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NELLE CELLE DI ARLECCHINO DI LORENZO PISANESCHI

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Nelle celle di Arlecchino è una playlist in corso di pubblicazione del giovane cantautore toscano Lorenzo Pisaneschi.11150419_802078059880383_4325479008850245261_n

Un colto e malinconico menestrello toscano che affabula storie e miti come De Andrè, ma declinandoli in versi ellittici di elegante rarefazione lirica, che non hanno timore di inerpicarsi sulle ramificazioni delle più impervie analogie. Le sue canzoni sono echi di lontane e indecifrabili leggende senza tempo, simili a moderni e struggenti lai medievali, dove le melodie e gli accompagnamenti cantautorali assecondano con raffinata discrezione le ineffabili allusioni metaforiche dei testi.

Ballerino di Siviglia, le bottiglie sono viole

e le nuvole d’accordi sono petali di sole.

E proprio come i lai medievali, le strofe delle sue liriche spesso non hanno la stessa struttura, a volte prediligono le rime baciate a volte sono eterometriche, con versi lunghi costituiti dall’accostamento di versi più brevi e di differente lunghezza.

Spettacoli di fango, fotogrammi di realtà,

pellicole di fumo, sabbia e sporca verità;

a un chilometro dal buio un cinema è aperto

tra strisce di violenza, sangue del deserto:

fuochi d’artificio per il grande Varietà.

Si direbbe a volte un Guillaume de Machaut calato negli accordi in minore di De Gregori, ballate immerse in atmosfere vagamente e morbidamente country-blues, ma con parole lasciate lievitare nelle associazioni verbali del simbolismo d’antan, quasi Bob Dylan e la sua armonica avessero incontrato Laforgue e Lautréamont sulla strada che da Minneapolis porta a New York; e tutti insieme si fossero incamminati verso le colline toscane.

E poi ti ho visto alla prim’alba col corallo sopra il viso

che scolpivi in un silenzio gli spartiti di Narciso

Degli umori toscani, Lorenzo Pisaneschi ha l’aspra delicatezza dei sentimenti. La sua musica si distende con la parsimonia e la sobrietà degli accordi di settima. La linearità delle sue invenzioni melodiche si attiene ai limiti autoimposti da una sensibilità schiva, indifferente alla seduzione di accattivanti espedienti ritmici o scorciatoie cromatiche; mezzi affatto alieni da uno spirito inquieto di artista nutrito dalla voce dei cantautori. Lui stesso si fa vanto che le sue canzoni “sono poco orecchiabili, completamente anticommerciali e men che mai ballabili”.

La sua particolare ispirazione vintage fa traboccare la nostalgia fino al punto da trasformarsi in ribellione alla banalità del presente. I personaggi delle sue canzoni planano da epoche imprecisate: Icari suicidi, principi sparvieri, santi d’osteria, Ofelie shakespeariane o rimbaudiane, Margherite goethiane o forse kleistiane.

Eroi balzani ed enigmatici usciti dalla biblioteca di un lettore onnivoro e intrappolati negli archetipi dell’Introversione, ombre e anime con volti incappucciati, angeli notturni in attesa di segni celesti che non verranno più. Ecco il nostro estratto da Nelle celle di Arlecchino e BUON ASCOLTO:

IL VIOLINO DI MARGHERITA

TESTO

Il bardo è sulla strada,

inginocchiato su un’idea;

la platea vende sospiri

e corolle d’orchidea.

Ofelia si nasconde

sotto i rami del suo cuore:

porta al collo la follia,

antico pegno di un amore.

E tutto è stato scritto

in ogni piccola ferita,

soffocata dal respiro

del violino di Margherita.

 

L’eremita del sorriso

ha impegnato il suo destino

di occhi colmi di ricordi

nelle celle di Arlecchino;

perduto in fondo a un letto

ha scontato la sua pena

e sua moglie si è scolpita

in un ritratto di sirena.

E ora implora il vuoto

per un’altra via d’uscita,

mentre suona da lontano

il violino di Margherita.

 

C’è una villa sotto terra

dove il sole si vergogna:

il guardiano degli allori

è un cappello di menzogna.

La sua gogna è in un anello

di presunte verità,

i suoi fiori sono spenti

e strillano “pietà”.

La galera dei suoi amanti

è sadica e pulita,

e senza fiato piange

il violino di Margherita.

 

E io ti ho dato la mia spalla,

un giaciglio di rimorso,

ed un vento di sbadigli

ci ha visto ali sopra il dorso.

La risposta ai nostri dubbi

è una tazza di giardini,

un abbraccio è un paradiso

d’imbarazzati burattini.

Ora parlami dei sogni

ed insegnami la vita,

mentre soffia nel silenzio

il violino di Margherita;

 

ora suonami il silenzio

mentre sogni la mia vita,

con le dita ben fissate

sul violino di Margherita.

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