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MISSING PERSON: MAJORANA, CAFFE’, BIERCE E GLI ALTRI

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Spie sparite nel corso di una missione, agitatori politici liquidati senza lasciare tracce, militari dispersi in battaglia, aviatori e marinai inghiottiti dall’oceano, giornalisti scomodi che non hanno mai fatto ritorno da zone calde, in cui cercavano materiale per i loro temerari reportage. Sparizioni come queste fanno parte, sto per dire, degli incerti del mestiere; e, tutto sommato, sono casi abbastanza ordinari di cui le cronache e le statistiche sono piene. Ma gli indagatori compulsivi di misteri sono attratti anche da gente comune, la cui unica singolarità nella vita è stata quella di scomparire nel nulla. Migliaia i bambini rapiti e mai più ritrovati e di conseguenza misteri a migliaia.

Volatilizzarsi o rendersi irreperibile per sempre è uno di quegli eventi che proietta un bagliore sulfureo sull’esistenza più piatta e incolore. E molti personaggi, la cui celebrità sarebbe stata di medio calibro, sono entrati addirittura nella leggenda proprio grazie alla loro enigmatica scomparsa.

Il poeta e rivoluzionario ungherese Sándor Petőfi diventa un eroe nazionale non solo per le sue poesie patriottiche e la sua partecipazione alle lotte indipendentiste del 1848, ma anche per essere sparito nel nulla in Transilvania, dopo la battaglia di Segesvár. Il suo corpo non fu mai ritrovato. Quando sparì aveva appena 26 anni; e il poeta magiaro rimarrà eternamente giovane anche nella memoria dei patrioti risorgimentali italiani, caso più unico che raro tra i poeti di quella nazione. La fama di Petőfi si diffonderà in Italia grazie alle numerose traduzioni delle sue poesie, che ne fecero un mito romantico a partire dalla metà del XIX secolo fino a oggi.

(vedi Ruspanti, L’immagine romantica di Petőfi in Italia )

Mihály Kovács, ritratto di Sándor Petőfi

Mihály Kovács, ritratto di Sándor Petőfi

Il più illustre estimatore italiano del poeta ungherese fu Giosue Carducci, che nell’agosto 1872, sulla rivista «Nuova Antologia» dà una sua valutazione delle poesie di Petőfi, tradotte da Emilio Teza, sul solco di quella mitizzazione del patriota magiaro come un eroe e vate semidivino assunto in cielo. “Morì? No, sparì come un bel dio della Grecia. Non lo videro tornar più, non rinvennero più il suo corpo. E il contadino ungherese tien per fermo che il poeta degli honvéd non sia veramente morto: egli può tornare di giorno in giorno» (Giosuè Carducci, Opere, Ediz. nazionale, vol. XVIII, pp. 408-411.

Le oscure circostanze della scomparsa, che non lascia una salma dietro di sé, concede alla fama poetica un paio supplementare di ali supersoniche per attingere i cieli dell’immortalità. Petőfi per di più raggiunge il Parnaso ibernato nell’eterna giovinezza. Il paragone con un altro poeta patriota è illuminante sui vantaggi di una scomparsa rimasta insoluta rispetto a una morte sul campo, per quanto eroica. Il poeta e patriota tedesco. Karl Theodor Körner, volontario nell’esercito prussiano, trovò la morte in un combattimento contro le truppe napoleoniche e godette di una certa popolarità postuma dopo il 1814, quando le sue poesie furono pubblicate col titolo di Leyer und Schwerdt, (Lira e Spada) come attesta Manzoni, che alla sua memoria dedica l’ode Marzo 1821. Ma il quarto d’ora di celebrità concesso a Körner è ben poca cosa rispetto al longevo mito di Petőfi.

Un altro caso di scomparso eminente fu Ambrose Bierce, che, varcata la settantina, partì alla volta del Messico per dare un’occhiata alla rivoluzione che colà si combatteva tra gli insorti e le truppe regolari del dittatore Porfirio Díaz. Giunto a Chihuahua al seguito dell’esercito di Pancho Villa, nessuno ebbe più sue notizie di lui. L’ultima lettera da lui spedita portava la data del 26 dicembre 1913. Sembrava che lo scrittore si fosse dileguato nella tempesta rivoluzionaria, e un’inchiesta ufficiale condotta dal consolato americano non poté che raccogliere voci contraddittorie sulla sua fine. Qualcuno raccontò che era stato fucilato nella Sierra Mojada, altri investigatori avanzarono l’ipotesi del suicidio. Ci fu persino chi negò che Bierce, vecchio e asmatico, avesse mai potuto raggiungere il Messico. Il mistero sigillò la fine di Bierce e lo trasformò nel più insigne scomparso della scena letteraria nordamericana prima di Salinger.

