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NAPOLEONE E LA SFINGE

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Nel 1774, lo stesso anno in cui a Lipsia apparve la prima edizione dei Dolori del giovane Werther, a Ferney l’ormai ottuagenario e malato Voltaire scrive un conte philosophique ambientato nell’antico Egitto. Un racconto che ha molto della favola e che fa il verso alle storie della Bibbia, letta stavolta più come una sorgente di meraviglioso orientale, sullo stile delle Mille e una notte, che come bersaglio di polemica razionalista. Amori di re e di principesse, voci soprannaturali, metamorfosi, animali parlanti: il Vecchio Testamento ridotto a serbatoio di novelle fantastiche. La vicenda, ridotta ai suoi termini essenziali è questa:il re Nabuchodonosor, trasformato in toro per sortilegio, viene adorato dagli egizi come il dio Api, ma alla fine ritorna uomo grazie all’amore della sua innamorata. L’ambientazione egiziana della storia è solo un pretesto per rimontare indietro nei secoli, fino all’epoca in cui presumibilmente furono composti i racconti biblici, per alludere antifrasticamente alla natura puramente leggendaria e non storica dei fatti narrati nella Bibbia.

L’Egitto fin da allora distende le sue valli fertili e le sue sabbie sterili lungo le pagine della letteratura come una terra dove aleggia il soprannaturale, incombe l’occulto e volteggiano misteri ultraterreni.

 Frederick Goodall, Mystery of the past,1901

                                                                                      Frederick Goodall, Mystery of the past, 1901

Una ventina d’anni dopo il racconto di Voltaire, l’Egitto non è già più una sfocata scenografia immaginaria per i passatempi intellettuali dei francesi, ma lo scenario torrido della campagna militare guidata dal generale Bonaparte.

Un dipinto di Gérôme mostra Napoleone a cavallo a tu per tu con la Sfinge di Giza, semisepolta ancora dal terreno. Il condottiero, per nulla intimidito dall’impenetrabile mostro androcefalo della IV dinastia, sembra interrogarlo sull’esito della sua impresa militare. Bonaparte ha sfruttato in più occasioni la scenografia monumentale faraonica come iperbole retorica durante la campagna d’Egitto.

napoleon-bonaparte-campagne-egypte-chameauSotto il solleone del Termidoro, ai piedi delle Piramidi, le sue armate, fradicie di sudore, hanno ascoltato l’allocuzione del loro generale che li ammoniva: -Quaranta secoli vi osservano dall’alto di questi monumenti!napoleon-bonaparte-bataille-pyramides-campagne-egypte-deroute-mamelouks

E ci tenne a far passare ai posteri la battaglia contro i mamelucchi col nome magniloquente di Battaglia delle Piramidi, anche se in realtà le piramidi erano parecchio lontane dal teatro dello scontro, che si svolse a Embabech, poco fuori dal Cairo.

Francois-Louis-Joseph Watteau, La battaglia delle PIramidi

                                            Francois-Louis-Joseph Watteau, La battaglia delle Piramidi

Ma quel che restò della campagna militare furono gli studi, i documenti, i disegni e le relazioni affidate a un battaglione composto da un centinaio e più di scienziati, ingegneri, astronomi, matematici, architetti, economisti, disegnatori, scultori, musicisti, medici, botanici, zoologi, mineralogisti, orientalisti, che Napoleone si porta appresso in Egitto. Questi dotti formarono la Commissione delle Scienze e delle Arti da cui prese vita l’egittologia come scienza a parte. Vivant Denon e André Dutertre disegnano le antichità egiziane e creano l’immagine divulgata dell’Egitto faraonico e delle sue rovine, ancora mute prima che Champollion ridesse  voce ai geroglifici.

Tornato in Francia Napoleone, il nuovo comandante supremo dell’armata d’Egitto è il generale Kléber che ha l’idea di raccogliere in volumi tutto il materiale elaborato dagli scienziati e dagli artisti al seguito dell’esercito. Nasce la Description de l’Égypte, ventitré volumi ricchi di illustrazioni che rimpolperanno le vaghe e libresche idee che l’Europa ha dell’Egitto faraonico.pic088

Claude Louis Berthollet, uno dei chimici al seguito della spedizione napoleonica, si interessò in particolare del natron, un carbonato idrato di sodio che prende il nome proprio dalla parola egiziana con cui si designava il sale. La sostanza era abbondante in Egitto, in particolare nel lago detto Wadi el-Natrun. Il natron, tra gli altri usi, veniva impiegato dagli egizi per il procedimento della mummificazione. I cadaveri da imbalsamare erano infatti immersi in una soluzione di natron per disidratare i tessuti molli. Proprio studiando le proprietà di questo composto, Claude Berthollet arrivò nel 1801 a formulare nel libro Recherche sur les lois des affinités chimiques la sua originale teoria sulle affinità chimiche, che determinerebbero gli equilibri dei processi di reazione.

Ispirandosi a queste teorie,  qualche anno più tardi Goethe applicherà le leggi dell’affinità ipotizzate da Berthollet anche alla psicologia dei personaggi del suo romanzo Die Wahlverwandschaften (Le affinità elettive) del 1809. Ma anche un’altra peregrina circostanza unisce Goethe all’Egitto e a Napoleone. Eckermann ci racconta che Goethe era molto compiaciuto nell’apprendere da una cronaca della Campagna d’Egitto, che Napoleone si era portato nella biblioteca da campo una copia del suo Werther, un libro che lo aveva a tal punto impressionato da far venire voglia di cominciare a scrivere un romanzo anche a lui.

George Richmond, Napoleone Iegge la lettera di abdicazione

George Richmond, Napoleone legge la lettera di abdicazione

Ma per fortuna, scritte poche pagine, il futuro imperatore dei francesi capì, a differenza di molti imbrattafogli, che il suo mestiere era un altro.

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