R COME RILKE

Galerie Vivienne, Paris

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Francesco Patriarca nel suo saggio Leopardi e l’invenzione della moda (Roma, Gaffi, 2008) ricorda che il Dialogo in questione fu il primo testo leopardiano tradotto in una lingua straniera nel febbraio del 1830 e fa di Leopardi l’anticipatore delle riflessioni novecentesche sulla moda. Se ne richiamano Walter Benjamin nell’esergo di Passagen-Werk, (I «passages» di Parigi) e Rainer Maria Rilke, nelle Elegie duinesi, dove viene evocata una modista chiamata allusivamente Madame Lamorte che nella capitale della Moda, Parigi, avvolge nastri senza fine e inventa “gale, fiori, coccarde, finti frutti/ sempre in colori falsati- per gli scadenti/ cappellini invernali del destino” (Quinta Elegia, traduz. di A.L. Giavotto Künkler, in Poesie, II, Einaudi-Gallimard, 1995). Se per Rilke la rivelazione della bellezza è l’evento terribile che ci scuote ma ci salva, facendo di noi stessi un mistero e non un individuo spersonalizzato dalla società borghese, Madame Lamorte è il simbolo di quell’assurdo meccanismo che avvolge i nostri destini di bellurie artificiose e banali, costringendoci a una vita inautentica, votata alla fugacità e all’impermanenza.

Walter Benjamin

                                                                              Walter Benjamin

Le divaganti note di Benjamin sui “passages” parigini espandono e approfondiscono l’intuizione di Rilke, inoltrandosi in queste gallerie dei desideri sotto cieli di vetro e di ferro, illuminate a giorno dalle luci a gas, dove le merci e le mode vengono esposte nella fatua idolatria del pubblico, segno di una trasformazione storica che ancora ci travolge, pur nel tramonto dell’ideologia ottimistica delle fauste e progressive sorti del capitalismo e del mercato:

“L’interesse più scottante della moda consiste per il filosofo nelle sue straordinarie anticipazioni. È noto come l’arte sia spesso capace di cogliere, ad esempio in immagini, la realtà percepibile con un anticipo di anni. Si sono potuti vedere strade e salon scintillanti di luci variopinte già molto prima che la tecnica li illuminasse così per mezzo di pubblicità luminose o di altri dispositivi. Certamente la sensibilità per il futuro propria del singolo artista supera di gran lunga quella della signora. Tuttavia la moda, in virtù del fiuto incomparabile della collettività femminile per ciò che si prepara nel futuro, è in contatto molto più costante e preciso con le cose a venire. Ogni stagione porta nelle sue ultime creazioni un qualche segnale segreto delle cose future. Chi imparasse a leggerli, non solo potrebbe conoscere in anticipo qualcosa delle nuove correnti artistiche, ma anche dei nuovi codici, delle guerre, delle rivoluzioni.” (Walter Benjamin, I “Passages” di Parigi, 1927-40)052a0c73ca23397f13787ac2c14a325b

Un’enciclopedico zibaldone dove l’iperbole della moda, come Zeit Geist tra XIX e XX secolo, in forma di Zeit Raum (spazio nel tempo) intercetta le curve paraboliche della modernità e della cultura di massa, dell’arte e della tecnologia, del sogno, del materialismo storico e della sociologia e dove Baudelaire ammicca a Jung, a Fourier e a Marx. Benjamin è d’accordo con Baudelaire sulle doti divinatorie dell’arte ma soprattutto con la sua idea che l’arte, come la critica, non può essere estranea alle mode eziandio più futili del proprio tempo, se vuole radicarsi nella storia e non essere accademico esercizio d’astrazione stilistica. Ma le gallerie commerciali, come più tardi i grandi magazzini che saranno messi in scena da Zola, sono anche una specie di sogno ad occhi aperti da cui bisogna svegliare i dormienti.4d8c5f1af3de9d6e73c66c1bae54fd9d

Le merci esibite nei passage hanno un carattere onirico, che dietro una fantasmagoria di superficie nasconde la stasi e l’immobilità ipnotica. La rincorsa alla perpetua novità cui la moda condanna gli oggetti e gli abiti è in realtà un nietzschiano perpetuo ritorno, una freudiana coazione a ripetere. La moda è condannata a rivivere, senza mai poter morire veramente, in un ciclo infernale di morti e reincarnazioni che è la caratteristica della società moderna.