John Herbert Evelyn Partington, ritratto di Ambrose Bierce

John Herbert Evelyn Partington, ritratto di Ambrose Bierce

Un altro letterato a essere inghiottito dalla Rivoluzione messicana fu il poeta dadaista, nonché pugile, Arthur Cravan, imparentato con Oscar Wilde e ammirato da Marcel Duchamp, Picabia e Breton. Il suo vero nome era Fabian Lloyd. Fu visto per l’ultima volta a Salina Cruz nel 1918. Potrebbe essere annegato mentre cercava di raggiungere l’Argentina a bordo di una piccola imbarcazione.

Arthur Cravan

Arthur Cravan

La tellurica nazione mesoamericana risultò in certo modo fatale anche al poliedrico poeta, pittore e musicista Harry Weldon Kees. Dopo avere espresso l’intenzione di partire per il Messico, le sue tracce si persero il 19 luglio 1955, quando la sua auto, una Plymouth Savoy, fu rinvenuta vicino al Golden Gate Bridge: vuota e con le chiavi ancora inserite nell’accensione.

Harry Weldon Kees

Harry Weldon Kees

Un’auto abbandonata in un ranch  è anche l’ultimo segno lasciato sulla terra dal cantautore americano Jim Sullivan, che doveva raggiungere Nashville ma che non vi arrivò mai, quasi fosse evaporato nel torrido deserto del New Mexico. 

Jim Sullivan

Jim Sullivan

A vent’anni, lo scrittore e viaggiatore Everett Ruess sparì nel 1934 durante una delle sue peregrinazioni nei territori selvaggi del Sudovest americano. Precipitato in un burrone? Assassinato? Il deserto dello Utah potrebbe essere la sua tomba, ma circola anche una storia che lo vede raggiungere la riserva Navajo e mettere su famiglia con una nativa americana, per trascorrere il resto della sua vita secondo il motto epicureo del “vivi nascosto”. È stata  questa sparizione, comunque, piuttosto che la sua produzione letteraria, a renderlo protagonista ancora oggi di tante ballate country.

Everett Ruess

Everett Ruess

Qualche anno dopo la sparizione di Ruess, un’altra giovane scrittrice americana sembra dissolversi nel nulla. Nel 1939, Barbara Newhall Follett, enfant prodige della narrativa americana, esce di casa, in preda a una crisi depressiva; e da allora non fu mai più rivista, né viva né morta.

Barbara Newhall Follett

Barbara Newhall Follett

Una categoria professionale soggetta a scomparire senza lasciare tracce è naturalmente quella degli aviatori. Un alone romantico già circonda le loro imprese solitarie. La sparizione e il mancato ritrovamento dei loro corpi o addirittura dei loro velivoli aggiunge un barbaglio corrusco alla loro morte senza testimoni. L’asso dell’aviazione francese durante la prima guerra mondiale Charles Nungesser scomparve nel 1927 mentre tentava su un biplano un volo senza scalo Parigi-New York. Dopo il decollo non si seppe più niente di Nungesser né del suo Oiseau Blanc. Tutto fa credere che sia precipitato nell’Atlantico, senza aver mai raggiunto il continente americano. Ma qualcuno giura che il suo aereo sia finito in una palude del Maine, e in questo caso avrebbe portato a termine l’impresa pionieristica prima di Charles Lindberg.

Charles Nungesser

Charles Nungesser

Circa dieci anni dopo, un altro sfortunato aviatore francese, Jean Mermoz, disparve al largo di Dakar in Senegal e nulla più si seppe di lui. La scomparsa in volo nel 1937 di Amelia Earhart, prima donna a circumnavigare il mondo a bordo di un aereo, l’hanno resa un caso ghiotto per gli escogitatori di ipotesi ingegnose. Alcuni parlarono di una semplice avaria al motore, altri si spinsero a congetturare una missione di spionaggio. Spuntarono testimoni pronti a sostenere che l’aviatrice americana era caduta nelle mani dei giapponesi e giustiziata come spia. Una variante della storia le vuole sopravvissuta alla prigionia e tornata negli Stati Uniti con un’altra identità. E lasciamo perdere che il relitto del suo aereo viene avvistato un po’ dappertutto, tanto da fare di Amelia una delle missing person per antonomasia nella cultura pop americana.

Amelia Earhart nel 1928

Amelia Earhart nel 1928

Da citare anche il mistero che circonda il dileguamento quasi soprannaturale del jet F-89C Scorpion dell’U. S. Air Force sopra il Lago Superiore, pilotato dal tenente Felix Moncla. Levatosi in volo dalla base di Kinross il 23 novembre 1953 per intercettare un oggetto non identificato, l’aereo scompare dal radar, come inghiottito dall’Ufo. Nessun frammento dell’aereo viene rinvenuto. Le incongruenze nelle spiegazioni ufficiali dell’incidente danno la stura a un proliferare di illazioni, e il caso viene fagocitato dagli appassionati di ufologia.

