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MI SONO SVEGLIATO E TU NON C’ERI di Olsi Xhindoli

murderIl braccio di Margherita era magro e quando lo sollevò notò dei tagli. Il gesto era una richiesta di aiuto. Si sentiva male. Accusava mal di pancia e nausea. Per dimenticare il dolore, si mise a leggere, ma subito dopo iniziò a sputare sangue. Le percosse l’avevano ridotta così. Andò a farsi la doccia. Aprì l’acqua bollente per spazzare via tutti i mali patiti, come se la temperatura bollente che purifica l’acqua potesse purificare anche lei. Sentiva scorrere il flusso ininterrotto dell’acqua nel suo corpo. Mentre Margherita era sotto la doccia, arrivò a casa suo marito. Trovò il libro insanguinato. Immagini intollerabili gli vennero alla mente e si accasciò a terra e iniziò a contorcersi, in preda ai brutti ricordi dell’infanzia. Da bambini, lui e i suoi fratelli erano stati sfruttati e maltrattati. Suo padre si era risposato, dopo la morte della mamma, e anche la loro matrigna subiva le violenze dell’uomo. Cercava sempre di evitare suo marito, ma prima o poi era costretta ad affrontarlo. Non solo faceva lavorare i tre figli per lui, ma lesinava anche sul cibo e li lasciava affamati. I bambini avevano un sogno: essere liberi. Giorno dopo giorno, questo sogno si incrinava, si infrangeva a suon di botte, svaniva. Un giorno la polizia andò a fare un’ispezione in casa. I tre bambini, vedendo dalla finestra i poliziotti, volevano correre loro incontro. Cominciarono a correre come un treno, felici, incontro al loro sogno. Questa corsa cieca sui binari della speranza finì davanti alla sagoma brusca del padre nel corridoio buio. Il padre li aveva afferrati, legati e nascosti in un ripostiglio. Margherita uscì dalla doccia e si disse che molte donne subivano violenze. Ma lei era stanca di farsi sottomettere. Prese la pistola dall’armadio, aspettando che il marito tornasse. Ma appena tornò in salotto, se lo ritrovò di fronte. Gli puntò la pistola contro, e proprio in quel momento suo marito si inginocchiò, e coprendosi gli occhi disse: -Perdonami. Presto non ci sarò più.
Impietosita, disarmò la pistola e la posò. Durante la notte Margherita, madida a causa degli incubi che aveva avuto, svegliò il marito e gli gridò tutto il suo disprezzo. L’uomo la picchiò fino a ridurla in fin di vita e poi le puntò contro una spada a lama ondulata, la keris, che rappresenta il serpente Naga, l’arma del Signore degli Inferni e degli Spiriti. Cadevano gocce di sangue con il ritmo di un applauso. Margherita si sentiva impotente, stordita, non riusciva a muoversi. Quella che l’assaliva era un’arma, ma anche un simbolo di maleficio. I simboli a volte erano più letali delle stesse armi. Ma fece appello alle sue ultime forze, tante quanto bastavano per farla rialzare. Vide un fascio di luce. La salvezza. Emerse nella luce come un mostro, come se fosse resuscitata da una tomba. Nonostante la sua spossatezza e il dolore, il suo primo pensiero fu il figlio, che per fortuna non si era accorto di nulla e dormiva beato nel suo letto, come un un cucciolo.
Sollevata, tornò in camera e trovò il marito privo di sensi. Aveva l’occasione di porre fine alla sua esistenza. Cercò di fargli inalare con un batuffolo di ovatta imbevuto la ricina che teneva in serbo per avvelenarlo. L’uomo non si mosse più. Margherita tirò un sospiro di sollievo e in quel momento vide la luna, che per un momento le parve congestionata, rossa, come traumatizzata da quello che accadeva sulla terra. Era convinta di averlo ucciso, ma il senso di liberazione durò pochi istanti. All’improvviso notò un’ombra avvicinarsi. Non voleva credere ai suoi occhi, era ancora vivo quell’animale! Sgomenta e scoraggiata, si accascia a terra, pregandolo di risparmiarla almeno per amore del loro figlio. Era piccolo e aveva bisogno di lei. Arriva la mattina. Mentre Margherita sta preparando la colazione, sente alle sue spalle i passi del figlio. Il bambino l’abbraccia e le sussurra: -Mi sono svegliato stanotte. Avevo fatto un brutto sogno. Ti ho chiamato. Ma tu non c’eri.

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