LIBIA D’INCANTI di C. Tagliavia Aragona

A Sabratha, città romana nell’attuale Libia, si conserva, suddiviso su tre piani con colonne marmoree sovrapposte, un capolavoro architettonico dall’aspetto straordinario. Undici scalinate assicurano una capienza di 5.000 posti. Il pulpito ha svariate decorazioni in bassorilievo rappresentanti divinità, scene storiche e teatrali. In quella centrale troviamo la dea Roma con elmo e scudo è vestita da amazzone, con al fianco un’altra divinità rappresentante Sabratha.

Poco distante si trova l’anfiteatro con l’arena, dove un tempo i gladiatori affrontavano le belve feroci combattendo fino alla morte. Ben visibili i corridoi sotterranei che venivano usati per far entrare le belve nell’arena. Sicuramente chi è un amante dei romani e dell’archeologia non potrà perdersi il Teatro di Sabratha, che si affaccia sul litorale mediterraneo, sovrastandolo con la sua bellezza.

Chiudo la guida turistica che mi è stata data alla partenza, perché stiamo per atterrare e le hostess sono già passate a raccomandarsi con i passeggeri che si devono allacciare le cinture. Probabilmente voi avete deciso di aprire questo articolo leggendo il titolo, e vi aspettate che vi parli dei siti archeologici e dei deserti della Libia. Sì, perché è in Libia che sto andando e voglio descrivervi le mie sensazioni. Invece di essere di fronte a un monumento o ad una spiaggia mozzafiato, (e vi assicuro che ce ne sono tantissimi di questi bei posti qui in Libia) sarò davanti a edifici distrutti e ad una città completamente rasa al suolo.

Ho speso un anno della mia vita per conoscere nuove culture e allargare i miei orizzonti.

Qui purtroppo si combatte una guerra civile. La guerra mi ha sempre incuriosita, è un aspetto connaturato dell’umanità, almeno, da quando ha iniziato ad accumulare ricchezze. Non spaventatevi, non andrò sul fronte libico a combattere con una mitragliatrice in mano; ma andrò in un luogo in cui la guerra è finita e sono rimasti solo poche decine di militanti nell’intera città.

Arrivata all’aeroporto di Tripoli mi aspettano altre 4 ore di treno per arrivare a Sirte. La ferrovia passa per il centro di Tripoli, capitale libica, e devo dire che assomiglia molto alle nostre grandi città dal punto di vista della vastità e aspetto urbano.

Il tragitto è terminato e mi trovo adesso a Sirte, dove le milizie di Misurata hanno terminato da qualche settimana l’assedio degli integralisti islamici. Scendo dal treno e inizio già a vedere i primi palazzi distrutti.

Mi giro e vedo i resti di quella che probabilmente era una scuola; a quanti giovani che hanno avuto la sfortuna di nascere nel luogo e nel periodo in cui c’è stata una guerra, è stato tolto il futuro. Nel corso della storia, milioni, forse decine di milioni di bambini, di ragazzi che avevano il diritto di essere istruiti, hanno perso quest’occasione solo a causa di guerra, povertà e sottosviluppo. Quanti di loro avrebbero potuto diventare dei brillanti scienziati o dei fantastici musicisti. C’è da dire poi, che una persona che non ha ricevuto un’istruzione è facilmente manipolabile, e penso che governare una massa di ignoranti sia più facile che governare una massa di persone che sappiano ragionare.

Chiusa la parentesi della mia riflessione, mi avvio verso l’hotel dove mi aspetta un gruppo di persone con il quale andrò nella zona dove qualche settimana prima del mio arrivo veniva combattuta la battaglia all’Isis.

Il silenzio è di ghiaccio mentre cammino per le strade, incredibilmente vuote quanto piene (di macerie). Improvvisamente quel silenzio viene rotto da un colpo di arma da fuoco, un cecchino forse. Seguono un paio di scoppi che creano un forte frastuono non troppo lontani dalla mia posizione.

Per fortuna arrivo dopo pochi minuti all’hotel; dentro trovo una quindicina di persone italiane e altrettante straniere. Ho avuto la conferma che quei botti che ho sentito prima erano delle esplosioni di mine: ci sono ordigni sparsi per tutta la città. Ormai è sera, si è fatto tardi per andare nella zona centrale dei combattimenti, ci andrò domani con tutto il gruppo.

Appena sveglia faccio colazione con un dolce tradizionale libico, ripieno di datteri e uvetta. Fatta colazione si parte con una jeep. Il tragitto è breve e dopo una ventina di minuti sono già sul posto desiderato. Quello che vedo è indescrivibile ed è impossibile pensare che l’uomo, per quanto riesca a compiere imprese meravigliose come andare nello spazio, riuscire a trovare le cure alle malattie e amare, riesca anche a compiere atti di estrema brutalità come crocifiggere un giovane nel mezzo di una piazza.

L’uomo si distingue dagli altri esseri viventi non soltanto perché ha il pollice opponibile ma anche per il fatto che può risolvere i problemi a parole, discutendo con gli altri uomini delle possibili soluzioni e non ricorrendo alla forza; infatti a differenza degli altri animali, l’uomo non ha artigli, o denti aguzzi, o particolari doti di velocità e forza, questo perché l’uomo non è adatto alla guerra e per questo ricorre alle armi. E con tutto il progresso scientifico e civile raggiunto nel corso di migliaia di anni non riusciamo a liberarci di questo residuo di barbarie.

Tornati all’hotel mi faccio accompagnare alla stazione e vado a Tripoli. Dopo il viaggio in treno arrivo all’aeroporto; spero di tornare presto qui in Libia e magari la prossima volta vi parlerò della bellezza di questo paese e di quanto sia ingiusto che tanta bellezza rimanga sconosciuta a causa delle guerre.

Il viaggio continua…alla prossima tappa!

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Rispondi