Felix Moncla

Felix Moncla

Il personaggio che, scomparendo, ha fuso poesia e aviazione in un vortice di romanticismo ad alta quota è però Antoine de Saint-Exupéry, che si volatilizza al largo di Marsiglia in una missione di ricognizione durante la seconda guerra mondiale. Il mancato ritrovamento del Lockheed P-38 Lightning su cui viaggiava lo scrittore, le circostanze poco chiare dell’abbattimento, le dicerie su un’intenzione suicidaria contribuirono ad alimentare il presunto mistero e, col mistero, il mito. Neppure quando, sessant’anni dopo, venne ritrovata la carcassa di un aereo corrispondente a quello pilotato da Saint-Exupéry, i focolai del dubbio e del sospetto si estinsero. I cultori del mistero, forti dela circostanza che il corpo dello scrittore non era mai ricomparso, continuarono imperterriti a negare che il relitto ripescato fosse il suo aereo.

Antoine de Saint-Exupéry-

Antoine de Saint-Exupéry

Se sparisce uno scrittore, con i risvolti non chiariti della sua scomparsa si intessono fole patetiche e drammi immaginari. Se a sparire è uno scienziato allora vengono subito avanzate inquietanti supposizioni di complotti spionistici e di intrighi internazionali. Possessori di segreti potenzialmente pericolosi, i fisici sono i più frequenti protagonisti di casi inspiegabili di irreperibilità. Nel 1938 il fisico Ettore Majorana si imbarca da Napoli per Palermo su un piroscafo della Tirrenia. Da quel giorno nessuno ne saprà più nulla. Lettere di addio, testimoni che dichiarano di averlo visto, indagini inconcludenti della polizia, piste che si concludono sulla soglia di una chiesa o davanti al portone di un convento. Niente è in grado di chiarire il mistero della scomparsa. L’incertezza è la madre prolifica delle congetture e le congetture brulicano e prosperano nell’oscurità dei moventi. Un’ipotesi lo vuole prima espatriato in Germania al servizio del Terzo Reich, e, alla fine della guerra, fuggito in Argentina, dove fu avvistato in varie occasioni. Qualcuno lo pensa invece vittima di una macchinazione di colleghi stranieri o rivali. Un anonimo testimone racconta di avere incontrato a Roma all’inizio degli anni ’80 un barbone vagabondo troppo stranamente versato nell’analisi matematica per non essere lo scienziato in fuga. L’ipotesi più accreditata è però quella che si avvale della ricostruzione degli ultimi giorni dello scienziato tentata da Leonardo Sciascia in La scomparsa di Majorana, che confronta e riesamina gli indizi, rimaneggiandoli, per farne emergere l’inquieto scrupolo morale del fisico che, inorridito dalla prospettiva della bomba atomica, avrebbe dato un taglio alla sua vita precedente per farsi monaco certosino nell’eremitaggio di Serra San Bruno.

Ettore Majorana

Ettore Majorana


Nell’agosto 1950, scompare un altro fisico italiano, naturalizzato inglese: Bruno Pontecorvo. Solo più tardi si seppe che, comunista convinto, si era stabilito nell’Unione Sovietica, gettando nel panico i servizi occidentali, convinti che potesse svelare ai russi chissà quali segreti atomici.

Vladimir Alexandrov, matematico e climatologo russo, sparì nel 1985, mentre si trovava a Madrid per una conferenza sulle ipotesi dei cambiamenti climatici prodotti da una guerra nucleare. La CIA e il KGB si accusarono a vicenda di averlo rapito. Una terza ipotesi è che sia passato a lavorare per una delle potenze occidentali e ospitato in segreto da qualche parte, con una nuova identità.

Vladimir Alexandrov

Vladimir Alexandrov


Nello stesso anno era sparito un altro matematico di origine russa ma cittadino americano, Boris Weisfeiler, che non tornò mai da un viaggio in Cile. Se annegato accidentalmente in un fiume, catturato dagli ex nazisti di Colonia Dignidad o ucciso da una pattuglia dell’esercito cileno, non è mai stato appurato. L’ultimo illustre studioso a sparire fu l’economista Federico Caffè, che uscì sul fare del giorno dal suo appartamento romano di Monte Mario il 15 aprile 1987 e non vi fece più ritorno. Nella sua camera da letto aveva lasciato gli occhiali e l’orologio. La sua morte presunta divenne ufficiale solo nel 1998. Ma che ne fu di lui è un enigma irrisolto.

Federico Caffè

Federico Caffè

Del resto il decennio 1980-90 fu costellato da sparizioni misteriose. Ancora si ricorda quella di Emanuela Orlandi nel 1983, seguita a un mese di distanza da quella, non meno inesplicabile, di Mirella Gregori, romana anche lei e forse legata alla Orlandi da nessi invisibili che nessuno allora osò rintracciare, ma di cui ancora oggi si parla. Sparire è forse il modo migliore per non morire.

 

 

 

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