O COME OPERA LIRICA

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Benedetto Marcello, dilettante veneziano di musica, nel secondo decennio del XVIII secolo metteva in berlina il mondo del melodramma e del bel canto nel suo Teatro alla Moda. Prendeva di mira l’ignoranza, l’approssimazione, il cattivo gusto e l’eccesso di convenzionalità dell’opera seria e le manie, le fisime, i tic di compositori, cantanti e musicisti. Osservava tra l’altro come le virtuose non faranno che lagnarsi degli abiti di scena, perché non sono mai abbastanza alla moda o perché già usati da altre, costringendo i loro cicisbei o protettori a correre dal sarto, dal calzolaro e dall’acconciateste.

Riecheggiava nel titolo proprio il pamphlet di Marcello la mostra “Teatro alla Moda”, ospitata nel 2010 nel Museo della Fondazione Roma. Vi si potevano ammirare i costumi di scena creati dai più celebri stilisti per rappresentazioni operistiche o teatrali.

Gianni Versace Capriccio Richard StraussRomeo Gigli o Armani e Mozart, Missoni e Donizetti, Gianni Versace e Strauss. Genny ha vestito la Ricciarelli, Capucci la Kabaivanska, Missoni Pavarotti e Fendi Cecilia Gasdia. Mezzo chilometro di taffetas bianco, argento e ghiaccio, per le coriste della Norma dell’Arena di Verona vestite da Roberto Capucci.Roberto Capucci Norma di Vincenzo Bellini

Cinquanta sfumature, non già di grigio ma di rosso, giallo, beige e oro per i costumi in taffetas e lamé del Capriccio di Strauss al Teatro San Carlo di Napoli firmato Capucci. Bandita dall’animalismo imperante, la pelliccia ha resistito sul palcoscenico. Fendi addobbava gli interpreti di Mozart, Verdi e Puccini, con inserti di pelliccia, manicotti e mantelle.

Karl Lagerfeld Fendi per Raina Kabaivanska 1984, La TraviataDal pelo animale non era esentato neppure Bizet nell’assolata Spagna di Carmen, andata in scena all’Arena di Verona nel 1986. Si videro jeans con inserti di pelliccia, in una colorata commistione di epoca e di contemporaneo. Il sofisticato innovatore Armani debuttò ovviamente con la musica dell’avanguardia atonale di Schönberg alla Scala, nel lontano 1980. Un abito bianco, che illuminava la scena buia e nuda. Strauss, Offenbach, Verdi e Mozart indossarono il rigore formale dello stilista che ha destrutturato la giacca.Gianni Versace 1987, Salomè, Richard Strauss Teatro alla Scala.

Il gusto teatrale e barocco di Versace ha occasione di sbizzarrire tutta la sua estrosa inventività proprio sul palcoscenico, calcato dai ballerini di Maurice Béjart e dell’American Ballet, o dai passi lievi del soprano Kiri te Kanava, Contessa straussiana in un modello a motivi geometrici ricamati con cristalli policromi; o da una sontuosa Salomé scaligera diretta da Bob Wilson, con un’orgia erodiana di raso, organza, velluto, taffetas e crêpe de chine, con citazioni di Elsa Schiaparelli e di Capucci.92

Fino all’informale sperimentalismo del Doktor Faustus, (non quello di Busoni ma quello del musiscista contemporaneo Giacomo Manzoni) regia di Bob Wilson. Combinazioni inedite di linee e colori ispirata a Mirò.
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