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Libri Review – Le Tre Saghe del Mondo Emerso, di Licia Troisi (2004-2010) PARTE II

Libri Review – Le Tre Saghe del Mondo Emerso, di Licia Troisi (2004-2010) PARTE II

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Oh, ma che pedante e scortese! Magari siete venuti qui per sapere dei libri d'esordio della Troisi. Ho giusto pensato di informarvi in anticipo su come la pensavo, ma rimedio subito.
La prima saga, le Cronache, non si fa mancare NEMMENO UNA delle convenzioni sopracitate. Davvero, la lista l'ho ricavata da lì. Eppure, per paradosso è la più fresca. La scrittura è ingenua, con quel guizzo amatoriale che si sente sotto le corde (e in effetti è il suo primo libro), quel non aver ancora compreso appieno tutte le proprie capacità.
Qui è dove i personaggi sembrano più vivi. Nihal, Sennar, Ido il mentore, hanno tutti motivazioni e comportamenti con cui un lettore si può rapportare e immedesimare. Anche i secondari hanno tutti una peculiarità e un ideale che in qualche modo li rende tridimensionali, dà loro un'anima. Molti si evolvono nel corso della storia, e caso raro nel fantasy, non in modo posticcio al solo scopo di servire la trama. No, non c'è nessun vigliacco che diventa coraggioso solo per trafiggere il balordo.
Vengono date loro delle scale di grigio senza trasformarli in antieroi stile detective bevitore. Nonostante questo, mantengono una buona dose di spessore epico. Persino il Tiranno, per tutto il tempo un cattivo con biglietto da visita, quando poi appare per davvero ha un soffio vitale che ha fatto venire pure a me dei dubbi su cosa fare al posto di Nihal. E i drammi interiori dei personaggi non sono marcati troppo da risultare posticci.
Sulla trama c'è poco da dire: è di un classico imbarazzante. Altro che massoneria, secondo me l'unica società segreta al mondo è quella degli scrittori fantasy, che si rigirano in continuazione lo stesso soggetto.


Nelle due saghe successive a mio parere si perde anche la freschezza di scrittura. Alcune convenzioni vengono abbandonate, ma solo per inserire le poche che ancora mancavano. Si ha la costante sensazione di essere testimoni di un tentativo di strafare: qualcuno che voglia creare storie più avvincenti, personaggi più profondi, nemici più cattivi e drammi più gravi. Di più, di più, di più.
Ma è un tentativo maldestro, perché gli ingredienti sono sempre gli stessi.
Questa escalation raggiunge il suo culmine nella terza saga, dove i drammi angosciosi, le simil-tragedie, le angst profonde e la corruzione dei personaggi danno l’impressione di essere state messe lì nel tentativo di strappare emozioni facili, o da un autrice che non vede i propri limiti. Non è più l’ingenua esordiente, ha un nome brillante e meritatamente guadagnato, ma l’esperienza non le ha portato originalità.
La lettura è scorrevole e intrattiene bene, perché lo stile è pulito e soprattutto le descrizioni sono lodevoli. Semplici ed efficaci, arrivano subito al punto e non rallentano mai il ritmo. Però il problema è più profondo: gli stessi archetipi, emozioni e situazioni di 50 anni prima si ripetono nelle saghe del Mondo Emerso e pure in tutta l’altra quindicina di libri che Licia ha scritto. Per chi vuole il more of the same può andare benissimo, e allora in questo caso la mia critica non avrà alcun valore, perché presi uno per uno i libri sono decenti.
Però io lo ripeto: NON PUOI andare avanti per venti romanzi con le stesse cose, pensando che basti soltanto caricarle, camminando sul filo sottile che divide enfasi da parodia, NON PUOI. Con cinque storie scrivi cinque romanzi, così come con cinque pesci sfami cinque persone. Solo Gesù ce ne ha sfamate 5000, e a quanto sento, i suoi ghostwriter hanno già pubblicato un romanzo di successo. 
Con Licia l’impressione ancora più brutta non è tanto vedere che non si accorge dei propri limiti, ma che non le interessa superarli, non finché scrivendo fantasy classicone le si gonfieranno le tasche di picci.
Ecco, se la critica vi sembra feroce, sappiate che se oltre questo punto mi leggeranno più di due persone, mi ritrovo in un vicolo a prendere le mazzate.
Ciascun autore ha i suoi feticci. Qui c'è l'Effetto Troisi.

