MICHAEL CHEVAL: IL MAESTRO DEL CITAZIONISMO ONIRICO

Magritte-Dalì-Picasso

Magritte-Dalì-Picasso

Eclettico russo naturalizzato americano, Michael Cheval (nome d’arte di Mikhail Khokhlachev) è un pittore, costumista, scenografo, illustratore, ma è stato anche rocker e poeta.

Gli eccessi sontuosi delle steppe russe, i tappeti barbarici e le icone slavo-bizantine hanno impresso i loro colori sgargianti sulle tele di questo artista. Di fronte ai suoi quadri ci si sente come alle prese con rebus privi di lettere, indovinelli esoterici che alludono a fiabe non inventariate da Propp, raccontate come in sogno al capezzale di un bambino malato e diventati deliri nel suo dormiveglia di febbricitante. Cerchiamo di destreggiarci tra allusioni culturali e sottintesi mitologici, kitsch letterario, surrealismo magrittiano ammantato di velluti rinascimentali, cesellato in minuzie fiamminghe e calato in atmosfere nonsense alla Lewis Carroll dove incombe spesso l’ombra inquietante di una Twilight Zone, in un universo del possibile che interferisce con quello della realtà e lo scompagina. Astrologie arcane e segreti alchemici, principesse condannate da un incantesimo a vivere nell’assurdità.

Esperimenti controfattuali che sovvertono le leggi dello spazio e della prospettiva umanistica, si fanno beffe del principio di identità, mandano in pezzi il principio di non contraddizione e del terzo escluso. Cavalli scompaiono tra arcate gotiche, vesti muliebri si prolungano in mare e diventano flutti, personaggi usciti da un mazzo di tarocchi o dalle carte di Alice in Wonderland spuntano beffardi reggendo calici di vino, donne-clessidra si esibiscono in un giardino all’italiana, musicanti Joker strimpellano liuti metallici o soffiano in flauti dalla forma di rubinetterie idrauliche.

In questo mondo alla rovescia, i pesci sono strumenti musicali, i trenini vanno al guinzaglio come i cani, le navi vengono spinte come culle, gli elementi architettonici si librano sospesi in aria, le sirene recano vassoi di gioielli in bilico sulla coda, principini in marsina pedalano un tricliclo zoomorfo che richiama l’estinto dodo, creature semi-umane con mezza dozzina di gambe oppure del tutto prive

di arti inferiori sono in posa, e sembrano godersela un mondo a sconvolgerci, con un’aria di sfida derisoria, fieri di proporre un enigma senza soluzioni, architettato soltanto per revocare in dubbio il principio di realtà e sostituirlo con quello di piacere. Il piacere che qualcuno chiama arte.

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Michael Cheval (k) Grandolina Arte

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