MADAGASCAR A TUTTO TONDO di F. Iacopini

“Mi piaci se ti muovi! Mi piaci se ti muovi! Mi piace quel che muovi! E allora…muovi!!!”
Eh sì, è proprio questa canzone tratta da un famoso cartone animato della “Dreamworks” che ci viene di solito in mente se si pensa al paese di cui parlerò in questo articolo. Avete capito tutti vero? Esatto, ragazzi! Parlerò del Madagascar.
Una volta finita la sosta a Lubiana, ci rechiamo di nuovo all’aeroporto internazionale di “Brnik” e prendiamo il primo volo verso l’aeroporto intercontinentale di “Ivato” (principale scalo aeroportuale malgascio situato nei pressi di Antananarivo) dove ha inizio la mia prossima tappa.

Situato nell’Oceano Indiano al largo del Mozambico, il Madagascar è uno stato insulare che comprende, oltre alla grande isola principale, anche numerose piccole isole ed isolette. Viene chiamato anche “continente rosso” a causa dell’abbondanza di ferro che rende il suolo di color rossiccio e si ritiene che, geologicamente, sia uno dei continenti più antichi del mondo; infatti, le sue isole si sarebbero “staccate” dal macrocontinente “Gondwana” più di 140 milioni di anni fa. Questo fa sì che la zona, nel corso dei secoli, abbia intrapreso un percorso biologico completamente diverso da quello dei vicini continenti, come dimostrano le numerose specie endemiche di animali che la popolano; tra queste, la più famosa è quella dei lemuri, animali simbolo del paese e razza a cui appartiene Re Julien, simpatico personaggio del famoso cartone animato.

Geograficamente, il territorio è costituito prevalentemente da un’immensa distesa di montagne e colline ricoperte in gran parte da ampie foreste, fra cui si intervallano qualche piccola valle coltivata a riso e qualche savana, dove si possono incontrare leoni ed elefanti che camminano indisturbati.

Usciamo dall’aeroporto e, in assenza di autobus o taxi, saliamo su uno dei mezzi di trasporto urbani caratteristici del “continent rouge”, il “Pousse-Pousse”: carro a trazione umana omologato per due persone simile al risciò; essendo in quattro, saliamo io e mio fratello su un carro e mio padre e mia madre su un altro.

Per qualsiasi tipo di spesa paghiamo in Ariary (la moneta del luogo) e per farci capire comunichiamo in francese, la seconda lingua più parlata dopo il malgascio.
Man mano che proseguo la visita della città, mi accorgo che, nonostante la bellezza dei palazzi in stile coloniale risalenti alla dominazione francese, la povertà regna incontrastata, com’è possibile vedere dalle facce e dall’aspetto di molti passanti che incrocio sul mio cammino

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Tutto questo mi fa pensare, inevitabilmente, alla crudeltà di molta gente europea che, nel tempo, ha sfruttato ingordamente le risorse di questo paese, riducendo in schiavitù questa povera gente ed alienando i loro principali diritti, tra cui la libertà; e nonostante siano passati molti anni da questi fatti, ne sono ancora evidenti i segni sui loro volti trasandati ed allo stesso tempo pieni di voglia di vivere.

Dormiamo in un hotel del centro e, appena il cielo si tinge di azzurro, lasciamo Antananarivo e ci inoltriamo nella meravigliosa savana malgascia, passando per una delle strade più famose dell’Africa, la cosiddetta “Avenue des Baobab”.

Lunga 198 km ed interamente campestre, collega il Nord con il Centro-Sud del paese; la sua specialità sta nell’immensa distesa di baobab che si innalzano in tutta la loro maestosità ai bordi della carreggiata, che ne fa senza ombra di dubbio il mio più bel ricordo di questa tappa africana.
Tante cose riesco a vedere in quella giornata: leoni, zebre, gazzelle, elefanti, giraffe, ecc. Spettacoli che solo questi posti paradisiaci ci possono offrire.

La sera torniamo ad Antananarivo con il cuore pieno di gioia, ma con lo stomaco completamente vuoto; ci fermiamo perciò in un ristorante del centro dove fanno anche cucina italiana e, nel menù, è impossibile non notare i diversi piatti tipici malgasci, tra cui la “Romanzava” (brodo a base di verdure cotto con carne di manzo o pollo) e la Sesika Amalona (anguilla farcita con carne di maiale tritata, aglio e cipolle). Sarebbe interessante provare ad assaggiarli, ma, per il momento, ci accontentiamo di quattro pizze.

Il terzo e ultimo giorno lo dedichiamo alla visita del lago Alaotra, il lago più vasto del Madagascar. Situato nel Nord-Est dell’ isola maggiore, è stato adibito a parco nazionale diversi anni fa e dichiarato zona protetta a causa delle numerose frane dovute al disboscamento delle vicine foreste, che causa fra l’altro anche numerose esondazioni che mettono in pericolo le vicine risaie.

Molto particolari sono il colore rossastro delle sue acque, dovuto alle rocce ricche di ferro “franate” al suo interno nel corso del tempo, e la fitta vegetazione presente ai suoi bordi, che ne fa l’habitat ideale per molte specie animali in via d’estinzione.

Bene, il mio articolo finisce qui. Ci vediamo alla prossima tappa e, come dicono molte persone da queste parti, “au revoir!”.

 

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