 

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Noi l’abbiamo già affrontato parlando di un mago investigatore che non batte chiodo, ma lo ricapitolo per chi era assente. Nei libri di Licia, tutte le donne, senza esclusione, sono bellissime o lo sono state. Inoltre sono capaci in tutto meglio dei maschi. I cattivi sono tutti uomini tranne che per una notabile eccezione, che comunque vive solo in funzione di un'altra donna.
Ok: mettere una protagonista femminile è anche una precisa scelta di marketing. Specie nelle arti visuali (e qui caschiamo male, ma vabbé), i maschietti ne sono attratti e le femminucce ci s'impersonano. Poi vengono fatte fare loro cose per così dire da uomini, tipo i combattimenti, e allora i maschietti rimangono interessati e le femminucce vorrebbero tanto essere come loro, grazie ai gentili strascichi del '68.
Ma con Troisi si travalica proprio nel femminismo che mi sta antipatico. Quello per cui l'uguaglianza è quando le donne sono in qualsiasi campo meglio degli uomini, piuttosto che partire da stessi diritti e stesso rispetto e da lì valorizzare le differenze dei sessi. Ovviamente nei romanzi non troverete mai affermazioni esplicite. Ho il sospetto, ma non sono uno strizzacervelli, che quella di Licia Troisi sia più una mentalità, piuttosto che una posizione ideologica.
Ma perché dovrei mettermi a criticare un'ideologia quando sto recensendo un romanzo? Intanto perché non sono d’accordo, ma anche perché produce personaggi irrealistici. Non è questione di gusto: nelle ultime due saghe, perdono qualcosa in termini di profondità e si avvicinano alla Mary Sue travagliata (denominazione che indica il personaggio superperfetto senza sfaccettature). Non è tanto diverso dagli autori che mettono solo donne-oggetto, solo meno riconoscibile e soprattutto molto meno criticato.
Perciò quando sento tessere le lodi dei personaggi femminili della Troisi, devo fare un tiro salvezza per non piangere. Mi verrebbe da dire che no, il contrario di un piatto sciocco non è un mestolo intero di sale grosso!
E l’Effetto Troisi, se nelle saghe del Mondo Emerso viene ancora tenuto sotto controllo, nelle altre opere letterarie raggiunge proporzioni endemiche. Davvero, potrei campare una decina d'anni con tutte le recensioni dei suoi scritti, ma voglio sintetizzarla così:
Quando sento chiamare Lady Licia Troisi la regina del fantasy italiano, mi viene la tentazione di volgere lo sguardo al suo regno. E non vedo città e giardini fioriti, ma l'abisso di Nietzsche che mi guarda e mi fa pure l'occhiolino. Quello, e una landa desolata da dopo bomba atomica, dove si aggirano come mutanti orde di poser della Licia nazionale, convinti che basti fare come lei, ovvero USARE TUTTE LE CONVENZIONI UNA PER UNA, per imitare il suo successo.

 

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Conclusione: la prima saga è decisamente da leggere. Il resto no. La Troisi è brava a scrivere ma non a capire quali sono i suoi limiti, né a comprendere quando arriva il momento di rinnovare un po' le idee.
E please don't try this at home.

P.S.: non mandatemi pacchi bomba. Nella migliore tradizione del fan-dumb, l'ultimo critico autorevole (quale io non sono) che ha affrontato la Troisi ha ricevuto minacce di morte e si tiene ancora il nomignolo amoroso di Lord Sosio, l'Idiota.

 

​Articolo a cura di Davide Toccafondi

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