N COME NIETZSCHE

David Lachapelle


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Al contrario di Leopardi, Nietzsche e Baudelaire considerano la moda nei suoi positivi risvolti sociali, estetici e psicologici. In un passo di Umano troppo umano (209, Origine e utilità della moda) il filosofo tedesco sostiene che la moda ha origine da individui dotati di estro particolare che, inaugurando un nuovo modo di abbigliarsi o di acconciarsi, sono in grado di trasformare la soddisfazione per la propria forma esteriore in fiducia in se stessi. La fiducia in se stessi libera le energie inibite dell’individuo, lo rendono in qualche modo carismatico e innescano così anche l’emulazione degli altri.

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                                                           Foto di  Arthur Elgort, Nadja Crossing Park Avenue in New-York

Per giunta, la provvisorietà della moda permette di accorgersi della provvisorietà e incertezza della realtà, lasciando l’uomo libero di abbandonarsi euforicamente al continuo cambiamento e alla creazione di nuove verità. Ma in un altro passo dell’opera, Nietzsche giudica che la caratteristica peculiare della moda dei tempi moderni non è tanto la mutevolezza nel tempo, quanto l’uniformità nello spazio, che abolisce le differenze nazionali, individuali e di classe nell’Europa civilizzata (Parte Seconda, 215 Moda e moderno).

Prima di Nietzsche, Charles Baudelaire aveva sollevato la moda e il moderno dalla condizione di spregiata inferiorità in cui era tenuta dai critici sociali e dagli artisti. Nel Capitolo I di Le Peintre de la Vie moderne intitolato al Bello, alla Moda e alla Felicità (Le beau, la mode et le bonheur) il poeta francese sostiene la fallacia della proposizione secondo cui tutto quel che vale la pena ammirare si trova negli artisti del passato. Anche la rappresentazione del presente ha una sua bellezza peculiare, proprio in quanto specchio del presente (“Le plaisir que nous retirons de la représentation du présent tient non-seulement à la beauté dont il peut être revêtu, mais aussi à sa qualité essentielle de présent”).herb-ritts-wrapped-torso-los-angeles-1989-web

                                                                                                                               Foto di Herb Ritts

Guardando le vecchie incisioni del secolo XVIII, Baudelaire nota come le fogge del vestiario rispecchino la morale e l’estetica dell’epoca, e si convince che l’idea del bello, come l’uomo di quei tempi lo concepiva, s’imprime in tutto il suo aspetto, tanto nel taglio degli abiti quanto nei suoi gesti, penetrando fin nei tratti del volto. L’uomo finisce così per rassomigliare a ciò che vorrebbe essere. (“L’homme finit par ressembler à ce qu’il voudrait être”). La moda contribuisce a esprimere o palesare l’identità più genuina e profonda dello spirito di una generazione o di un’intera epoca. Se gli abiti passati di moda ci sembrano ridicoli, basterebbe immaginarli indossati dalle persone viventi che se ne abbigliavano per restituire agli antichi vestiti tutta la loro bellezza, che è fatta di movimento e di spirito. Il teatro, ad esempio, è in grado di risuscitare quegli abiti dalle fogge antiquate grazie agli attori sulla scena, dove il passato, come un fantasma, riprende vita e movimento e si fa di nuovo presente. Baudelaire non è interessato alla morte delle mode, ma piuttosto alla loro poetica risurrezione nella fantasia e nell’arte.

Osserva ancora Baudelaire che le transizioni tra le mode non sono mai brusche, ma sono graduali e senza salti, come quelle del mondo naturale. Moda non facit saltus. La moda è un grafico così fedele dello spirito del tempo che chi comparasse gli abiti di un’epoca con gli altri aspetti della società e dell’arte si accorgerebbe della profonda armonia che regola tutte i segmenti in cui si articola la Storia. Anche i secoli che ci sembrano più bizzarri e più folli contengono un anelito verso il bello che ha sempre trovato la sua soddisfazione.

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                                                                  Modello haute couture dello stilista libanese Nicolas Jebran

Le mode sono mortali, ma il desiderio del bello è immortale. La moda trova una sua giustificazione estetica nel principio che il bello è storico, non assoluto. Il bello è composto da un elemento eterno e invariabile e d’un elemento relativo, legato alle circostanze storiche. Il bello ha dunque un carattere legato all’epoca e alla moda, e rispecchia la dualità dell’uomo, sempre uguale eppure sempre vario.

1339695818_16 (1)Del resto anche l’istinto sessuale, che sembra quel che di più primitivo e incondizionato abita l’uomo, è ormai condizionato dalla moda. L’uomo non è più in grado di separare il corpo femminile dal suo abito nella sensazione di piacere causata dall’apparizione di una bella donna. La donna e la sua toilette erano ormai per l’uomo galante, almeno per il parigino del XIX secolo, una totalità indivisibile.herb-ritts-stephanie-cindy-christy-tatjana-naomihollywood-1989-copy

                                                                                                                Le top model anni ’80 fotografate da  Herb Ritts

La moda celebra il trionfo dell’artificiale e l’abbandono dell’illusione che da qualche parte dell’uomo moderno si serbino ancora istinti naturali. (cfr. IX La Femme).1339695830_13

Poprio in nome dell’indissolubilità tra carne e spirito, ovvero tra corpo e moda, Baudelaire criticava i pittori moderni che cercano di travestire i soggetti delle loro tele con costumi antichi, timorosi che ritrarre le persone in abiti moderni svilisca il pregio estetico dell’opera e la consegni allo stesso rapido decadimento cui la moda è soggetta. (Cap. IV La Modernité). La modernità è transitoria, fuggitiva, contingente, tuttavia costituisce un componente essenziale dell’arte. I più grandi tra gli antichi artisti non hanno forse ritratto in abiti contemporanei i loro personaggi? Sopprimendo l’elemento moderno, l’artista cadrebbe nel vuoto di una bellezza astratta e indistinta. Espungendo la peculiarità della vita umana nella sua concretezza, legata al proprio tempo, se ne espunge anche l’ineffabile bellezza.

1339695847_31L’originalità non può che essere connessa al modo di sentire e di vedere che ogni epoca imprime sugli artisti. La moda non è che la particolare declinazione del bello in una certa epoca. Il suo corpo è caduco, ma la sua anima è eterna, come la bellezza a cui aspira. E come l’arte, nasce dal Bello ma si nutre del proprio tempo. Per Baudelaire, la Moda non è la sorella della Morte ma dell’Arte.

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