«La nevrosi produce l’articolo di massa nell’economia psichica, dove prende la forma di “rappresentazione coatta”. Essa appare, nell’economia del nevrotico, sempre la stessa in esemplari innumerevoli. » (W. BENJAMIN, 1962, p. 128).4ecf20830b5eea97c833eed3984c420dPer Benjamin, ebreo in esilio dalla Germania del Terzo Reich, Parigi fu un’oasi in cui lavorare al saggio sui “passages”. Abitava in rue Dombasle, una via dove molti rigattieri e robivecchi avevano le loro botteghe. E quasi fosse ispirato da questi mestieri, l’ultimo libro del filosofo tedesco si può quasi considerare una raccolta di rottami filosofici e scampoli letterari, una cernita delle giacenze di magazzino della storia, spoglie e frammenti raccatati da testi e autori di ogni genere. Un’opera impossibile da portare a termine. E quando l’occupazione nazista lo costrinse alla fuga, il manoscritto incompiuto fu affidato a Georges Bataille. A Marsiglia Benjamin riesce ad ottenere, insieme alla fotografa Henny Gurland e a suo figlio, il visto dal consolato americano per gli Stati Uniti, ma per Benjamin il tentativo di fuga si conclude tragicamente alla frontiera spagnola, a Portbou.

Grab_Walter_BenjaminUna copia del manoscritto dei “passages” con le ultime aggiunte dell’opera a cui Benjamin non aveva mai smesso di lavorare erano nel suo borsone di cuoio nero. Ma il bagaglio sembrava scomparso dopo il suicidio del proprietario. L’ambizioso disegno di descrivere i nuovi templi della moda che Walter Benjamin aveva abbozzato naufragò davanti alla morte. Henny Gurland, la sodale delle ultime ore di Benjamin alla frontiera spagnola, riuscì invece a scamparla e a raggiungere gli Stati Uniti, dove qualche tempo dopo sposò Erich Fromm.

Anche Fromm, come Benjamin, sebbene in altro ambito epistemologico, si era interessato al fenomeno del conformismo indotto dalla società di massa, analizzando il peso insopportabile della libertà per l’individuo incapace di realizzare la propria identità personale e non più sostenuto dai legami tradizionali. Una condizione che porta l’uomo a fuggire dalla libertà, rifugiandosi nel conformismo e nei valori materialistici proposti dal mercato. In questa prospettiva, la moda sarebbe un sollievo all’incertezza esistenziale. (Fuga dalla libertà). Fromm ricorda come la moderna società consumistica si realizzi con l’”avere” piuttosto che con l’”essere”. La società dei consumi promette la realizzazione di ogni desiderio attraverso l’abbondanza delle merci e il dominio della natura. Ma il sistema economico non ha come scopo il bene dell’uomo, bensì l’incremento del sistema stesso. Sarà comunque la morte a rivelare la realtà della condizione umana, distratta e occultata dalla colorita pantomima della Moda. Per Fromm la Morte non è la complice ma anzi è la testimone d’accusa della Moda, perché ne denuncia l’inessenzialità rispetto al vero essere umano, che apparirà nella sua nudità e verità al momento della sua fine.

La seconda signora Fromm, Henny Gurland, l’amica di Walter Benjamin e destinataria dell’ultima lettera scritta di pugno dell’intellettuale tedesco, morì dopo pochi anni di matrimonio. Gli studiosi che andarono in seguito a caccia delle ultime pagine del Passagen-Werk, pensavano che fossero in possesso della Gurland, ma niente del genere fu ritrovato dagli eredi nelle carte della donna. Il borsone nero di Benjamin riapparve invece alcuni decenni dopo in Spagna, ma il manoscritto cui consacrò gli ultimi anni di vita non c’era. I fantomatici fogli con gli estremi appunti dell’opera non furono mai più ritrovati.

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