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Libri Review – La Storia Infinita, di Michael Ende (1979)

La Storia Infinita, di Michael Ende (1979)

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“Fa ciò che vuoi.”

Incisione sullo Splendore

 

STORIA

Bastiano è un ragazzo delle medie goffo e grassoccio. Non è bravo negli sport e, strano a dirsi, non è nemmeno intelligente. Vive da solo con il babbo, che ignora. La sua unica qualità è la passione per la lettura, tanto che finisce per rubare da un negozio di antiquariato un libro, La Storia Infinita, che lo aveva affascinato tanto.

Invece che seguire le lezioni, si chiude nella buia soffitta della scuola con una misera scorta di cibo e si lascia rapire dalla lettura.

La storia parla del magico regno di Fantàsia e del terribile male che lo sta divorando: il Nulla, macchie di niente, di cui non si conosce l’origine, che inghiottono ogni cosa verso una fine ignota, e che spingono irresistibilmente a gettarcisi dentro. Si espandono con rapidità impressionante e presto divoreranno l’intero regno.

L’Infanta Imperatrice, la benevola e dolce sovrana di Fantàsia, è l’unica che può salvare il mondo. Però è mortalmente malata. I dottori vengono mandati dunque a chiamare Atreiu, un giovane cacciatore pelleverde, l’unico predestinato a cercare la cura. E così il ragazzo s’imbarca in una sfrenata corsa contro il tempo attraverso le terre di Fantàsia, irte di pericoli e di meraviglia, sotto lo sguardo del lettore Bastiano, che potrebbe ritrovarsi ben più importante alla storia di quanto credesse…

 

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OPINIONI

Decostruzione. Sentite come questa parola riempie la bocca.

Chi bazzica l’ambiente dell’analisi narrativa prima o poi incapperà in questo termine. La definizione è contestata e incerta. La maggioranza lo intende per l’utilizzo delle convenzioni di un genere in modo nuovo, spingendo al massimo le loro implicazioni, si può dire “realisticamente”, spesso fino a sovvertirne le premesse.

Don Chisciotte è una decostruzione del poema epico cavalleresco, di cui mantiene lo scheletro però sovverte significati e risultati.

Romeo e Giulietta è una decostruzione dei drammi romantici, dove l’amore vince su tutto, specie se pacchiano ed esagerato, quello dimostrato con gesta sperticate e irrealistiche: volete vedere cosa accadrebbe nella vita reale? Beh, ATTENZIONE SPOILER: Romeo e Giulietta muoiono.

Si merita appieno l’appellativo di ingenuo chi ancora crede che siano l’epitome del romanticismo o un esempio da seguire o peggio ancora che Shakespeare non stesse giocando con le aspettative di chi lo guardava.

Come si capisce dagli esempi, spesso le decostruzioni risultano parodie oppure opere più buie della media. Se hanno molto successo, hanno anche la tendenza a riplasmare il genere e dunque a modificare le stesse convenzioni su cui si basano. Ma non fatevi venire il mal di testa: rimane molto difficile dire se un’opera sia davvero decostruttiva oppure solo più drammatica. C’è chi contesta queste attribuzioni persino ai due esempi sopra, quindi fate voi.

 

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A mia modesta opinione, la Storia Infinita è una buona decostruzione del genere fantasy, senza essere una mera parodia dove i nani ruttano e gli elfi sono omosessuali. Si può considerare l’opposto concettuale della recensione precedente: se il Mondo Emerso impiega tutte le convenzioni per diritto, La Storia Infinita vi getta sopra nuova luce. Soprattutto su quella del “ragazzo del nostro mondo finisce nel mondo fantastico”.

Partiamo dallo stile: l’ho trovato semplice e pulito. Le frasi scorrono una dietro l’altra, concatenate come perline in un bracciale. Questo mi ha doppiamente stupefatto, perché la lingua originale è il tedesco, molto propenso agli sciami di subordinate, inserite l’una dentro l’altra a scatola cinese o meglio crucca: basti pensare che ci sono regole per la posizione del verbo nella quinta subordinata di un periodo!

