MAZAN: I SARCOFAGI DEI VAMPIRI

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A proposito del volume: Simon Marsden La France hantée, voyage d’un chasseur de fantômes, Flammarion.

“Sono cresciuto in un maniero infestato dagli spettri, perduto in fondo alla campagna inglese. La biblioteca rigurgitava di opere e manoscritti sull’occultismo. Accanto al fuoco crepitante, ascoltavamo storie di fantasmi. Credo che la ricerca a cui mi sono dedicato con la mia macchina fotografica possa corrispondere alla volontà di esorcizzare le paure della mia infanzia.” Lo scrive Simon Marsden nell’introduzione al suo volume dedicato alle dimore spettrali sparse in Francia. Sfogliando il libro ci si imbatte in inquietanti foto in bianco e nero, incisioni dell’Ottocento, cliché color seppia e in ogni gamma di grigio. Le suggestioni di presenze, qualcosa dietro le macchie di luce, nel cortile deserto del castello. Anche il più scettico si lascerebbe sedurre dalla persuasione magica dell’opera, popolata di agghiaccianti ipotesi soprannaturali. Suggerimenti di un altro mondo. Eventi inspiegabili con le leggi della fisica newtoniana. Con quella quantistica, chissà…Che le pietre, il legno, l’acqua conservino nella loro struttura subatomica il ricordo delle emozioni umane, delle tragedie e dei delitti? Tutti noi ambiremmo ad assistere almeno una volta all’apparizione di un fantasma. Ma per il momento bisogna accontentarsi dei resoconti di chi ha indagato nel passato alla ricerca di quelle memorie che ancora vagano nel presente in forma di ombre spettrali. L’autore naviga tra ieri e oggi, tra reale e soprannaturale. Leggende atroci di mariti che danno in pasto il cuore dell’amante alla moglie fedifraga, la quale si lascia morire di fame e si incontra con l’amante una volta l’anno nella sua tomba. La storia dell’uomo che ha imbalsamato il cadavere del padre e l’ha messo sotto alcol per poter continuare a parlargli. E poi castelli catari popolati da fantasmi di eretici perseguitati. Una collezione di brividi storici. Tra i più antichi orrori di Francia, si annoverano i vampiri che si aggirano tra i sarcofagi del cimitero di Mazan, in Provenza, nel dipartimento di Vaucluse, caro a Petrarca, ma anche al Marchese de Sade. Potrebbe trattarsi di sarcofagi celti di età romana, oppure, secondo altri, di età merovingica.

plus-photos-mazan-coin-prefere-provence_343737I coperchi di pietra che coprono i sepolcri sono così voluminosi e pesanti da suggerire l’idea che siano a prova di vampiro. La leggenda dei vampiri di Mazan nasce intorno alla strana cappella di Notre Dame di Pareloup, al centro del cimitero. L’edificio, a semplice pianta rettangolare, ha la particolarità di essere seminterrato. Pare che la fondazione della chiesa, che risale al XII secolo, sia legata a un branco di lupi che attaccavano le tombe del cimitero, nutrendosi dei defunti. Per proteggere il riposo dei morti e la tranquillità dei vivi, fu posta a presidio la chiesa dedicata alla Vergine, la cui statua la raffigura nell’atto di dominare un lupo. Questo il significato del nome della chiesa. I lupi si trasformarono forse in vampiri nell’immaginazione popolare. Ma se i lupi sono scomparsi, l’aura dei vampiri è ancora presente, a detta di Simon Marsden, che sostiene di avere questa facoltà di “sentire le anime”. Quel che è certo è che l’autore possiede una spiccata sensibilità per le belle storie d’amore che finiscono in tragedia, per gli scenari romantici e aristocratici di châteaux medievali e magioni del Rinascimento. Gli spiriti può darsi, ma le storie degli uomini di certo sopravvivono alla morte dei corpi.

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