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REPORTAGE DAL GIAPPONE 1 dal nostro inviato Giacomo Cinelli

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Kita-Kamakura, Prefettura di Kanagawa

Il tempio di Jochi-ji a Kita-Kamakura è un santuario zen dove si perpetua il culto di Shaka, Miroku e Amida, tre idoli del pantheon buddista in versione nipponica, ovvero dei personaggi che avevano raggiunto la perfetta illuminazione sulle orme di  Shaka Nyorai, colui che noi chiamiamo Buddha. Nella simbologia zen queste tre figure rappresenterebbero il Passato, il Presente e il Futuro. Ma la commistione dei culti ha finito per produrre un complicato sincretismo. La dea suprema dello Shintoismo, Amaterasu è considerata una ipostasi di Dainichi Nyorai, un altro personaggio soprannaturale che ha raggiunto la condizione del Buddha e ha ottenuto il titolo onorifico di santità, in giapponese appunto Nyorai. Non poteva mancare il grasso e ilare Hotei (Budai per i cinesi) il cosiddetto Buddha sorridente, una delle Sette divinità della fortuna, veneratissime dai giapponesi. 11904695_10207213802125661_8115011671797371516_nQueste figure passpartout dei culti estremo-orientali, contese tanto dai fedeli buddhisti quanto taoisti e shintoisti, assicurano le cinque felicità di questo mondo: e alzi la mano lo scettico che non sfregherebbe la pancia di questi feticci se ci fosse la possibilità di assicurarsi lunga vita, salute e prosperità. L’Hotei custodito nel tempio di Jochi-ji è lustro e consumato a forza di essere sfregato dalle mani superstiziose dei fedeli giapponesi. Questo complesso apparato di credenze è dissimulato nella grazia oleografica degli edifici, dei portali, dei laghetti e dei boschetti di bambù. 11880574_10207213813085935_5171180319275331697_nIl tempio è più volte secolare, ma tutto quanto vediamo oggi risale al secolo scorso. Le costruzioni originali vennero distrutte dal violento terremoto del 1923 che colpì anche Tokyo. Chissà se le vittime del cataclisma avevano mai sfregato il naso del ridanciano idolo Hotei.

 

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