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REPORTAGE DA LUOGHI DISSOLTI: SIRIA

DEATH IN SYRIA
 

Aleppo, Siria, agosto 1983

Se Aleppo fu rappresentativa dell’intero Stato di cui era la capitale economica, allora la Sira, già allora, non era che un enorme e decrepito suq sul punto di essere riattato alla bell'e meglio in un moderno supermarket. Le strade cedevano via via l’asfalto decoroso alla terra battuta e la solida massicciata dapprima alla fanghiglia seccata, poi alla belletta viscida e finalmente alla putrida melma organica e al liquame.

SPAZZATURA

 

Ad ogni angolo, innumerevoli immondizie e cascami di mercato ortofrutticolo si erano accumulati e stratificati. In mezzo a questo tripudio di pattume, una folla variopinta caracollava svogliata nella canicola, in attesa di rifugiarsi in un posto all’ombra, non appena sbrigati i magri acquisti.

STRADE DI ALEPPO

Le verdure in mostra nei canestruzzi o sciorinata direttamente sul selciato, avvizzivano e accapricciavano sotto il solleone.

STRADA DI ALEPPO

 

Le altre mercanzie, sparute e rafferme, sembravano dissigillarsi da ipogei atavici, persino quelle che sfoggiavano etichette commerciali moderne a lettere di scatola sembravano possedere una venerabile aria di reperto archeologico, di anacronistico avanzo seleucide, smarrito e interedetto di essere stato esumato e inverecondamente esposto alla luce e allo sguardo dei passanti. BOTTEGHE DI ALEPPO

 

 

 

 

 

Più che in un mercato, sembrava di aggirarsi in una collezione paleontologica, appena sbrattata da depositi museali o da scavi. Ma a dispetto di questa trasandata arcaicità, si osservava intorno, negli edifici di cemento, nel traffico caotico di automezzi, nell’arredo urbano di pali, lampioni e cartelli stradali, una imposizione modernista tipica di certe autocrazie laiche dei paesi arabi, che, per essere sistematica ed imperiosa, non risultava meno aleatoria e approssimativa, immersa com’era nella inveterata e colorita sciattezza mediorientale. Il vecchio Assad aveva imposto ai siriani di essere moderni e in nulla inferiori agli abitanti delle sponde occidentali del Mediterraneo.

 

CINEMA DI ALEPPOE i siriani, a quanto pareva, cercavano volenterosamente di farsene una ragione, sovrapponendo per diritto e per rovescio le strutture delle metropoli emulate al cencioso e sgangherato guazzabuglio delle loro città levantine.

 

 

 

 

Una collina ammattonata e murata in forma di fortezza, chiamata Cittadella, domina un quartiere della città e la tiene a bada, mentre intorno fabbricati e palazzine di edilizia moderna paiono svagarne e rabbonirne la militaresca alterigia.

CITTADELLA DI ALEPPO

Con il suo ingresso protervamente turrito, di là da un ponte baldanzoso ad archi multipli che scavalca l’enorme fossato, l’edificio allude a un qualche tragico allarme. All’epoca della mia visita, pensavo che, dall’ultimo attacco mongolo subito dalla città nel III secolo, nessuna cruciale emergenza avrebbe più minacciato i suoi spalti agguerritissimi. Non oso pensare come sia ridotto oggi, nel mezzo della guerra civile, quel venerando monumento.

 

L’interno, con i suoi crolli di pietra e le sue spianate portentose, non deponeva questa sensazione d’una tragicità appena sventata ma sempre imminente. CITTADELLA

Ci si chiedeva, guardando quest’imponente e regale sfacelo, quale allestimento drammaturgico avrebbe potuto opportunamente ospitare un tale scenario, quando ci venne in mente che proprio qui, tra queste pietre arcigne e più volte secolari, Pasolini girò la sua Medea con Maria Callas e Massimo Girotti come protagonisti.

La crudeltà e la violenza restano attaccati a certi luoghi come la sfortuna e l’infamia a certe persone.

 

6 commenti
  1. marco
    marco dice:

    La situazione siriana non é piú cosí aliena al nostro paese, infatti non é raro incontrare nelle nostre cittá persone che sono fuggite dall’orrore della guerra per riscattarsi nella vita, per ottenere una possibilitá che per noi puó essere banale ma per loro é invece come una manna dal cielo. Cittá come Aleppo racchiudono gli orrori e le sofferenze di un popolo che é costretto a vivere quotidianamente con il nemico alle porte di casa. Oggigiorno basta accendere la televisione per vedere cosa stia accadendo in Siria oppure anche in Libia, naturalmente non possiamo comprendere la situazione in cui un siriano o un libico vive quotidianamente, pertanto mi meraviglio quando sento chi si lamenta degli stranieri che arrivano nel nostro paese in cerca di fortuna, accusati di rubarci il lavoro, senza peró sapere che i lavori che essi praticano sono quelli che noi italiani rifiutiamo. Tempo fa ad un talk show televisivo mi colpí un discorso di uno straniero che ormai viveva in Italia da molti anni. Egli affermó che l’italiano era solo uno sciocco quando se la prendeva con lo straniero in quanto nei secoli precedenti era stato proprio lui a colonizzare terre straniere come l’Africa, accaparrandosi di tutte le risorse del territorio. Molto spesso ci lamentiamo quindi di situazioni in cui non sussistono reali problemi e trascuriamo realtà come quella siriana o libica che agli occhi di molti sembra molto distante ma che in realtá cosí distante non é, come stiamo vedendo proprio in questi giorni.

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  2. Matteo
    Matteo dice:

    Non posso nemmeno immaginare, anche se ho avuto modo di vedere in televisione, in quali condizioni sia ridotta la Siria oggi, dopo anni di guerra e combattimenti, ma soprattutto come siano costretti a sopravvivere gli abitanti.
    Proprio per questo penso ogni giorno di essere stato fortunato a nascere in Italia e sono altrettanto contento di viverci.

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  3. francesco
    francesco dice:

    Ormai la Siria è segnata da questa tremenda guerra civile che rende le strade e gli edifici in uno stato disastroso, sporco e malandato. Mia mamma mi ha sempre insegnato sin da piccolo di non sprecare le cose perché c’è sempre chi ha meno di noi e questo testo me l’ha fatto capire ancora meglio. Spero vivamente che questo paese si risollevi presto.

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  4. Edoardo
    Edoardo dice:

    La situazione in cui si trova la Siria ci fa riflettere su come non possiamo confrontare la nostra vita con quella degli abitanti di Aleppo e di tutta la Siria quindi non dobbiamo lamentarci perché i problemi dell’Italia non si avvicinano nemmeno un po’ a quelli che la nazione mediorientale adesso sta vivendo!

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  5. Ravindu
    Ravindu dice:

    Io credo che per le persone quelle vere e non quelle che si nascondono dietro a una maschera per uccidere,lasciare la propria patria per delle persone irragionevoli è una cosa ATROCE,in quel paese uscire di casa ormai è un pericolo,quando passi per le strade vedi tutta roba sottosopra e bruciata,sangue sparso per le strade, un incubo. Per trovare la pace l unica via è quella di fare guerra,la pace sembra quasi un sogno per le persone della siria, costrette a lasciare il proprio paese per trovare una vita migliore.Spero che un giorno riottengano la propria vita e non rischino la testa per una parola.

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  6. Giuliano Jin
    Giuliano Jin dice:

    Tutto ciò che abbiamo noi e non ce ne accorgiamo, una città normale, una famiglia normale, non è altro che ciò desiderano gli altri piu sfortunati di noi. Bisogna conservare ciò che abbiamo intorno e ci è più caro.

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