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Libri Review #6 – Nessun Dove di Neil Gaiman (1996)

Davide ancora ci regala il suo punto di vista su un interessante libro. E quindi…

Mirror City

 

Nessun Dove, di Neil Gaiman (1996)

 

Richard Mayhew (qualcosa come Riccardo Messe-di-maggio, sì, con due esse) è un comune impiegato londinese. Conduce una vita monotona con la fidanzata Jessica. Un giorno che i due sono in ritardo per un ricevimento, piomba in mezzo a loro la diciassettenne Porta. È ferita: i due killer Mr. Croup e Mr. Vandemar, sorta di Jules & Vincent da Pulp Fiction, ma con un curriculum di uccisioni che comprendono angeli e dèi, hanno appena sterminato la sua famiglia e ora vogliono finire il lavoro.

Jessica non vuole perdere il ricevimento per quella che sembra solo un’accattona racconta frottole. Richard è di un altro avviso, i due litigano e così il nostro impiegato offre riparo e cure alla ragazza. La mattina dopo, si accorge di essere scivolato in un mondo invisibile alle persone normali: per i suoi colleghi di lavoro e i passanti, è come se non esistesse. Non gli resta che seguire Porta ancora più giù nella tana del Bianconiglio: nella Londra Disotto, città in parte sotterranea, in parte vivente tra le crepe della società dei normali, dove tutto per lui della Londra Disopra è sconosciuto.

Ospite nient’affatto gradito, Richard segue Porta nel suo tentativo di tenere cara la pelle, scoprire perché la vogliono morta e salvare Londra Disotto da un’incombente minaccia. Perché lei è l’ultima di una famiglia di nobili del Disotto con il potere di aprire qualunque porta: quelle fisiche, ma anche quelle dell’anima e forse persino quella del Paradiso.

Nel loro viaggio sono accompagnati dal Marchese di Carabas, personaggio influente, amante degli inganni e dell’ambiguità, che aiuta Porta per un favore ricevuto in passato, e da Cacciatrice, una leggendaria guardia del corpo. Nel loro viaggio incontreranno tanti altri personaggi: gli Oratori dei Ratti, che riveriscono, parlano e svolgono commissioni per i loro maestri roditori; il Conte della Metropolitana con il suo giullare, i suoi cavalieri in armatura scintillante e il suo regno, sparpagliato sui treni dell’Underground nei momenti in cui sono vuoti; i Frati Neri, custodi della Chiave, i commercianti del Mercato Galleggiante, raduno che si sposta ogni giorno in un luogo diverso, dove le persone possono barattare praticamente tutto in cambio di favori, e il misterioso angelo di Atlantide Islington.

E oltre ai succitati assassini di dèi, il gruppo dovrà affrontare tante altre minacce, tra cui la Grande Bestia di Londra e un traditore interno…

Ok, con adesso si può dire che l’urban fantasy si configuri come mio genere d’elezione per le recensioni. Gli elementi ci sono tutti: per cominciare, la minaccia da sventare, la ragazza in pericolo, il mondo alternativo e l’eroe assolutamente normale che ci finisce dentro. Solo che è stato scritto da Neil Gaiman.

Quindi Londra Disotto non è uno stereotipico mondo medieval fantasy e non c’è alcuna società segreta che caccia mostri, ma una città viva e pulsante come quella di sopra: la sua controparte formata dai diseredati, dagli esclusi, o da chi come Richard ha fatto la scelta più giusta e difficile. È davvero la città degli invisibili e degli ultimi. E tuttavia, mantiene una dignità e una fantasia che la produttiva Londra Disopra si sogna.

Come potete capire, ambientazioni e personaggi sono i due grandi punti di forza di Nessun Dove. Ho imparato ad aspettarmi ambientazioni meravigliose da Neil Gaiman oppure personaggi indimenticabili, ma solo in Nessun Dove li ho trovati entrambi. E porca miseria se non è bene! Come nel suo stile, la narrazione rimane molto di basso profilo, non c’è enfasi, quindi per “indimenticabili”, intendo “così peculiari che non te li scordi”… ma per meravigliose intendo meravigliose. Davvero, il Mercato Galleggiante e gli scambi di favori avrei voluto inventarli io. Questo libro rivaluta così tanto il concetto di “città nelle fogne” che vien voglia di diventare impiegato delle Acque Pubbliche.

