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NEL LOUVRE HIP HOP DI KEHINDE WILEY

Kehinde-Wiley

Nei territori dell’avanguardia uptown americana dove un tempo regnava Jean-Michel Basquiat oggi impera Kehinde Wiley, pittore californiano di origine nigeriana. Il graffitismo afro-acido-brut della street art alla Basquiat e alla Haring è stato offuscato dalla iperpittura camp di Wiley, che manipola il citazionismo postmoderno impastandolo con la cultura hip hop.

La street life e il look da gangsta rap si contamina aulicamente con le pose napoleoniche di Ingres, le impennate equestri di David e Géricault.4799670

Enormi tele  in technicolor acrilico riversano in icone barocche o rinascimentali i tratti dei nigga urbani, resi realisticamente con una minuzia che imita gli scatti fotografici, ma su sfondi sgargianti di tappezzerie broccate o a motivi jacquard che servono da decontestualizzazione e straniamento. La strada scompare e al suo posto erompono girali, ghirigori, tralci e motivi floreali di astratti paradisi kitch. Afroamericani dei ghetti metropolitani, fan di Snoop Dogg o emuli di Ice-T, vengono ibridati con sfarzosi anacronismi per poi essere spediti dritti dritti nel paradiso del sublime eroico versione McDonald’s, con i loro cappellini da baseball, bandane, felpe con cappuccio e T-shirt XL al posto dei velluti e dei mantelli dei soggetti parodiati.kehinde-wiley-down-deitch-3362 gs_3f33d33c-ca1c-4fac-97f8-9c014f378eee 036_Kehinde-Wiley_A-Dead-Soldier 2013-03-19-kisalala-kehinde-wiley-PA08007_Sleep

Tiziano smarrito ad Harlem, Tiepolo catapultato nel Bronx, Reynolds che apre bottega a Brooklyn. Un trio di energumeni con aria da pusher sono irrigiditi in incongrue posture raffaellesche.

Giuditte afro esibiscono teste mozzate, come eroine caravaggesche.kehindewiley_beheading Un improbabile corteo black scorta l’usurpatore a cavallo del cancelliere Séguier ritratto da Le Brun.

Pale d’altare con santini rasta in dreadlock serpentiformi.FullSizeRender[1]

Impenitenti rapper in atto da Maddalene penitenti.Kehinde-Wiley-3-

Persino un Michael Jackson dipinto come Carlo V in posa equestre.  mj-portrait-atm

Si dice che Kehinde Wiley gestisca vari atelier dove un manipolo di aiuti cinesi confezioni quadri su scala industriale per stare dietro alla ormai numerosa committenza. Del resto anche Rubens lavorava così. Ma davvero l’emancipazione e la promozione sociale dei neri d’America deve passare attraverso l’apoteosi camp di un abile e scaltro player del pennello?

 

 

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