RACCONTI DEI PARIA di E. Cambi

Il mio viaggio intorno al mondo mi ha portato nella città di Ahmadabad, capitale dello stato del Gujarat. Qui ho incontrato un amico di famiglia, lui sa parlare sia l’italiano che il Gujarati e perciò mi sarà molto utile la sua presenza. Ho deciso di visitare questa città non per i suoi bellissimi monumenti, ma perché qui sono presenti oltre diecimila paria.

I paria sono coloro che rappresentano la più bassa casta indiana. Essi sono anche definiti bhangi, pakhi o sikkaliar in altre regioni. Secondo la religione induista, un uomo primordiale si è sacrificato per dare vita agli uomini e ogni casta si è formata da una sua parte del corpo tranne gli intoccabili. Per la religione induista essi rappresentano degli scarti, dei non voluti e dei fuori-casta. Poiché erano considerati impuri, i membri delle caste più alte pensavano che con il contatto i bhangi potessero contagiarli. Durante un certo periodo era vietato persino il contatto con le loro ombre. I paria quindi dovevano andare in giro con delle campanelle, così che le persone di casta più alta potessero evitare i loro sguardi, e dovevano viaggiare con un secchio perché il loro sputo poteva contaminare il suolo.

Essendo loro impuri erano gli unici a poter svolgere certi tipi di lavori. I loro mestieri erano collegati alla morte o alla sporcizia. I più comuni erano i macellai, i becchini, i giustizieri, i crematori, i conciatori di pelle, i netturbini e le lavandaie. Alcuni svolgevano il ruolo di cacciatori, pescatori o venditori di liquori. I paria erano costretti ad indossare gli abiti delle persone morte ed erano confinati in quartieri specifici delle città o in dei villaggi in campagna.

Dopo la rivoluzione del 1947, precisamente nel 1950, la loro situazione è leggermente cambiata. Quell’anno infatti è entrata in vigore una legge che vietava il sistema delle caste indiane ed il principio dell’intoccabilità. Il mio amico mi ha scortato verso i quartieri dei paria di questa città.

Mi ha raccontato che nonostante le leggi lo vietino i paria, o come si chiamano fra loro, delit, sono altamente sfruttati per lavori poco igenici e discriminati per le loro origini.

Mentre camminavamo ho potuto assistere ad una scena orribile. Un gruppo di lavoratori, intoccabili naturalmente, era stato chiamato poiché le fognature erano bloccate. Uno di loro ha sollevato il tombino e si è calato all’interno delle fogne, senza guanti né maschera antigas. Un orrendo odore si è propagato per la strada mentre lui tranquillamente, con l’ausilio di un secchio rimuoveva gli escrementi umani che intasavano le fognature. Quando ha finito si è diretto verso un vicolo vicino dove ha atteso con calma qualcuno che gli prestasse del sapone e dall’acqua per lavarsi. Dopo circa mezz’ora una donna gli si è avvicinata timidamente e gli ha dato il sapone. Quindi lui si è spogliato in mezzo alla strada e si è lavato davanti a tutti.

Io, che non sono abituato, la ho reputata una scena alquanto bizzarra, ma il mio amico mi ha riferito che questa è una scena usuale. Sfortunatamente la scarsa igiene ha portato a più di trenta morti lo scorso anno qui ad Ahmadabad. Mi è stato riferito che oggi i lavori dei paria non sono cambiati di tanto, oggi loro, oltre a pulire le fogne, rimuovono le carogne dalla strada, cremano i cadaveri, puliscono le latrine, conciano le pelli e tagliano i cordoni ombelicali.

Finalmente siamo arrivati da un delit che ha accettato di incontrarmi per raccontarmi la sua storia.

Lui faceva il contadino  nelle risaie ed era sottopagato. Quando, grazie a questo lavoro, ha iniziato a racimolare abbastanza soldi per potersi permettere una nuova casa e dei nuovi vestiti per la moglie e la figlia, è stato notato da alcuni membri di una casta superiore che si sono arrabbiati per l’ascesa economica relativa di un dalit. Un giorno mentre era al lavoro uno di questi gli si avvicinò e gli intimò di smettere di guadagnare una tale quantità di soldi per potersi permettere tali lussi. Lui naturalmente non ha ascoltato le sue parole e diverse settimane dopo, mentre stava rientrando dal lavoro, trovò la sua casa avvolta dalle fiamme, sua figlia era stata uccisa e sua moglie stuprata. Quando cercò di essere aiutato dalle autorità, queste si rivelarono alquanto diffidenti poiché lui era un paria.

Confuso, dopo questo breve racconto, chiesi al mio interprete delle spiegazioni. Lui mi disse che casi come quello che avevo appena sentito erano molto frequenti, ogni anno una grande moltitudine di donne e bambini morivano per gli incendi appiccati in casa loro, e anche che tantissime donne delit venivano stuprate diverse volte. Mi disse anche che le autorità intervengono raramente perché si tratta di intoccabili, di paria, di fuori-casta.

Il Bhangi, dopo queste mie domande riprese a raccontare. Disse che oggi aveva due figli di cui uno stava andando all’università mentre l’altro, ancora piccolo restava tutta la giornata con la madre. Lui aveva trovato lavoro ad una concieria dove guadagna molto di più rispetto alle risaie.

Con queste ultime rassicurazioni io ed il mio interprete ci siamo congedati.

Sulla strada di casa il mio amico mi ha detto che oggi i paria possono vestirsi come tutti gli altri, che sono accettati in scuole pubbliche ed università e che, in diverse località indiane la discriminazione è inferiore rispetto ad Ahmadabad.

Con queste ultime parole siamo entrati in casa sua dove ho potuto gustare dell’ottimo cibo locale e dove ho potuto finalmente riposare.

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