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REPORTAGE DAL GIAPPONE 2: TOKYO. Dal nostro inviato Giacomo Cinelli

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Tokyo: pagode e robot

Scrisse Tiziano Terzani nel 1985 che si arriva in Giappone per capirne gli uomini, ma la prima cosa che bisogna imparare è parlare con le sue macchine1. Macchine parlanti che erogano ogni sorta di merci e di servizi. I robot e i gadget ipertecnologici sono ormai legati alla nostra immagine del Giappone ben più che i tetti svasati delle pagode e i leziosi ponticelli sui torrenti.Akihabara.3

Una capitale nella capitale è infatti Akihabara, la Città dell’Elettronica, un immenso guazzabuglio di megastore, negozi e bottegucce che smerciano elettrodomestici, pc, smartphone e qualunque tipo di congegno e dispositivo elettronico che l’ingegnosità umana abbia inventato in questi decenni.Akihabara.2Questo quartiere è anche il paradiso dei patiti di videogiochi, di anime e di manga, di cartoons e di hentai e di tutto il merchandising legato ai fumetti, ai cartoni e ai film.Akihabara.

I cosplayer possono trovare qui i costumi di tutti i loro personaggi preferiti.

11866400_10207174608225838_8136712008396519886_nIn questa megalopoli priva di monumenti memorabili, ci si può sbizzarrire con le popolarissime action figure, i protagonisti dei manga e dei comics modellati in pvc. E poi le numerose sale giochi, un mondo fantastico dove i giapponesi adulti sperperano fior di yen per tornare bambini.IMG-20150812-WA0005

Ma se questo cosmo artificiale non fa per voi, vi potete sempre rifugiare nella mistica tranquillità dei templi di Asakusa, un complesso di santuari tra cui il Sensō-ji, dove si venera il bodhisattva Kannon, la cui statua è custodita sotto un baldacchino dorato in un padiglione protetto da una teca di vetro. Oltre che al beato buddhista, i fedeli possono dedicare una preghiera anche a Inari, non l’omonimo personaggio di Naruto, bensì l’ambigua divinità shintoista della fertilità, il dio più transgender della mitologia universale, visto che il suo genere sessuale varia nell’iconografia: infatti è rappresentato a volte come uomo anziano, a volte come giovane donna e talora persino come essere androgino.

Se riuscirete a risolvere le sciarade enigmistiche che indicano le stazioni della metropolitana e siete riusciti a salire sul treno giusto della linea Yamanote o della linea Hibiya della Tokyo Metro,

giunti a Asakusa potrete finalmente essere accolti dalla monumentale porta di Kaminarimon, dominata da una incombente e gigantesca lanterna rossa di carta.

kaminaron tempio di senso-JiCredete a questo punto di essere scampato all’inferno del consumismo metropolitano e di godervi la spirituale atmosfera del complesso templare più antico, anche se più finto di Tokyo (quello originale è stato ovviamente raso al suolo durante la Seconda Guerra Mondiale) e invece, prima di arrivare ai padiglioni e alle pagode, dovete percorrere una strada stipata da un centinaio di bancarelle e negozietti, che offrono in vendita souvenir e ogni ben di dio commestibile e no. Se lungo la strada vi lascerete sedurre dai ventagli e dai kimono in vendita, rischiate di arrivare al tempio addobbati come geishe.

IMG-20150812-WA0006Difficile resistere anche alle particolari slot machine che, in cambio di una moneta, emettono oracoli su bigliettini detti omikuji.

Akihabara e Asakusa: due aspetti di Tokyo opposti ma contigui. Come spesso si vede in Giappone, la tecnologia più moderna è al servizio delle più antiche tradizioni nazionali.

Giacomo Cinelli.

Foto di Mauro Cogno.

[1] Nell’articolo Giappone: sull’orlo dell’abisso, raccolto nel volume In Asia, Longanesi, 1998.

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