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NON LAVORARE STANCA di Lavinio Trevi

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La disoccupazione, da male endemico che era nell’ultimo scorcio del Novecento, è diventata un male epidemico nella crisi di questo decennio. Alcuni economisti temono non trattarsi più, come per l’innanzi, di disoccupazione congiunturale, ma bene strutturale.

Ciò dimostra che il sistema economico vigente non sa come impiegare gli uomini e, per soprammercato, pur avendo bisogno ormai di pochi lavoratori, continua ad aver bisogno di molti consumatori che sostengano la domanda e quindi il commercio e la produzione. Stando le cose in questo termine, si starà su sodo fondamento concludendo che l’economia di mercato non è fatta per gli uomini e non sa che farsene di loro e considera un problema non già se il loro numero aumenta o diminuisce, ma se scemano i profitti.

O meglio, il sistema vorrebbe sì che aumentassero gli uomini, ma solo nella loro qualità di acquirenti di merci e servizi, senza sapere poi convertirli in forza lavoro. Da ciò il dilemma: come rendere gli uomini dei consumatori senza dare loro di che spendere e dunque senza impiegarli in un lavoro retribuito?worker_no__4_by_sigpras

Oggi è proprio la disoccupazione a rendere esplicite le contraddizioni del sistema che la causa. Nel più bruto stato di natura ogni uomo sarebbe bastantemente indaffarato a procacciarsi di che sopravvivere. Nello stato di libero mercato si interdice semplicemente all’uomo, che abbia la sventura di essere classificato tra la manodopera in esubero, di procacciarsi fin il sostentamento, perché i mezzi di produzione sono previamente posseduti e controllati da pochissimi.Worker_by_DonovanDennis

Che si escogitino espedienti e palliativi per sostentare i senza lavoro è un’altra questione che non sfiora quella essenziale. Un sistema che rende gli uomini inutili, i giovani superflui, l’accrescimento demografico una sciagura contraddice persino le leggi dell’universo, che impiega ogni menoma particella, ogni microbo, ogni molecola, ogni atomo nel suo eterno lavorìo di trasformazione. In questi anni molti giovani crescono con la sensazione di essere creature soprannumerarie, come se il loro paese non avesse posto per loro.

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Un sistema ideale non ammetterebbe uomini che possano restare senza impiego perché le risorse, essendo razionalmente ripartite tra tutti, il lavoro per sfruttarle sarebbe parimenti ripartito tra tutti. Quando per qualche congiuntura, le risorse venissero a scemare, non per questo il lavoro verrebbe a mancare per una parte più o meno estesa della popolazione. Come la somma delle risorse, così il lavoro totale che occorre per l’ottimale sfruttamento di queste risorse sarebbe ripartito tra tutti i membri della società. Il che viene a dire che tutti lavorerebbero meno, avendo di conseguenza minor reddito pro capite disponibile in ragione della minore disponibilità di risorse. In ogni caso l’impoverimento della società sarebbe egualmente ripartito e sopportato da tutti i cittadini, senza spingere alcuni al di fuori del circuito delle attività produttive, le quali anzi, proprio per far fronte alla crisi, dovrebbero essere, non che contratte, intensificate, onde supplire alle scemanti ricchezze materiali con l’abbondanza della manodopera umana, che è la vera e inesauribile ricchezza.stell_worker_first_by_salihguler

Che la nostra società tolleri folle di inattivi e braccia forzatamente inoperose, mentre le loro energie inutilizzate potrebbero essere convogliate al benessere della collettività, è la più grave aberrazione diseconomica che si sia mai vista dal tempo dei faraoni ai giorni nostri inclusivamente.

Un tale spreco dimostra che le leggi del mercato, che si celebrano come un miracolo di razionale efficienza, contraddicono i più elementari principi della stessa economia, producendo entropia e dispersione di energie preziose. E, ciò che è più grave, invece di amplificare la potenza dell’uomo, la degradano fino a farla diventare inutile.

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1 commento
  1. Tommaso Pagliai
    Tommaso Pagliai dice:

    A mio avviso la crescita costante della disoccupazione che stiamo vivendo in quest’epoca affonda la sue radici in un sempre più avanzato sviluppo tecnologico che sta portando alla creazione di automi,sistemi automatici indipendenti o persino di mercati virtuali che vanno a sostituire e rimpiazzare il comune lavoratore/dipendente per aumentare il bilancio finale delle aziende.In un sistema privo di eccessivi sviluppi tecnologici come poteva essere quello del ‘900, molti ruoli svolti adesso dalle macchine erano svolti da persone;ciò incrementava la ricchezza generale e di conseguenza stimolava un costante crescita del mercato.oggi questo purtroppo rimane solo un ricordo che si farà sicuramente sempre più nostalgico negli anni futuri…

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