M COME MODA, MORTE E MCQUEEN

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M COME MODA, MORTE E MCQUEEN

Ricordiamo ancora il dialogo tra Amore e la Moda di Saverio Bettinelli, dove Amore smaschera la Moda e rivela che sotto il vestito…niente, non c’è che un orrido scheletro:  “Fuggi pur sozzo scheletro: ecco la gran signora: mi lascia in man la parrucca, ì fianchi, il cul di Paris; son lordo di biacca e di cinabro: oh che pelle grinza, che denti falsi; un cranio nudo, dell’ossa cariate; ecco ciò che restane toltone quel ch’era del mercante, della scuffiara, delle cameriere” (Amore e la Gran Moda, Decimo della raccolta De’ Dialoghi d’Amore, tomo V, Venezia 1799, pp. 184-5)1 

Il trattamento del nesso tra Moda e Morte è affine a quello di Leopardi, come pure il legame tra la Moda e le illusioni umane: “La gran moda ci fe’ sperare gran cose, e ci tradì sin per la bellezza, non che per la felicità” si lamenta un cliente deluso.

La Morte è a suo agio nel mondo della moda e le dà manforte. Facendoci sondare i limiti della nostra condizione mortale, la Moda ci assuefà all’idea dell’estremo commiato.
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Da alcuni anni gli stilisti sembrano celebrare o ammettere questa attrazione metafisica tra moda e morte. Si evochi la lugubre sontuosità delle sfilate parigine di Alexander McQueen o di Jean Paul Gaultier

Lo stesso Gaultier toccò il culmine del macabro-chic per i costumi uno dei concerti più faraonici nella storia della musica pop europea, il tour 2009 di Mylène Farmer, dominato da una imagery mortuaria. In una scenografia monumentale dominata da due giganteschi scheletri scarnificati e semoventi, la diva francese faceva il suo ingresso in una tuta che rappresentava un corpo scorticato, con la muscolatura e i vasi sanguigni in evidenza, mentre in altri momenti dello spettacolo appariva vestita in un sobrio ma cimiteriale abito bianco listato a lutto, su cui spiccava una enorme croce nera; o ancora in un aggressivo chiodo di pelle per ballare con una schiera di scatenati scheletri virtuali.

Per non parlare degli effetti tattoo con vene e arterie decorative e i rilievi ossei che impreziosiscono i dettagli di DSquared2DSquared2-dresses

o la campagna fotografica del fashion director Nicola Formichetti per Thierry Mugler, con il modello-zombie Rick Genest fotografato da Steven Klein.

Persino la cartesiana maison Givenchy, guidata oggi da Riccardo Tisci, si è ispirata allo scheletro per i suoi finissimi ornamenti di pizzi e applicazioni, che restituiscono una specie di radiografia tessile dell’apparato osseo.tumblr_mcpe5q8Jzm1rr5mx8o7_500

Ma mai nulla di inedito nella moda. Bisogna risalire al 1938 quando, Elsa Schiaparelli, maestra di Hubert de Givenchy, concepisce il celebre skeleton-dress, omaggio al surrealismo di Salvador Dalì, che per la esuberante stilista disegnò tailleur con applicazioni di bocche femminili, borse a forma di telefono, cappelli a forma di scarpa. L’emergere di ossa e vertebre simulate dalla stoffa del vestito da gran sera ammoniva che, sotto i fronzoli del lusso, è in agguato un cadavere squisito.

Elsa Schiaparelli, Skeleton dress

Elsa Schiaparelli, Skeleton dress

L’antropologo e comparatista René Girard, inorridito dalle top model anoressiche che sfilano o posano nei nostri tempi, sostiene: «Se i nostri antenati potessero vedere i cadaveri gesticolanti che riempiono le pagine delle nostre riviste di mode, li interpreterebbero verosimilmente come un memento mori, un monito di morte che forse corrisponde alle danze macabre sulle mura di alcune chiese medievali»2.the_rapture_by_ratravarmanL’atto della moda, che sveste e riveste la figura umana di indumenti e ambisce a sostituirsi alla pelle e persino a spogliare la carne, fino a ridurre il corpo al grado zero ideale, il fisico scheletrico delle mannequin anoressiche, mima forse il medesimo processo di devastante spoliazione che opererà la morte sulle nostre salme.

1) https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Bettinelli_Opere_edite_e_inedite,_Tomo_5,_1799.djvu

2) R. Girard,  Anoressia e teoria mimetica, Torino, Lindau, 2009, p. 65.

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