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INDIRIZZI CELEBRI: QUELLA CASA IN RUE CHANTEREINE

Il palazzetto di rue Chantereine in una stampa ottocentesca

Il palazzetto di rue Chantereine in un acquerello ottocentesco

Julie Louise Careau, bambina di strada nella Parigi intorno al 1760, prostituta d’alto bordo, ragazza madre, ballerina di fila di cui si rammenta appena una particina nel Castore e Polluce di Rameau e molto più gli uomini che vanno e vengono da lei, incontra il visconte Joseph Alexandre de Ségur, che ne fa la sua amante, la sottrae a quell’equivoco demi-monde e ne custodisce la riconquistata onorabilità nel palazzotto in rue Chantereine, che fa edificare dall’architetto François-Victor Pérard de Montreuil, su un sito una volta paludoso e popolato di rane (da cui il nome: cantarana).

pierre adolphe hallArredato personalmente dai due amanti, diventerà il luogo dei loro piaceri domestici, ma anche di disinvolte serate mondane dove aristocratici come Mirabeau, letterati come Constant, Chamfort e Condorcet e artiste della scena come l’Arnoult la Raucourt e la Contat, si davano buon tempo assieme. Julie finì la sua carriera mondana come moglie del più grande attore dell’epoca, François Talma. Ebbe da lui due gemelli che, in ricordo del suo breve momento di gloria sulle scene francesi, la madre volle chiamare Castor e Pollux.

Ritratto di Talma

Ritratto di François-Joseph Talma

 

Rimasta in difficoltà economiche dopo la separazione da Talma, nel 1795 Julie affitta per 4000 lire la villetta di rue Chantereine all’amica Marie-Rose de Tascher de la Pagerie, vedova del generale Alexandre de Beauharnais, non immaginando che qualche anno più tardi sarà chiamata Joséphine e incoronata imperatrice dei Francesi.

Pierre Paul Prud'hon, Ritratto di Giuseppina Bonaparte (incompiuto)

Pierre Paul Prud’hon, Ritratto di Giuseppina Bonaparte (incompiuto)

Quando il giovane Napoleone mette piede per la prima volta in questa casa, scambierà per lusso quella che si poteva definire sì e no una modica agiatezza borghese. Dopo il loro matrimonio, Napoleone parte per la guerra in Italia, dove Joséphine è costretta di malavoglia a raggiungerlo.

Napoleone al tempo della Campagna d'Italia

Napoleone al tempo della Campagna d’Italia

Ma le vittorie del marito le consentono adesso di disporre di considerevoli somme da destinare all’abbellimento della palazzina. Ingaggia l’architetto Corneille Vautier per arredarla all’ultima moda. Vautier non se lo fa dire due volte e va dritto dai fratelli Jacob, il non plus ultra degli ebanisti neoclassici, che realizzano mobili disegnati da Charles Percier.

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Un inventario elencherebbe: una pendola monumentale a forma di piramide con meccanismo dell’orologiaio Bréguet, un secrétaire, una commode in acajou e cedro, finestre addobbate con cortine di cachemire verde e drappeggi in taffetà, un enorme tavolo ovale, letti con cortine in taffetà blu foderato di mussola. Il mogano è dappertutto: poltrone, tavolinetti, guéridon, console.

BD_Francois Honore Georges Jacob_commode vénus

Negli angoli del salone, colonne di stucco sopportano statue di gesso che rappresentano figure allegoriche o mitologiche. Tutto l’armamentario neoclassico è dispiegato senza risparmio a impreziosire i mobili: teste di divinità, palmette, leoni, archi di trionfo, cariatidi. Tutta roba che in seguito sarà sbrattata per arredare le Tuileries e la Malmaison. Il conto che Napoleone dovette saldare risultò così salato che se ne ricorderà ancora persino nell’esilio di Sant’Elena: “La casa valeva sì e no quarantamila franchi, mentre i mobili del solo salone costarono centotrentamila franchi,” confidò al suo memorialista.

Intanto, per onorare il generale, reduce trionfante dalla campagna d’Italia, nel 1797 rue Chantereine viene ribattezzata rue de la Victoire. Bonaparte si decide a comprare la palazzina dall’ex dama del bel mondo Julie Carreau, pagandola 52.400 lire. Prima di venire abbandonata per indirizzi più prestigiosi, l’ex folie della cocotte di rue de Chantreine fa in tempo a diventare lo scenario del primo atto del colpo di stato del 18 Brumaio. A bussare alla dimora dei Bonaparte si presenta una folla di ufficiali impennacchiati per sostenere Napoleone. Cade il Direttorio e a Bonaparte vengono conferiti pieni poteri militari. Due anni più tardi l’abitazione sta stretta alla coppia in vertiginosa ascesa; e Napoleone e Joséphine traslocano prima al Petit Luxembourg e poi alle Tuileries.

La casa di rue de la Victoire sarà ceduta da Napoleone al fratello Luigi, che è appena convolato a nozze con la figlia di primo letto di Joséphine,  la diciannovenne Hortense Beauharnais. Dopo vari cambi di inquilini, la storica dimora che vide gli amori di una illustre coppia di libertini, l’innamoramento e il ménage coniugale di Napoleone e Giuseppina, e nientemeno che il colpo di stato che mise fine alla Rivoluzione francese, subirà il triste destino della demolizione a causa dell’apertura di rue de Châteaudun, ormai sotto il regno di quell’altro Napoleone, terzo di questo nome, che pure era un cultore delle memorie storiche legate alla gloria dello zio.

“Le vieux Paris n’est plus. Paris change!” avrebbe poi constatato malinconicamente Baudelaire.

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