L’ULTIMA BATTAGLIA di Giovanni Barbieri

HumiliationValerianusHolbeinMi sveglio la mattina e noto un gran cambiamento. La mia camera non era più la stessa. Era enorme, con addobbi e fronzoli dappertutto. Dopo poco arrivò un servo che mi disse “Brutte notizie Imperatore Valeriano, i Sasanidi stanno avanzando”. In quel momento capisco che la macchina del tempo ha funzionato. Ero Valeriano! Purtroppo in tempo di guerra. Mangiai, mi preparai e infine scesi nel campo di battaglia. E mentre urlavo e agitavo la spada lucente verso il cielo, mi lanciai contro i persiani. Quelle persone rudi e incivili, dalla corporatura enorme e una faccia più brutta della morte. Inflissi il primo colpo e mi ritrovai disarcionato dal cavallo. Arrivarono altri nemici che volevano legarmi, ma io mi opponevo, mi dimenavo. Così uno di quei barbari mi fece perdere i sensi con un forte pugno. Quando mi risvegliai, mi stavano trasportando chissà dove, legato come un maialino da cuocere arrosto. Urlavo, volevo farmi sentire dai miei soldati. Benchè non capissi la strana lingua dei barbari, riuscivo a comprendere espressioni di dissenso, non so bene per cosa. Comunque di lì a poco, arrivammo in una grotta sperduta dove tenevano prigionieri tutti i miei alleati. Mi lasciarono lì per un po’, in preda al panico e alla sofferenza. Gli sguardi dei miei compagni erano spenti, gelidi e ormai privi di speranza. Sapevano già che fine avrebbero fatto. Molto probabilmente ci avrebbero ucciso e questo mi fece ribollire di rabbia. La loro crudeltà era infinita, ci hanno portato fin là per torturarci e disonorarci. Sarebbe stato più onorevole farsi uccidere in battaglia che dopo una tortura. Tornarono i persiani e dopo averci umiliato con pugni e calci, uno di loro alzò la spada sopra di me. Il suo sguardo era soddisfatto e fiero. Quasi come se fossi stato il suo trofeo.

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