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DA POUSSIN AGLI IMPRESSIONISTI: la pittura francese dall’Ermitage a Torino

Dal meriggiare barocco delle tele di Poussin alla solare geometria della natura morta di Cézanne, dalla sensuale Maddalena di Jules-Joseph Lefèvre ammirata e acquistata da Alexandre Dumas figlio, ai trasognati covoni di Monet, passando per le scene arcadiche giulebbate in sciroppose tinte rococò di Boucher, le coreografie mitologiche di Coypel, i revival fanta-archeologici di Gérôme, le galanterie e i “marivaudage” en plein air di Watteau, per approdare alla Polinesia onirica di Gauguin, con scalo nei brumosi boulevard parigini di Pissarro.

 

Tre secoli di pittura francese staccati dalle pareti dell’Ermitage di San Pietroburgo per essere esposti (fino a luglio 2016) nelle sale di Palazzo Madama a Torino.

La gelida nobildonna slava di Carolus-Duran ci squadra con aria disincantata; lo spocchioso conte di Ingres, in pellegrina nera doppiata di velluto, ci guarda dall’alto in basso con occhi strabici; l’autoritratto di Vernet ci osserva in tralice, fumando una pipa da oppio; il cordiale ritratto muliebre della Vigée-Lebrun ci considera con sguardo sagace, una sartina di Renoir ci valuta con diffidenza mista a stupore.

L’occasione per una veloce ripassata degli stili artistici che i pittori francesi hanno assimilato, come il Barocco e il Neoclassicismo, oppure imposto al mondo, come il Rococò e l’Impressionismo. Ma anche una storia del gusto artistico nelle collezioni russe, dalla zarina Caterina alle risistemazioni museali dopo la Rivoluzione d’Ottobre.

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