 

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Inoltre è molto incentrato sull’azione, non nel senso che c’è un combattimento ogni tre per due, ma che limita molto la descrizione dei pensieri dei protagonisti, per fare molto più da telecamera, occhio imparziale, delle loro gesta. E sono entrambe scelte che si addicono molto: in fondo si chiama Storia Infinita. L’elemento trama è il più importante, ma non rinuncia a far vedere lo sviluppo dei protagonisti attraverso l’azione.

Questa sua semplicità a volte gioca a suo sfavore, perché non permette di soffermarsi sull’ambientazione, delicata ma piena di meraviglia. Le creature e i luoghi di Fantàsia risultano originali e affascinanti anche se visti solo di sfuggita. Dico, ci voleva tanto a pensare a qualcosa di diverso da un elfo, o dalla città imperiale piena di ricconi di corte e mercanti buzzoni?

 

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Il libro è diviso in due parti. I film tratti dal libro e anche molta della critica si concentrano solo sulla prima, ovvero il viaggio di Atreiu, ma io reputo la seconda molto più importante, ovvero quando Bastiano entra in Fantàsia.

La Storia Infinita è al suo nocciolo una storia sulla fantasia, sui suoi poteri, le sue meraviglie ma anche i suoi pericoli, che spesso gli autori dribblano per non far passare un messaggio user-unfriendly. Michael Ende invece non se lo risparmia, ma lo fa in modo sottile. Invece che chiamare il cattivo Satanon il Signore del Super Male o cose del genere, o far nascere l’angst del protagonista dalla tipica uccisione che tutti gli eroi fantasy compiono e di cui devono provare rimorso tagliandosi i capelli, gioca le sue carte come un consumato maestro di poker.

Un ragazzo che legge un romanzo fantasy (probabilmente) non ha ucciso: però ha fantasticato. Ha sognato di essere più grande e più forte. Nessuno è immune dalla tentazione del potere, figuriamoci quando esso appare giusto, buono e innocuo. Non c’è la tipica scelta mega artefatto del potere = malvagità, sacrificarsi per il mondo = bontà a cui ci hanno abituati, ma un cammino lento e graduale di “corruzione”, una strada in discesa dalla pendenza scarsa e senza gradini. Proprio come nella vita reale. E osservare i sottili cambiamenti del protagonista, anche attraverso la tecnica dell’anticipazione usata molto bene, in certi punti mi ha fatto venire angoscia. Solo leggendo, piano piano, si riesce a comprendere la vera portata di azioni e avvenimenti, fino a trarne la propria lezione.

Al di là della bellezza di trama, personaggi e ambientazioni, La Storia Infinita affronta il tema del potere della fantasia, sia in positivo (nella prima parte) che in negativo (nella seconda). Chi si sofferma solo sulla prima tralascia un pezzo importante, in questa società dove da una parte si tende a rendere tutto prosaico e guardare con sdegno la fantasia, dall’altra chi la fantasia l’abbraccia fa molto presto a mitizzarla e magari dimenticarsi della vita vera, problema sotterraneo dove videogiochi, film e mezzi d’intrattenimento rapidi rischiano di esacerbare invece che colmare la solitudine e sfilacciare i rapporti umani.

Michael Ende invece punta a una via di mezzo, un perno di equilibrio come potrebbe essere l’opposto della dolce Fiordiluna. Non perché lei sia cattiva, ma perché l’imperatrice rappresenta una figura del tutto neutrale. Così, quel “Fa’ ciò che vuoi” inciso sullo Splendore può essere interpretato e vissuto sia come una liberazione, che una schiavitù al puro e semplice escapismo di chi rimane intrappolato in un mondo fantastico, in una Storia Infinita.

 

La storia infinita

Articolo a cura di Davide Toccafondi

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