In mezzo al viaggio, lineare ma pieno di deviazioni insieme, da far ricordare il gusto epico di un’Odissea odierna, i tre protagonisti spiccano su tutti.

Richard non è un eroe fantasy alla Harry Potter. È un impiegato trentenne attaccato alle sue abitudini. Non è un Prescelto e non brandisce la MAGGIA POTTENTE®. Grazie a Dio non è neanche figo. In un mondo nuovo, con regole del tutto diverse, è disorientato allammerda. Spesso è percepito come un rimorchio e tutto quello che desidera è tornare alla sua vita di prima, noiosa ma senza pericoli. Solo che non può. Perché adesso anche lui è un invisibile e come molti altri prima di lui è scivolato nelle crepe della società. E quindi gli tocca andare avanti.

Proprio grazie a questo, cattura la normalità di ciascuno di noi. Lui ha altre virtù che essere soltanto l’eroe principale. Non è un codardo, ma nemmeno mostra il suo petto ai proiettili o ai loro equivalenti di mostri che hanno ucciso divinità. No, lui è una persona che ci tiene: ha compassione e carità. Sono “poteri” che non sbrilluccicano e che raramente ho visto affibbiati a un impiegato trentenne piuttosto che al love interest femminile a rimorchio.

Il Marchese è ambiguo. Non c’è altro modo per descriverlo. Ha preso il suo nome dal personaggio che s’inventa nientemeno che il Gatto con gli Stivali per far sposare la principessa col povero mugnaio. Ovvero una menzogna così ben fatta da diventare migliore e più vera della realtà. Difficile dire qualcos’altro di lui senza rovinare colpi di scena. Mi sono domandato più volte che stava a fare e come mai molti si fidassero così ciecamente di lui. La risposta? Beh…

Porta è una diciassettenne. Non c’è una sola menzione della sua bellezza. Negli adattamenti dell’opera, e oh santo cielo se ce ne sono stati, tra serie tv, radiodrammi, fumetti e maremma impestata con lo scappellamento a destra se non hanno munto il franchise come una vacca da latte, viene rappresentata di volta in volta con l’aspetto di una principessa Disney, una punk dai capelli verdi, una valchiria con le trecce, una strega della Wicca dei poveri. Uno può immaginarsela come vuole.

Resta il fatto che per quanto abbia visto la propria famiglia trucidata davanti ai suoi occhi e porti il fardello di un potere enorme, resta abbastanza lucida per capire prima come scappare, poi come riorganizzarsi raccogliendo i suoi favori e poi quale strada seguire. La sua determinazione è del tutto umana. Non è del tipo che ti permette di continuare a combattere con tre katane infilate dove non batte il sole, ma quella che forgia le grandi personalità del nostro mondo. Cavolo, arrivo a dire che è la testa del gruppo! Altro che damigella in pericolo. E non è nemmeno l’altrettanto stereotipata Ragazza d’Azione tanto cara alle femministe, sebbene anche lei abbia un paio di momenti di gloria: quando apre una porta nella gabbia toracica di un tizio e quando… beh, non posso rivelarvi troppo. E non posso nemmeno rivelare niente del rapporto tra lei e Richard. O della loro scelta finale.

Potrebbe sembrare un’affermazione un po’ forte, ma non ho trovato difetti in questo libro. Il che è lungi da dire che è perfetto, oppure che è un capolavoro da passare alla storia. Anzi, conosco molti altri lavori più belli, più emozionanti e più vibranti, pieni di difetti. Voglio dire piuttosto che ogni sua parte, ogni suo piccolo dettaglio ha incontrato i miei gusti.

Il che comunque non è poco. Se vi fidate di me che mi fido di voi, lo leggerete.

Autore Articolo: Davide Toccafondi

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