P COME PARINI, PATOU E POIRET

63db409053c4c15ed1ed96f9cb6cf112

letter_p_erteP COME PARINI PATOU E POIRET

Non si può dimenticare che proprio alla Moda personificata era ironicamente dedicato il Mattino di Parini (edizione del 1763, ma soppressa nelle successive). La moda è la dea a cui donne e giovani sacrificano parte della loro vita, soppiantando il culto della Ragione e del Buon Senso.

“…A te, vezzosissima dea, che non sí dolci redine oggi temperi e governi la nostra brillante gioventù, a te sola questo piccolo libretto si dedica e si consagra. Chi è che te, qual sommo nume, oggimai non riverisca ed onori, poiché in sí breve tempo se’ giunta a debellar la ghiacciata Ragione, il pedante Buon Senso e l’Ordine seccagginoso, tuoi capitali nemici, ed hai sciolto dagli antichissimi lacci questo secolo avventurato? Piacciati adunque di accogliere sotto alla tua protezione (ché forse non n’è indegno) questo piccolo poemetto. Tu il reca su i pacifici altari, ove le gentili dame e gli amabili garzoni sagrificano a se medesimi le mattutine ore. ..Siccome egli è per te nato, e consagrato a te sola, così fie pago di vivere quel solo momento, che tu ti mostri sotto un medesimo aspetto, e pensi a cangiarti, e risorgere in più graziose forme…”

L’ironica consacrazione del poemetto alla Dea dell’effimero dissimula appena l’ambivalente repulsione-attrazione del vecchio e sobrio poeta per il mondo alla moda dei giovin signori Ancien Régime. Anche nel XVIII secolo Parigi era la Mecca della moda per i sardanapali lombardi presi di mira da Parini.

Quanto di novo,

e mostruoso più sa tesser spola,

o bulino intagliar francese ed anglo

a lui primo concede. Oh lui beato,

che primo può di non più viste forme

tabacchiera mostrar! l’etica invidia

i grandi eguali a lui lacera, e mangia;

ed ei pago di sé, superbamente

crudo fa loro balenar su gli occhi

l’ultima gloria onde Parigi ornollo (Il Giorno)

Due secoli dopo, è più che mai Parigi, ormai capitale della Terza Repubblica, a dettare legge nel campo della moda. All’inizio del XX secolo, Paul Poiret trasforma la confezione di abiti in qualcosa di diverso dall’artigianato e converte la semplice sartoria in fabbrica di moda, grazie al marketing. Le vetrine del suo atelier di rue Auber non sono i discreti avamposti dell’arte sartoriale, ma la fiera dell’attrazione e del desiderio indotto. I defilè diventano vere tournée, i bozzetti vengono pubblicati, come disegni preparatori preziosi quanto quelli di Michelangelo o quasi fossero i cartoni degli arazzi di Raffaello.parfum_by_violetyE proprio Poiret è il primo a comprendere che un profumo legato alla maison di haute couture è un veicolo promozionale e una fonte di guadagno tutt’altro che trascurabile. Come sappiamo, fu presto imitato da Chanel, Patou e Lanvin. I loro profumi: Chanel Nº 5, Joy e Arpège sono considerati i migliori profumi femminili di tutti i tempi.

o.4340Joy di Patou, uno dei profumi più cari al mondo, nacque come scommessa e come reazione al crollo di Wall Street del 1929. Gelsomino e rosa contro il fantasma della depressione economica più grave della storia. La bottiglia disegnata da Louis Süe si attiene alle forme Art Deco, con il suo vetro sfaccettato e decorato con una foglia d’oro. Aperta la boccetta, Joy “a le narici manda/vezzoso nembo d’arabi profumi”, come direbbe Parini, sprigionando dai suoi 30 ml il profumo di 10.000 fiori di gelsomino e 28 dozzine di rose, oltre a ylang ylang e tuberosa, dosati per ottenere non un semplice odore di fiori ma l’idea platonica di un fiore, come scrive Luca Turin nel suo saggio Perfume. Se Joy era scandalosamente caro, 1000, il profumo di Patou lanciato nel 1972 si pagava a peso d’oro. Note di coriandolo, bergamotto, mandarino, violetta, iris, gelsomino, osmanto cinese, giglio, rosa su una base baudelairiana di sandalo, ambra, muschio, patchouli e vetiver.

458bdc5b-108b-4c5d-a3a5-3180ead3070bA proposito di Baudelaire, l’anno dopo l’apparizione di 1000 di Patou, usciva il libro Il est des parfums scritto a quattro mani da Françoise Sagan e Guillaume Hanoteau. Ricostruendo la storia dei profumi, i due scrittori cercano di definire l’essenza ineffabile delle qualità olfattiva. Il profumo è il più inesorabile degli enti. Ci si può sottrarre alle sollecitazioni di tutti gli altri sensi. Si possono chiudere gli occhi, turarsi le orecchie, evitare ogni contatto e ogni sapore, ma non si può evitare di respirare. I profumi si indossano, sono l’epidermide supplementare e invisibile di cui si dota il nostro corpo e reagendo con esso cambiano, si dice, con il nostro umore. Ma questo riguarda l’iperrealtà, dove il profumo è uno status symbol e più che odorarlo lo si immagina e lo si contempla. In quelle poche once è racchiusa la quintessenza dell’eleganza, del gusto e del danaro che li può comprare. Sarà per questo che il profumo più costoso del mondo è attualmente Clive Christian No. 1 Imperial Majesty Perfume, venduto in una boccetta di cristallo Baccarat e un collarino in oro 18 carati. Costa circa 218 dollari e ve ne sono poche decine di esemplari.mostexpensiveperfumeintheworld

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Rispondi