. Si tagliò per soffrire nel corpo e smettere di soffrire nella mente. Pensò di uccidersi, ma il suo cane Macchia lo guardò. Lo guardò come  un cane lanciato nel cosmo a bordo di una navicella spaziale guarderebbe la Terra che si allontana. Zac ripensò a sua madre con un coltello in mano. Ricordò il giorno in cui tornò a casa sanguinante e i suoi gli dissero: “Bravo, coglione! Ti sei fatto picchiare!” Il ricordo aveva il freddo atroce del kriss quando viene estratto dalla carne. Zac si addormentò e sognò che tutti i suoi ricordi fossero solo dei sogni. Ma c’era un uomo, nel ricordo. O forse nel sogno. Era quest’uomo nel sogno che l’aveva fatto addormentare, facendogli annusare un batuffolo di cotone imbevuto di etere. La notte era calata e la luna si tinse di rosso come un occhio cavato dalle orbite.

Il mattino seguente, Zac trovò sulla porta di casa Francesca sanguinante. Solo in quel momento gli tornò in mente quanto avesse bisogno di Francesca. Gli si formò nella mente l’immagine di un serpente e gli balenò l’idea che un mostro che mangia i bambini avesse fatto sanguinare Francesca. Francesca farneticava. Diceva che un mostro l’aveva aggredita, ma che forse era stato il diavolo. A Zac venne il pensiero che il diavolo fosse capace di dividere un uomo in due. Zac iniziò a piangere. Improvvisamente aveva ricordato. Davanti agli occhi si formò l’immagine del ponte crollato e del treno deragliato.

Zac stava sprofondando nella depressione. Gli venne voglia di precipitare nel vuoto, ma occorreva che qualcuno lo spingesse da una finestra, da solo non ce l’avrebbe mai fatta. Ma pensò che nella vita non importa quante volte si cade, bisogna sempre rialzarsi. Non importa se si cade per errore, per stanchezza o per scappare, quel che importa è rialzarsi. Anzi, quel che importa è cadere. Spesso cadere per poi rialzarsi è la cosa migliore che possiamo fare. Nel corso della nostra vita troveremo tante persone che tenteranno di farci cadere, che ci faranno sputare sangue o che ci deluderanno o tradiranno, e allora moriremo un po’ anche noi. Nella vita di qualcuno saremo più importanti di tutto e con lui faremo tante sciocchezze e staremo bene oppure staremo male. Gli amici ci possono aiutare a rimanere in piedi, ma anche a cadere. Tutti gli amici di Zac erano caduti e non si erano rialzati. Zac pensò che se anche Francesca cadesse, lui rimarrebbe come Parigi dopo il crollo della Tour Eiffel. Con il tempo, sarebbe arrivato a fare cose che non si sarebbe mai aspettato di fare. Sarebbe diventato la persona che aveva sempre detto di non voler diventare, ogni tanto indosserebbe i panni del diavolo e avrebbe la sua rivincita, a costo di tingersi le mani di sangue. Non sempre sarebbe stato gentile e affettuoso con chi amava, e chi amava non sempre lo sarebbe stato con lui. E quando succederà, gli prenderà un vuoto dentro e ucciderà per imparare a fare a meno di ciò che amava.

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