Q COME QUEEN

HM Queen Elizabeth II...RCOD 227-X17 (CBX 1002-35)  HM Queen Elizabeth II. Obligatory Credit - CAMERA PRESS/ Cecil Beaton. SPECIAL PRICE APPLIES - CONSULT CAMERA PRESS OR ITS LOCAL AGENT. HM the Queen pictured in 1955 in Buckingham Palace, wearing a diamond and pearl diadem and the blue mantle of the Order of the Star of the Garter.

Cecil Beaton, La regina Elisabetta ritratta nel 1955 a Buckingham Palace

 

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La moda ha una semantica reversibile e implica un chiasmo segreto. Il potere della moda diventa la moda del potere, quando viene imposta come archetipo visuale alle masse e, fingendo di emanciparle, ribadisce la distanza incolmabile tra il ceto dominante e le classi subalterne, dotate di un potere d’acquisto infinitamente minore. Cerimoniere dell’alta società, Cecil Beaton scortò per tutta la vita i potenti, marcò a uomo i ricchi e famosi, tallonò le altezze reali, offrendo la ratifica della loro presunta eleganza e incensandoli con i lusinghieri tagli di luce delle sue foto glamour. Nel 1953 il suo obiettivo cattura non solo la diva del cinema Elizabeth Taylor ma anche la regina Elizabeth, appena incoronata.

Ma che abbia davanti Elizabeth II o l’Elizabeth regina madre o Elizabeth Taylor, o perfino la vecchia attrice Edith Olivier nei panni grotteschi della regina Elisabetta Prima, la sua matrice iconologica è la stessa, stessa la sottolineatura dell’artica, siderale lontananza che separa il mondo dei ricchi e potenti da quelli dei loro emulatori borghesi o proletari.

Nel 1969 Cecil Beaton realizzò un nuovo ritratto fotografico di Sua Maestà in una insolita posa romantica e informale, ma con tanto di corona, e fasciata da un semplice e prezioso abito di Hardy Amies.queenBeaton fotografava non solo i reali di sangue, ma anche le mancate regine, come la miliardaria ma plebea Wallis Simpson, in un vestito di Elsa Schiaparelli.wallis-simpson-in-elsa-sciaparelli-vogue-june1937-photo-cecil-beaton L’esteta Beaton incarnò lo sguardo meduseo che irrigidisce la rappresentazione dei potenti in simulacri di distanza, incipriata di falsa affabilità, come i ritratti settecenteschi di Rosalba Carriera. Il suo sguardo algido ha una specie di imparzialità da naturalista. Osserva i suoi soggetti senza curiosità, senza stabilire apparentemente alcuna empatia, come se fossero pezzi da museo o animali di uno zoo.

Quel che pensava davvero dei suoi soggetti Cecil Beaton lo affida ai suoi diari, che si possono leggere nel volume The Unexpurgated Beaton: The Cecil Beaton Diaries As He Wrote Them, 1970-1980, pubblicati nel 2003 da Knopf.

In quelle pagine i suoi giudizi suonano bruschi, talora arguti, spesso malevoli o sarcastici. Elizabeth Taylor, lusingata nelle foto come una divinità, viene invece definita volgare e poco signorile. La regina madre, per la quale pur dice di provare affetto e riconoscenza, viene descritta come una specie di pouf rosa, perennemente atteggiata in espressioni che perfino il maestro della stilizzazione definisce stucchevoli, anche se poi Beaton ammette che essere artificiosa le viene naturale. Della duchessa di Windsor, ormai vedova, rimarca la tristezza senile, ma aggiunge che non è certo degna di compassione. La scrittrice Colette viene paragonata a “un vecchio cincillà”. Si salvano la regina Elisabetta II, che emana serenità e simpatia, e Audrey Hepburn, frequentata ai tempi di My Fair Lady, che viene elogiata come un esempio di purezza e integrità, di tatto e umiltà. Dell’altra Hepburn, la Katharine, dice invece peste e corna.

Beaton ha lavorato con lei nel 1969 come costumista e scenegrafo per l’allestimento del musical Coco, su libretto di Alan Jay Lerner, già autore dei premiatissimi Gigi e My Fair Lady con l’altra Hepburn. Lo spettacolo, con musiche di André Previn, e ispirato alla vita di Coco Chanel, aveva come star Katharine Hepburn. Pare che Coco Chanel la prese male quando seppe che il ruolo di lei stessa sarebbe stato interpretato dalla sessantenne Katharine Hepburn e non dalla assai più giovane Audrey. Non fu questo a ucciderla, tuttavia Coco morì pochi mesi dopo l’ultima replica del musical che portava il suo nome. Nonostante avesse lavorato per una mega-produzione, che all’epoca fu il più costoso show nella storia di Broadway; e malgrado si fosse aggiudicato un Tony Award per costumi e scenografia, Cecil Beaton trovò l’esperienza molto sgradevole, soprattutto per gli isterici divismi della Hepburn, un’egocentrica lentigginosa, una vecchia avvizzita e imbellettata che tentava di nascondere l’imminente decomposizione e che faceva congelare tutti, perché nei camerini pretendeva una temperatura polare. E così insensibile che, apprendendo della morte di colei che interpretava sulla scena, l’unica sua reazione fu informarsi sull’entità degli incassi al botteghino. Così Beaton nei diari liquida Katharine Hepburn, convenendo con un amico che il posto giusto per lei era il Bellevue Hospital in una camicia di forza. Non fu forse senza malizia che Beaton fotografò Katharine Hepburn al fianco di un pavone.Portrait of Katharine Hepburn with peacock, 1960's.

Del mondo di Cecil Beaton, ovattato come il  boudoir di un dandy, percorso da un filo di sofisticato servilismo, da una raffinata fascinazione per il potere della fama e della posizione sociale, sopravvive oggi solo lo snobismo, l’arrivismo e l’ambizione, detratta ormai ogni eleganza e senza più l’ombra del buon gusto che ingentiliva con una vena di glaciale malinconia i panegirici smaccati alle sue icone.

I tentativi recenti di emularlo rimarcano ancora di più la distanza tra il signorile Beaton e i pretenziosi esponenti dell’odierno fashion mob anglosassone. Il trendsetter Jasper Conran nel 2013 ha dato nella sua country house di New Wardour Castle una festa memorabile per il compleanno del giornalista di Vogue Hamish Bowles in cui gli invitati, da Bianca Jagger a Diane von Furstenberg, avevano come dress code l’imitazione di ritratti di Beaton. Vi fa la sua apparizione anche la regina Elisabetta, non solo invecchiata ma “quanta mutata ab illa” rispetto alle foto olimpiche di Beaton. Adesso, nella foto grossolana scattata per l’occasione, sembra una pensionata del Lincolnshire.

Tra l’altro, Hamish Bowles possiede una delle più vaste collezioni private di abiti vintage grandi firme, da Balenciaga a Worth, dati in prestito tempo fa per una mostra al MOMA. Questi sono gli spassi, lo svagamento, la frivolezza e la vanità dei giovin signori del nostro secolo. Il diavolo oggi veste Prada, i dannati della terra no…(ma forse è il loro unico privilegio).

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